lunedì 7 marzo 2016

Nuovi acquisti librosi, o di come mi persi tra i cesti della bancarella più bella del mondo

Buonasera! Buona vita!
Come va? Siete caldi? Siete pronti per una nuova carrellata di acquisti librosi? Mi auguro di sì, perché questa volta ne vedrete delle belle. Amanti degli Urania e della fantascienza, con questo post vedrete dissetata la vostra sete. Per tutti gli altri... beh, potete leggere anche voi. Primo, perché non ho comprato solo libri di fantascienza; secondo, perché questa storia che la fantascienza non piace secondo me deve finire. Lo so, parlo da amante viscerale del genere, ma molto spesso ho parlato con persone che, pur affermando di odiare la fantascienza, non sapevano argomentare poi il loro odio. Al massimo ho sentito dire: "eh, non mi piace quando ci sono i robot, le astronavi...", ma belin, come si dice dalle mie parti, dire che non ami la fantascienza perché non ti piacciono i robot o le astronavi è come dire che non ti piacciono le lasagne perché non digerisci il pesto. Cioè, sì, insomma, chissenefrega del pesto, ci sono il ragù, i funghi con la salsiccia, salsiccia e carciofi, gorgonzola e radicchio, salmone e gamberi e magari se mi fermo è meglio o mi mangio anche il PC come nella pubblicità dei TUC. Per dire. 

Comunque, come tutti questi condimenti servono a dare un sapore diverso e favoloso alle lasagne, così la fantascienza ha molto da offrire a tantissime persone diverse: ci sono libri sui robot, certo, e altri sulle astronavi; ci sono però anche libri di invasioni aliene (senza astronavi), oppure di vita su altri pianeti (sempre senza astronavi); ci sono libri di pandemie e supervirus, libri postapocalittici (come "La strada" di McCarthy), distopici (ossia che parlano di mondi paralleli al nostro, spesso futuri cinici e spietati con una rigida organizzazione sociale, come in "1984" di Orwell, "Farenheit 451" di Bradbury, "Il mondo nuovo" di Huxley, "Noi" di Zamjatin, "Blocchi" di Bordewijk, oppure i recenti "Battle Royale" di Takami, "Hunger games" di Collins, la saga di "Divergent" di Roth o "La quinta onda" di Yancey, ma gli esempi sono sterminati) e ucronici (in questo caso, le storie sono ambientate sul pianeta Terra in seguito a un evento storico andato al contrario di com'è avvenuto nella realtà; ne sono un esempio "22/11/'63" di King o "La notte della svastica" di Burdekin). In quest'ottica, moltissimi libri possono essere considerati fantascienza, perfino "Cecità" di Saramago, così come "Io sono leggenda" di Matheson, la saga de "La torre nera" di King, "L'isola del Dottor Moreau" e "La guerra dei mondi" di Wells, "Arancia meccanica" di Burgess... potrei continuare all'infinito.

Perciò, se non vi piacciono i robot, le astronavi, i virus, le superinfluenze, gli altri pianeti, i viaggi intergalattici, il vostro pianeta in un'ottica diversa, un pianeta della porta a fianco ma che potrebbe essere drammaticamente il vostro, i giochi crudeli, la terra dopo l'uomo... allora ok, non vi piace la fantascienza. Ma se avete un problema solo con i robottoni, allora sotterrate pure la vostra ascia di guerra per Jeeg Robot d'acciaio e godetevi una sana dose di Urania in indovena.

Tornando a me e alla bancarella: il paradiso.
Pile e pile di libri ovunque, scatoloni di prime edizioni, vecchie raccolte di racconti mai sentiti ma bellissimi, piccole perle sulle valve schiuse di Madama Letteratura.
Pensate che questa manifestazione di compravendita di antichità di ogni genere c'è ogni prima domenica del mese nella mia città da 3473847484 anni, eppure non c'ero mai andata. Perché? Percome? Non ne ho idea.
Poi, quasi per caso, l'altro giorno un'amica mi ha proposto di andarci insieme... ed è stata perdizione eterna.

Iniziamo con i titoli: il primo è "Spettri" di Andrew Klavan, autore attivo principalmente negli anni '90 di cui possiedo già un altro paio di titoli ma che non trovo mai in giro, solo nei mercatini dell'usato. Mi piace come scrive, con quella vena di sottile tensione sempre presente... così, ho adottato questo libro. Ovvio. Per pochi spiccioli, vogliamo lasciarlo lì da solo, al freddo, in piazza del mercato, col puzzo di pesce che ne appesta le pagine? Anche no.

Ecco a voi la trama: "Richard Storm è un produttore hollywoodiano che ha fatto fortuna con i film dell'orrore. Ma non è soddisfatto. Parte allora per l'Inghilterra, deciso a trovare una risposta alle domande che più lo assillano: che cosa c'è di vero nelle storie di fantasmi? Esiste realmente l'aldilà? Può lo spirito ritornare sulla terra? La sua ricerca lo metterà in contatto con una serie di personaggi perlomeno insoliti: un'affascinante ereditiera, una veggente in caccia di uno spietato serial-killer e soprattutto Iago, uno spettro che si aggira per la campagna inglese con l'unico scopo di punire chi è ancora in vita... Non ci vorrà molto a Richard per capire che l'orrore dei suoi film non è nulla rispetto a quello che dovrà affrontare nella realtà..."
Beh, a me sembra abbastanza interessante. In verità non ho letto molte recensioni online, e anche quelle poche sono spaccate a metà, ma in fondo sarò io a decidere se il libro per me varrà qualcosa. Giusto? Giusto.

Il secondo acquisto è stato questo gioiellino artico che mi intrigava da un po': "Scompartimento n. 6" di Rosa Liksom (2014), autrice a me sconosciuta la cui scrittura misurata mi ha però smosso qualcosa. Sarà anche la presenza del treno (amo i treni) in copertina, sarà la neve (amo la neve), sarà il formato sempre irresistibile dei libri Iperborea... ma con questo libro è valsa la regola del "visto, preso".
Ecco la trama: "Mosca, anni '80, sul leggendario treno della Transiberiana diretto a Ulan Bator, due estranei si trovano a condividere lo scompartimento: una taciturna studentessa finlandese e un violento proletario russo dall'inesauribile sete di vodka. Nell'intimità forzata del piccolo spazio la tensione sale. Lui è uno sciovinista, misogino, avvezzo al carcere, ma con l'irriducibile passione per la vita. Lei è tormentata dai ricordi del suo ragazzo moscovita che si è finto pazzo per non combattere in Afghanistan ed è impazzito nel manicomio dove l'hanno rinchiuso, lasciandola piena di domande nella terra che l'ha sedotta. È l'anima di questa terra a pulsare nelle sconfinate distese che il treno attraversa, nel mosaico di identità e popoli di una Siberia in cui tutto è estremo."

Due raccolte di racconti hanno rubato il mio cuore: "Cadrà dolce la pioggia e altri racconti" di Ray Bradbury, uno dei miei autori preferiti in assoluto, e "La coppa di cristallo e altri racconti" di Bram Stoker. E ora verrò crocifissa pubblicamente in sala mensa - anzi, impalata, ma devo dirlo. A me il suo libro più celebre, "Dracula", non è piaciuto molto. Ho adorato il film, ma detestando i romanzi epistolari ho avuto difficoltà a finirlo. Anzi, non l'ho proprio finito e confido di riprovarci, ma ricordo di averlo trovato verboso e a tratti pesante. Ahimé.
I racconti, in genere, hanno il dono di essere più digeribili e scorrevoli, quindi non vedo l'ora di addentare entrambi.
Stesso discorso per "Gotico americano" di Robert Bloch, romanzo che non ho mai trovato nemmeno online, mentre qui ce n'erano ben due copie. Naturalmente, sia io che la mia amica lo abbiamo comprato, perché... come? Non lo sapete? Robert Bloch è l'autore del celeberrimo romanzo "Psycho", quello che ispirò l'omonimo film di Hitchcock. Qui potete trovare la mia recensione del libro, che vi anticipo essere UNA FIGATA ASSURDA. Per dire.
Insomma, "Gotico americano" l'ho preso sulla scia della mia passione per Bloch e, anche se online ho trovato recensioni contrastanti, sono comunque contenta di averlo messo nel carrello.
Ecco la trama: "Dall'autore di "Psycho", un racconto gotico sospeso tra passato e presente. Chicago: un castello dalle pareti che nascondono passaggi segreti, stanze proibite e laboratori privati. Il castello è la dimora del dottor G. Gordon Gregg, un assassino farmacista. Le sue vittime sono donne giovani e belle. I suoi metodi sono scientifici e indolori, i suoi crimini perfetti... fino a quando una giornalista non si insospettisce. Ma durante le indagini Crystal, nonostante il pericolo, si innamora del carismatico dottore..."

Ultimi ma non ultimi, i miei amati Urania *________*
Ecco i titoli che mi sono accaparrata questa volta: "Hanno distrutto la Terra" di Poul Anderson, "Terra bruciata" del MITICISSIMO J. G. Ballard, "L'uomo che possedeva il mondo" di Charles E. Maine, "In una piccola città" di F. B. Long e "Ai due lati del muro" di Francesco Grasso, che peraltro, come avverte la copertina, ha vinto il premio Urania, informazione che mi ha fatto molto piacere apprendere, soprattutto considerando che Grasso è un italiano e in genere qui da noi la fantascienza non è un filone molto apprezzato. Bah. Mi cucio la bocca.

Ecco a voi le intrigantissime trame: in "Hanno distrutto la Terra" "molta brava gente non si stanca di chiedere la riduzione dei programmi spaziali (americani o russi che siano) in nome degli scopi umanitari - case, scuole, ospedali, eccetera - che si potrebbero realizzare con i soldi così risparmiati. Ma questa brava gente non considera che le case le scuole gli ospedali eccetera non servirebbero a molto nel caso non impossibile che qualcuno (o qualcosa) distruggesse di colpo la Terra. Mentre i soli a salvarsi sarebbero proprio gli astronauti, come dimostra questa odissea di trecento spaziali che tornando a casa da un lungo viaggio trovano il pianeta ridotto in cenere e vanno peregrinando per la Galassia in cerca dell'ignoto distruttore, profughi malvisti e turbolenti, soldati di ventura al soldo di altre razze, eppure disperatamente decisi a ricostruire un nucleo di umanità, e a ricominciare."

Questa, invece, la trama di "Terra bruciata". "Questa volta l'autore immagina una lunga e terribile siccità che sconvolge la vita degli uomini, e seguendolo in un mondo condannato inesorabilmente alla disgregazione fra sterminate dune di sale, cimiteri d'auto e di navi in secca, il lettore finisce per lasciarsi prendere dallo sconvolgente incubo di Ballard, e accettare i suoi ladri d'acqua, i suoi cannibali, i suoi degenerati, i suoi golli, miserabili superstiti che ancora si dibattono nella polvere che ricopre il pianeta".

La trama de "L'uomo che possedeva il mondo" è ancora più fyga: "Una cripta con un corpo esposto in una bara trasparente, e sopra la cripta la sagoma slanciata di un missile. E' il mausoleo Carson, eretto a Londra all'eroe morto nel tentativo di raggiungere la Luna. Intorno al mausoleo sorgono le rovine della città resa irriconoscibile dal tempo e dalle guerre atomiche, e fra le rovine vivono gli unici esseri che ancora popolino la superficie del pianeta: i mutanti. Sotto le rovine, a grande profondità, sorgono le nuove città dei terrestri normali, autentiche fortezze sotterranee impenetrabili alle radiazioni. Ma Robert Carson, l'uomo al quale il mondo ha costruito il monumento, è vivo. L'hanno riportato in vita gli scienziati di Marte. E un giorno Robert Carson arriva sulla Terra per prendere ufficialmente il posto che gli spetta. Ma il discorso che pronuncerà ai suoi sudditi non sarà quello che i marziani si aspettano."

Una trama piccina picciò è quella di "In una piccola città": "Bobby Jackson è apparentemente un ragazzo normale, e altrettanto normali sembrano i coniugi Martin, nuovi arrivati, in una piccola città americana come ce ne sono a migliaia: Lakeview. Ma non lontano da Lakeview c'è la caverna detta di Gover, e ciò che succede là dentro potrà coinvolgere nello stesso tremendo pericolo non solo un maestro di scuola, una bibliotecaria, una barista e altri tipici personaggi della provincia americana, ma... tutta la Terra."

E, ultimo ma non ultimo, il plot di "Ai due lati del muro": "Siete soli, disarmati, e vi hanno picchiato. Quando riprendete i sensi, vi trovate in una cella buia, umida, in compagnia di un vecchio che è in carcere da una vita. La prospettiva è: rassegnarsi a languire nella prigione più sicura che sia mai stata costruita al mondo o progettare l'evasione. Ma nessuno è mai fuggito da quel carcere speciale, nessuno sa cosa si nasconda dall'altra parte del muro. E tuttavia voi tentate, come chi non ha nulla da perdere e, forse, nulla da guadagnare. Ma vi aspettano grosse sorprese, sviluppi assolutamente imprevedibili: la realtà si fa agghiacciante... questo romanzo, vincitore del Premio Urania, fonde mirabilmente suspense e nuove frontiere della tecnologia, ricordandoci l'amara lezione americana del cyberpunk".

Non vedo l'ora di trangugiare tutto quanto *_* ah, ora posso rivelarvelo: grazie al fatto che si trattava di libri usati da bancarella, per tutto questo ben di Dio ho speso poco più di 15 euro ;) yeeeeh!

4 commenti:

  1. Sballo! Io un paio di anni fa ero riuscito a trovare il volume di premi Hugo 1976-1983 in un mercatino dell'usato qui da me a 1-2 euro..la gioia!

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    1. WOW!!! Pensa che c'era anche una raccolta di racconti super di nicchia di Steinbeck, solo che il genere e l'ambientazione (traevano ispirazione dal clima di guerra degli anni '40) non mi entusiasmavano troppo, così l'ho lasciato lì... ma potrei tornare ad adottarlo il prossimo mese :-)

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  2. Risposte
    1. Sì *_* poco di più di 15 euro, mi pare 17 o 18... comunque, pochissimi per tutto il malloppo! In genere ho sempre trovato gli Urania a 3 euro l'uno quando proprio costavano poco (e in quelle occasioni erano in condizioni decisamente peggiori, mentre questi sembrano quasi nuovi), ma qui venivano solo 1 euro l'uno! Pazzesco :O infatti non vedo l'ora di tornarci la prossima domenica, spero di trovare "Macchine infernali" che mi ha consigliato Paper Moon :3

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