lunedì 18 gennaio 2016

Impressionisti, pennellate di luce e profumo di gladioli, ovvero come innamorarsi di un ritratto

Buonasera, come state? Siete pronti? Siete caldi?
Io non troppo, nel senso che qui stamattina c'era -1 gradi e, per citare "La carica dei 101", avevo il naso gelato, la coda gelata, le orecchie gelate e le zampe gelate.
A parte ciò, l'ultima settimana è stata ricca di eventi sugosi: sono stata a Genova, ad esempio, mi sono innamorata e sono uscita dalla Feltrinelli con un solo libro acquistato, tutto nello stesso giorno. Eh? Eh? Sono stata brava, nevvero?

Bene.
Partiamo dal principio: Genova! Lustro e gaudio del mio cuore! Lo so, in molti dicono che questa città sa di grigiore solo a nominarla, che camminare per il centro trasmette quella sensazione macabra e un po' inquietante di quando ti aggiri per le tombe di un cimitero a leggere le date di morte sugli epitaffi... ma a me piace. Non le tombe, Genova, dico. Oddio, alla fin fine, anche le tombe: ne ho fotografate giusto un paio, l'altro giorno, di bambini, decorate da epitaffi così tristi da spezzare il cuore. Ho pensato potessero essermi d'ispirazione per qualcosa. Qualunque cosa è d'ispirazione, se si lascia la porta aperta nel palazzo dell'anima.

E così, sono andata a Genova. Da mesi attendevo il momento giusto, ma vuoi il lavoro, vuoi gli amici che dicono di non essere interessati alla mostra sull'impressionismo (come diavolo si può non esserne interessati? Lo so, son gusti, ma insomma >.<), alla fine rimandavo sempre. Ieri, però, sono riuscita a salire su quel maledetto treno e la mostra è stata a dir poco GA-LAT-TI-CA!!! SPETTACOLARE!
Il titolo della mostra che troverete al Palazzo Ducale, affacciato sulla magnifica Piazza De Ferrari, è: "Dagli impressionisti a Picasso" e comprende 52 opere di autori come Monet (del quale potrete ammirare il celebre "Gladioli"), Matisse, Cézanne, Degas, Van Gogh, Picasso, Kirchner, Modigliani, Kandinsky, Renoir, Gauguin e molti altri, alcuni dei quali con capacità pittoriche notevoli, nomi molto noti nella società bene di fine ottocento ma che non hanno resistito al passare dei secoli. Perché? Proprio perché erano così apprezzati. Perché non hanno innovato, non hanno lottato per far affermare un nuovo stile pittorico anche contro la critica e le difficoltà del tempo; gli impressionisti hanno dovuto combattere affinché le loro opere venissero accolte nelle gallerie d'arte e, addirittura, accettate come arte: diversamente dall'accademia pittorica dell'epoca, che voleva le opere compiute rigorosamente in tempi lunghi, in atélier, le tele impressioniste venivano completate all'aperto, nel giro di poche ore, per "fotografare" sulla tela l'impressione di un dato momento, impressione spesso penetrata nell'animo del pittore grazie alla luce. I pittori impressionisti, infatti, abbandonarono gli atélier per dipingere all'aperto, immersi nella natura: proprio per questo motivo i loro quadri dovevano essere terminati fino a quando la luce non cambiava, senza possibilità di preparare disegni sulla tela. Questo tipo di quadro, composto da tantissime pennellate veloci di vari colori che davano proprio l'impressione della luce del sole e di come essa trasformava i colori (a loro si deve l'intuizione delle ombre colorate, ad esempio: prima le ombre venivano rappresentate solo con nero, grigio e bianco, mentre loro si accorsero che un albero proiettato su un'aiuola non rende nera l'aiuola, bensì verde scuro), non veniva reputato vera arte proprio in virtù della sua velocità di esecuzione, che permeava il quadro con un'impressione di non finitezza.

Proprio gli impressionisti, per i motivi suddetti, furono per larga parte entusiasti dell'invenzione della fotografia, avvenuta in quegli anni: sfruttarono quest'invenzione per potenziare e innovare ancora di più la loro arte, mentre i pittori accademici presero molto male la fotografia, in quanto nessun pittore avrebbe mai potuto uguagliarne la precisione raffigurativa. E va bene, non voglio riempirvi la testa con una lezione di storia dell'arte, ma c'è una cosa che ho imparato: ogni tanto accade che chi viene apprezzato dal pubblico in vita non sarà necessariamente immortale, mentre chi combatte, chi si strugge per un'idea e cerca in tutti i modi di proporla nonostante rappresenti qualcosa di nuovo, non accettato dai più... beh. Lo sapete. Ed è qualcosa che trovo immensamente consolante.
Per chi non l'avesse ancora visitata, sappiate che avete tempo fino al 10 aprile, poi queste meraviglie torneranno al Detroit Institute of Arts e, per citare il film "Il ciclone", addio, nini!

Un paio di altre cose: sono rimasta estasiata da due quadri del passaggio dal periodo blu a quello rosa di Picasso, quando ancora non era approdato al cubismo, uno di ispirazione botticelliana e l'altro che raffigurava Arlecchino. E mi sono persa e ritrovata per oltre mezz'ora negli occhi di un autoritratto di Van Gogh. Ho comprato la stampa. L'ho appesa di fronte al mio letto. Ti sfioro, Vincent. Ti sfioro le labbra, i peli rossi e verdi e oro della tua barba, e sospiro.

Sono poi andata alla Feltrinelli, altro tempio della cultura e del gozzovigliamento libroso, e lì ho acquistato "La porta di Anne" di Guia Risari (Guia *_* nome buffissimo che adoro!), ispirato alla storia di Anna Frank e scritto in occasione del Giorno della Memoria. Ho solo letto qualche riga, ma mi ha molto colpita: lo stile di scrittura è semplice ma ricco, trascinante, e il punto di vista è multifocale: non è solo Anne a parlare, ma ciascuna delle persone chiusa nel celebre appartamento con lei e, più avanti, perfino il sottufficiale nazista che le scoverà. Bello bello.

Nel frattempo ho terminato la lettura di "Non sono ipocondriaca" di Giusella De Maria, del quale vorrei fare a breve la recensione e di cui ho iniziato a chiacchierare con voi qui, per poi iniziare "Mary Poppins" di P. L. Travers, che mi aveva sempre incuriosita. Devo dire che il film Disney non è fra i miei preferiti ma lo reputo comunque un grande capolavoro sperimentale del suo tempo, messo ancora più in luce dal recente "Saving Mr. Banks", che vi consiglio caldamente se volete stare depressi per due settimane buone. Devo dire che nel libro ho trovato per ora abbastanza differenze rispetto al film Disney, prima fra tutte una. Non esiste un modo carino per dirlo: nel libro, Mary Poppins è un dito in c*lo. Lungo e gelido, con tanto di unghia adunca. Sprezzante, saccente, vanitosa e cafona come poche, per ora la trovo semplicemente odiosa, ma spero che il personaggio subirà un'evoluzione o perlomeno si spiegheranno le motivazioni del suo atteggiamento lungo la storia. Spero. Credo. Si vedrà.

4 commenti:

  1. uhm, non sapevo Mary Poppins fosse anche un libro! :O

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    1. Ebbene si! Ti consiglio anche di guardare Saving Mr. Banks, è un film struggente ma meraviglioso :-)

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  2. Si, anche per me era stata una sorpresa scoprire che esisteva anche il libro..
    Saving Mr. Banks è un film bellissimo con una storia molto toccante, bravi gli attori Tom Hanks e Emma Thompson.
    Da vedere, io l'ho visto più volte. *-*

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    1. In molti non conoscono il libro di Mary Poppins, tuttavia merita di essere letto :-)

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