martedì 8 marzo 2016

Gocce d'inchiostro #13: un sentiero impervio, una benedizione e ciò che ho sempre detto che avrei fatto

Buonasera!
Vi intralcio la serata con qualche piccola news:

No, non ho postato la mia foto
per fare la figa,
è solo che non ne avevo altre
dove si vedesse
la copertina del libro.
Ebbene, è così.
1. Ho terminato già qualche giorno fa "Wild" di Cheryl Strayed e, se i cervicali non mi stessero facendo vedere le stelle, ne avrei già scritta la recensione. Rimedierò a breve, anche perché ho molto da dire su questo libro e sulla storia della vera Cheryl Strayed, una ragazza che, poco più che ventenne, decise di tentare di rimettere insieme i cocci infranti della sua vita e del suo matrimonio fallito intraprendendo un percorso massacrante sul PCT, o Pacific Crest Trail, ossia sul sentiero che si snoda dal Messico fino al Canada attraverso l'intera Sierra Nevada. Da sola. E senza nessun tipo di addestramento tranne la lettura di un libro sull'argomento.
Non vedo l'ora di parlarvene nel dettaglio!

2. Ho iniziato di conseguenza a leggere "Benedizione" di Kent Haruf, che ho notato andare molto "di moda" ultimamente nei vari blog di recensioni librose. Beh, devo dire che è molto ben scritto, scarno, levigato fino all'osso, ma mi piace e scorre giù che è un piacere. Ricorda molto lo stile di scrittura di McCarthy, con i dialoghi senza punteggiatura che danno un tono sommesso e in qualche modo umile all'intera trama. Uno stile che si avvicina anche a quello che ho maturato io per il mio secondo romanzo, invero. Forse varrò quanto un dito mignolo di Haruf, ma quant'è vero che il mio gatto odia l'intero creato, abbiamo avuto tutti e due la stessa idea.

3. Sto continuando a lavorare a un paio di progetti, due serate a tema letterario che dovrei presentare nel giro di qualche giorno nel caso della prima e settimana nel caso della seconda. Saprete presto di più, per ora vi dico soltanto che, anche se vorrei avere più coraggio e temere di meno di pasticciare qualcosa di irrimediabile se solo mi concedessi di lavorare di più al mio romanzo attuale, sento di non star sprecando del tutto la mia vita. Sto facendo ciò che ho sempre detto che avrei fatto, in fondo: scrivere e leggere, sangue e aria per la mia mente di nuvole.

2 commenti:

  1. Sono molto interessata a "Wild" di Cheryl Strayed e non vedo l'ora di leggere la tua recensione.
    Non avevo ancora sentito parlare, invece, di "Benedizione" di Kent Haruf, mi piacerebbe sapere qual è l'argomento trattato.

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    1. Per quanto riguarda Wild, dovrei riuscire a scrivere domani la recensione! :)
      Per Benedizione... eh, difficile spiegare l'argomento. Diciamo che, almeno fino al punto in cui sono arrivata per ora, la protagonista non sembra tanto qualche persona in particolare, bensì questa cittadina americana, con le storie intrecciate dei suoi abitanti, ciascuna importante, eppure tracciata con un tono sommesso e implacabile che è tipico dello stile di scrittura alla McCarthy - o alla Haruf, parlando di Benedizione. Sembra molto bello, comunque. Per ora non c'è quella in gergo si definisce una "Domanda drammaturgica principale", è uno di quei rari libri che, almeno per adesso, non si basano su niente. Non c'è una particolare tensione in vista di uno scioglimento futuro, la trama è... quasi inesistente. Sono solo immagini, fotogrammi, momenti di vita di queste persone, uno con una malattia mortale, un'altra dipinta nei momenti in cui, in passato, era l'amante innamorata di un uomo sposato... ci sono tanti fili che s'intrecciano in una trama, la trama della cittadina e dei suoi abitanti, un organismo unico ma con molti cuori che vi pulsano all'interno. E' davvero molto particolare.

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