giovedì 4 febbraio 2016

"Sybil" di F. R. Schreiber, personalità multiple e disturbi dissociativi dell'identità

Ri-buongiorno!
Gioiagaudio a tutti voi!
Come state? La famiglia? Il gatto?
Bene, bene. Anch'io sto bene. Abbastanza, almeno, e questo per via di alcuni motivi: prima di tutto, perché finalmente sto riprendendo in mano la mia vita, riappropriandomi del legame con il mio corpo e la mia alimentazione; secondariamente per via del fatto che sto riprendendo a lavorare sui miei racconti horror e fantascientifici, oltre a continuare a portare avanti la progettazione del secondo romanzo, cosa che mi rende alquanto gioiosa. E ciò si connette al progetto di cui chiacchieravo qui sul blog l'altro giorno, quello che ha a che fare con una certa casa editrice e certi giovani autori. Ne saprete presto di più, promesso :D

Uh, oggi ho scovato online un romanzo interessante, fuori catalogo da diversi anni: trattasi di "Sybil" di Flora Rheta Schreiber, la storia vera di un caso psichiatrico singolare: una donna la cui personalità veniva assunta periodicamente da ben 16 personalità dissociate strutturate, o ANP, in gergo. È un argomento che mi interessa molto e che troppo spesso viene travisato dalla società, assimilando gli individui dissociativi a schizofrenici, o peggio.
In realtà, le persone schizofreniche sono intrappolate in una sindrome psicotica che ne mette a repentaglio l'autoconservazione e distorce la realtà da loro percepita; vero è che anche un dissociato può talvolta essere vittima di paranoie e psicosi, ma in genere si tratta di individui che, a seguito di un trauma vissuto in condizioni di stress spaventoso o di abusi subiti nell'infanzia, spesso da parte della famiglia, si ritrovano a non poter rispondere psicologicamente in maniera adeguata alla situazione. Creano perciò un alter ego, spesso rabbioso, vendicativo e/o iperprotettivo che diventa il loro scudo contro gli orrori della vita, una vita che li ha spezzati e frammentati in riflessi su una pozza di vetri di uno specchio. L'alter si alterna alla personalità principale secondo una modalità di switching on/off che lo fa apparire quando qualcosa del presente sollecita la memoria dell'individuo connettendolo al trauma subito nell'infanzia.

Tipicamente, un altro alter ego è quello del bambino indifeso e disperato, terrorizzato, che si sente colpevole, pieno di vergogna e in qualche modo sporco, eternamente cristallizzato in queste sensazioni autolesioniste negative che ritardano di anni lo sviluppo naturale e integrato della persona che le varie parti dissociate concorrono a formare.
L'alternanza fra parte remissiva e terrorizzata e parte aggressiva e persecutrice diventa disfunzionale spesso in tarda adolescenza, quando l'individuo si ritrova a non poter più affrontare la vita con reazioni emotive che il suo cervello non ha mai maturato, rimaste all'età infantile (parte bambina) o a quella adolescenziale (parte vendicativa e che si sente invulnerabile).

E... va bene, la smetto.
Non voglio tediarvi troppo, ma è un argomento davvero interessante. E infatti vi consiglio di leggere, in merito, il libro che sto finendo anch'io: "La dissociazione traumatica: comprenderla e affrontarla" di Suzette Boon. Bello, completo e con tanti esercizi. E ora torno a morire lentamente di sonno sul divano, direi. Sapendo che dopo mi aspettano millanta ore di compiti di tedesco.
Meh.

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