domenica 14 febbraio 2016

"Io non sono ipocondriaca" di Giusella De Maria

Buonday!
Giorno gioiglorioso a tutti!
Oddio, la domenica in realtà per me è sempre una giornata un po' grigia, una sorta di pre-lunedì che trascorro aggirandomi come una talpa cieca per casa, ora aprendo il frigo, ora sorseggiando una tazza insipida di tè, ora giocando alla Play Station senza provarne vera soddisfazione. Meh. Aggiungiamoci che qui a La Spezia il tempo è matematicamente sempre uggioso la domenica, e avrete il quadro completo.

Ma, nonostante l'evidente pre-lunedicità di questa domenica, mi accingo comunque a chiacchierare con voi di un libro che ho finito di leggere un paio di settimane fa: "Io non sono ipocondriaca" di Giusella De Maria (Mondadori), scrittrice che non conoscevo prima che Amazon me la consigliasse fra una ricerca e l'altra. Ha scritto anche un altro libro, "Suona per me", che invero mi ero ripromessa di leggere, dato quanto mi ha divertito questo, ma non so se lo farò. "Io non sono ipocondriaca" non è propriamente una storia d'amore, anche se c'è anche quell'ingrediente a ravvivare la ricetta, ma "Suona per me", almeno da ciò che ho capito, ha proprio l'amore come ingrediente principale e personalmente non sono una grande fan di questo genere di storie. Di libri. Di film. Di canzoni. Di gente.

Protagonista del libro è la spumeggiante Nina, un'allegra e determinata ragazza di Sorrento che si destreggia fra il suo "regno delle delizie", ossia una casa immersa in un magnifico e profumato aranceto che è anche la sede operativa della sua attività di catering, e... l'ipocondria. Sì, perché, anche se lei non lo ammette neanche di fronte all'evidenza, la sua vita è scandita dalle parole magiche che ogni ipocondriaco riconosce all'istante: paracetamolo, lansoprazolo, ibuprofene, cortisone orodispersibile e tanti piccoli dispositivi e medicinali pronti all'uso che hanno il potere, in qualunque momento, di assicurare a Nina la sopravvivenza. Anche sul lavoro il suo disturbo si fa sentire: non solo nei rapporti con gli altri lavoratori, ma soprattutto con la sua fissazione per la pulizia e la disinfezione di ogni superficie, pentola e cucchiaio, anche per più volte al giorno. Che ansia, nevvero? Eppure lei non se ne accorge, anzi!, continua imperterrita a recarsi dal medico e al pronto soccorso per ipotetiche crisi d'aria, dolori strani, parestesie moleste. Sarà proprio durante uno di questi attacchi di panico che conoscerà qualcuno che le cambierà la vita: un medico giovane, scherzoso e ironico, che...  basta. Ormai lo sapete: sul più bello mi devo fermare, altrimenti poi mi usate come Wikipedia, per leggere le trame di quei film che sì, vorreste vedere, prima o poi, ma no, non oggi, va beh, leggiamo online come finisce che sennò mi perdo tre ore della giornata.

Lasciate che vi dica una cosa: questo libro non è affatto come i suddetti film noiosi che non vi va mai di vedere ma vorreste prima o poi vedere. Questo è un libro divertente, ironico, che vi strapperà risate su risate, ma anche qualche sorriso amaro. D'accordo, so cosa state bisbigliando in ultima fila: non è una lettura impegnata, va bene, e forse penserete, come me all'inizio, di avere davanti quel genere di libro che si legge come riempitivo fra "Cime tempestose" e "I miserabili"... ma non è propriamente così. "Io non sono ipocondriaca" è un romanzo semplice e leggero, è vero, ma anche molto ben scritto e trascinante: non riuscivo a smettere di leggerlo! Non mi capita con molti libri e sicuramente è l'unico ad avermi fatto questo effetto fra quelli che ho letto dall'inizio dell'anno e che potete trovare qui. Forse perché mi aspettavo poco; forse perché, dopotutto, mi ha aiutata a prendere atto di alcuni miei atteggiamenti. Anch'io, come Nina, ho un motivo serio per essere ipocondriaca, da un anno a questa parte... non serio come il suo, forse, ma in fondo la psicologia ci insegna che non è tanto il trauma che conta, a meno che non si tratti di qualcosa di estremamente grave come uno stupro o un abuso di egual sorta che minacci la nostra integrità fisica e/o mentale; è la percezione del trauma che fa davvero la differenza.

Quindi leggetelo: se siete ipocondriaci, se avete amici ipocondriaci, oppure se per qualche motivo vi sentite semplicemente giù di morale e non riuscite ad apprezzare appieno la vita. Perché... lo vedete quell'uomo? Quello in una certa camera di un certo ospedale di Bologna, seduto su un letto con le gambe nude e pelose che penzolano giù? Vi sta guardando col viso sereno, sorridente, e le sue mani sono abbandonate in grembo, sul camice operatorio. Guardate la sua pelle pallida sotto i fiocchi di cotone del camice, cinque fiocchi per ogni fianco. Le sue costole sporgenti, le sue guance ancora floride, ma che presto saranno incavate. I suoi vividi occhi lucenti, pieni di una vita che gli sta scivolando fra le dita. Lo vedete? Allora venite, sedetevi intorno a lui e ascoltate ciò che ha da dire. Ascoltate il suo insegnamento insieme a me, insieme a Nina.
Insieme alla voce gelida dell'ipocondria, dell'ansia o della pre-lunedicità che vi rode l'anima.
Ascoltate...

2 commenti:

  1. Certamente tra le tue qualità c'è sicuramente quella di saper consigliare la lettura di un libro. Dopo che ho letto il tuo post, di una cosa sono sicura, che leggerò questo libro :)
    Non credo di essere ipocondriaca, non è un genere di libro che mi spinga ad acquistarlo, ma la tua recensione mi ha convinta. Poi, al contrario di te, mi piace l'idea della storia d'amore..
    Sono proprio una romanticona *-*

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    1. Ahahah, sono certa che questo romanzo ti piacerà moltissimo, se ti conosco bene :) e poi, è molto divertente!

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Tu.
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