venerdì 29 gennaio 2016

Per il ciclo recensioni librose: sesso, libri e "Delirium"

Io non sono tipo da andare a letto con un libro al primo appuntamento.
Prima, mi piace passarci un po' di tempo insieme, ammirarlo sullo scaffale, annusarlo, chiudere gli occhi e ascoltare lo strofinio delle pagine fra le dita, la loro ruvidezza, la loro porosità. Magari posso fermarmi a chiacchierare con lui, qualche volta: mi siedo sul letto, lo sfilo dallo scaffale e gli accarezzo la copertina. E se, sfogliandolo, ci troviamo bene insieme, magari posso concedergli un bacio leggero sulla costa, prima di riporlo e aspettare il momento giusto. Quello in cui sarò pronta per concedermi a lui. Quello in cui lui sarà pronto a sfilarsi la sovracopertina per me.

Ci sono anche le eccezioni, naturalmente: "La strada" di McCarthy è stata una di queste. L'ho comprato su consiglio di un'amica, l'ho portato a casa e, dopo una cenetta a lume di candela, siamo finiti tra le coperte insieme. Lo stesso è stato per "Carrie" di Stephen King, e pochi altri... davvero pochi, lo giuro. Come dicevo, non sono un tipo da andare a letto con un libro al primo appuntamento.
Dopo "La strada", comunque, mi ero ripromessa di non farlo più. Ci siamo lasciati dopo tre lunghe notti di passione, con la promessa di non vederci per un po'... senza riuscirci troppo bene: ancora oggi la nostra relazione si trascina avanti, fra carezze e riletture dei passi più significativi. Lui è qui anche adesso, sulla scrivania, col la cravatta rosso a fare da segnalibro. Mi guarda e io gli strizzo l'occhio.
Sa benissimo che sul mio comodino c'è un harem che mi attende: due o tre libri di letteratura per l'infanzia, un paio di thriller, un drammatico (uno basta e avanza), due o tre romanzi di fantascienza, qualche numero di Topolino. E ci avrei appoggiato anche "Delirium" di Ivo Gazzarrini, edito da Dunwich, ma quando questo scrittore mi ha contattata via e-mail per propormi la lettura del suo racconto mi ha inviato solo la versione ebook. Pensavo che sarebbe stato un trauma, invece me la sono cavata bene anche con la lettura a terminale. L'ho buttato giù in un sol colpo, come uno short di vodka alla pesca. Solo che "Delirium" non sa esattamente di pesca. Ha più il sapore della sabbia del deserto, della paura e del sangue.

Di cosa si tratta?
"Delirium" è un racconto lungo di genere horror in cui una ragazza orfana, Luce, si rende conto che, mentre dipinge, non è completamente in sé e che i soggetti che rappresenta in alcuni quadri sembrano vivere di vita propria, una vita di sangue e denti affilati. Si tratta di soggetti inquietanti, come una donna-falena che di punto in bianco lascia il dipinto, nel quale rimane solo lo sfondo nero, per inseguire Luce, in un susseguirsi di omicidi sempre più brutali e inspiegabili. Accanto a lei c'è Rita, una stupenda e indipendente cantante bionda con la quale Luce intreccia una relazione omosessuale alle spalle della sua precedente compagna, Mary, una ragazza davvero innamorata di Luce che dipende da lei e dalla propria macchina fotografica. Le tre, accomunate da un confuso e graffiante senso di amore-repulsione l'una nei confronti dell'altra, si ritrovano stipate in un'auto lanciata in un deserto senza nome alla ricerca della verità sui genitori biologici di Luce, ma anche in fuga dalla donna-falena che, ovunque loro si fermino, popola i loro sogni di incubi compromettendo sempre di più la loro lucidità mentale. Fino a quando...

Stop. Non posso dirvi di più.
Perché questo libro va letto, punto. Perché non riuscirete a fermarvi. Perché è scritto da dieci, pur con qualche minuscola variazione personale che apporterei. Roba da niente, in ogni caso. E' stupendo. Magnifico. Vi farà cagare mattoni dall'ansia, insomma. Sangue, morte, cannibalismo, facoltà mentali che si deteriorano... il paradiso, per quel che mi riguarda. Ulteriori note positive: è breve (cioè, io avrei letto altre trecento pagine dello stesso tenore, ma magari per chi vuole provarlo la brevità è un punto a favore) e l'ebook su Amazon, che potete trovare cliccando sul link che vi ho messo sopra in corrispondenza del titolo del racconto, è gratuito.
Una cosa che mi ha colpita è che questo racconto, le cui caratteristiche più peculiari non posso elencarvi per non rivelarvi il colpo di scena finale, è molto simile non solo a uno che ho iniziato a scrivere io stessa non più tardi di un paio di mesi fa, ma, per certi versi, anche al mio manoscritto attuale. Distorsioni mentali e deserto sono due ingredienti ricorrenti. Sarà interessante vedere se riuscirò a svolgerli bene quanto Ivo, ma in fondo non è una gara: ciò che conta è che ognuno esprima se stesso e, se ci riesce, che lo faccia nel modo più accattivante e genuino possibile.
Tornando a Ivo, amerete il suo stile di scrittura incalzante e ritmato, oltre che onirico, ne sono certa. Senza nulla togliere alla sua indiscussa bravura, devo dire che sono felice di aver riconosciuto lo stile kinghiano che anch'io ho utilizzato in alcune sezioni del mio primo manoscritto, laddove dovevo descrivere la furia violenta e sanguinosa dei neonazisti. E' stato bello ritrovare quella grinta, anche se mi ha fatto riflettere su quanto io in realtà possa dare come scrittrice.

E qui apro una piccola parentesi che, ve lo dico con la massima franchezza, potete sentirvi liberi di saltare a piè pari. Per chi non proseguirà: ciao, ci vediamo al prossimo post, vi voglio tantobbbene. Per chi vorrà continuare, scendete pure nelle mie tenebre.
Attenti al gradino.

Bene. Siamo qui, al buio, e mi sentite respirare. Non fate caso a quelle urla, provengono dalla stanza accanto. Lì dentro so solo io cosa si nasconde. Fatevi un favore e guardate solo me, i miei capelli nerofumo, la curva morbida del mio corpo nell'oscurità.
E' che ho paura, capite? Una paura del diavolo. Leggo questi magnifici racconti e mi chiedo se sarò mai in grado di fare altrettanto.

Ma il tuo primo manoscritto è stato protagonista della finalissima del Premio Letterario Nazionale Neri Pozza!

Sì, è vero. Avete ragione. Ho piena fiducia in chi ha selezionato il mio scritto, ancora più che in me stessa, ma non posso comunque fare a meno di pormi delle domande, di chiedermi se la mia vita non sia ridicola in confronto alle biografie illustri di altri scrittori. Prendete Ivo, la bravissima Guia Risari (di cui ho iniziato a chiacchierare con voi qui) ma anche gli altri finalisti al Premio Neri Pozza: tutti loro hanno già pubblicato diversi libri, raccolte di racconti, poesie, opere teatrali, oppure lavorano da anni nel giornalismo o nel mondo delle università o comunque della cultura, si sono laureati, hanno studiato e lavorato per illustri istituzioni all'estero... mentre io lavoro in un call center e non mi sono nemmeno laureata. Vivo in un piccolo paesino. Intorno ai miei occhi non ci sono ancora le rughe che invece ho visto attorno agli occhi di altri scrittori, molto più esperti e grandi di me, ma sono segnati dalle occhiaie e riflettono un mondo di cui, un giorno, vorrei tanto avere l'onore di far parte.

Non dovresti paragonarti a nessuno. Loro sono persone diverse da te e tutti quanti possono avere qualcosa da regalare al mondo, a prescindere dall'istruzione e da quanti anni abbiano vissuto all'estero.

Sì. Molto vero. Ma ho paura lo stesso. Non faccio che pensare a quello che potevo fare e non ho fatto per problemi di salute o di altra natura, a quello che dovrei fare e che non sempre riesco perché sempre impegnata col lavoro o perché troppo stanca, la sera, per mettermi a scrivere. Come hanno fatto questi scrittori a pubblicare tutte quelle raccolte di racconti, di poesie? Quali passi hanno mosso? Avevano amici, conoscenze, o solo un grande talento che io, forse, possiedo solo in parte? Cosa mi sto perdendo per strada? Dove sto sbagliando?

Laura Lepri, quell'importante agente letteraria che hai incontrato al Premio Neri Pozza, ti ha detto che hai un grande talento. La incontrerai presto, ha detto che ti chiamerà.

Voci. Voci alle quali presto orecchio, ma... oh, non lo so. Forse non avrei dovuto scrivere nulla. C'è troppo di me in questo blog e ci sono troppi dei miei sentimenti, impastati con la carta e l'inchiostro, nel mio attuale manoscritto.
Ma sapete che vi dico?
Usateli.
Sapete che sono debole, e allora laceratemi, calpestatemi, infuriate contro di me! Strappate la mia anima in fasce e succhiate il midollo dalle mie ossa tremanti. Conficcatemi coltelli nel cuore, usate la mia testa per adornare il vostro cancello. Solo, lasciatemi una mano, due dita e un pezzo di carta; all'inchiostro penserò io.
Sono ancora io?
Ho ancora la forza per dimostrare a tutti che posso farcela?
Chi è, oggi, Alice?

2 commenti:

  1. Ho appena finito da 1 minuto di leggere il tuo nuovo post e non posso fare a meno di commentarlo...
    All'inizio mi sono fatta veramente due sane risate, ho trovato molto divertente la "parodia" del libro e del primo appuntamento! :)
    Ma poi ho deciso di scendere " quel gradino" e mi è dispiaciuto leggere dei tuoi dubbi, delle tue lacerazioni, della tua sfiducia in te stessa..non puoi sempre fare confronti con gli altri! Non so quanti anni abbiano i due scrittori che hai citato (Gazzarrini e la Risari) magari qualcuno più di te e nessuno può sapere dove sarai tu fra qualche anno, cosa farai e quanti libri avrai già pubblicato..abbi più fiducia in te stessa e tutto sarà più semplice, forse anche la vita ti sorriderà.

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    1. Grazie. Non ho molto altro da dire. Cercherò davvero di fare del mio meglio, di credere di più non tanto nelle mie risorse attuali, che comunque sono discrete, quanto nel fatto che, se m'impegnerò, riuscirò a tornare a essere quella che ero. La stronza che aveva fiducia in se stessa qualunque cosa facesse, qualunque cosa scrivesse. Quella che pensava che sarebbe diventata chissà chi. Certo, quella era solo la mia parte adolescente, quella invulnerabile al trascorrere degli anni e alla morte.
      Ma può tornare, almeno in parte.
      Deve tornare.

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Tu.
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