Buongiorno a tutti.
Con questo primo post vorrei inaugurare una nuova sezione del blog dedicata al legame fra la letteratura e varie tematiche che ispirano gli scrittori da secoli: il tema della denuncia sociale è solo il primo che voglio trattare, ma ne seguiranno altri. Quello del disturbo mentale, ad esempio, sarà l'argomento del prossimo post.
Non voglio ingannarvi: questa è una rubrica che crescerà lentamente, dato il tempo necessario a scrivere questi mini-saggi, ma mi piacerebbe curarla il più possibile affinché possa accogliere non solo deliri scrittevoli miei, ma anche di chi avrà il desiderio di vedere pubblicato in questo spazio il proprio pensiero. Questo è un luogo aperto a tutti, perciò sentitevi liberi di propormi le vostre riflessioni sulle connessioni tra letteratura e un tema a scelta che vi emoziona: ne parleremo insieme e, alla fine, potrei pubblicare il vostro "binario con scambio" in questa rubrica, arricchendo la poliedricità delle voci narranti e dei punti di vista.
Un'ultima regola: io non sono una professionista, una giornalista, un'opinionista e qualunque altra -ista che vi possa venire in mente. No, nemmeno camionista (per quanto non mi risparmi nelle imprecazioni se trovo una Smart parcheggiata proprio dove pensavo di aver individuato un parcheggio libero). Né anestesista.
Sono solo una scrittrice esordiente con qualche piccola vittoria personale alle spalle (la sezione
Biografia professionale è sempre consultabile), una massiccia dose di libri somministrati in indovena dall'età di 3 anni e tanta, tanta passione.
Perciò, venendo a noi: letteratura e denuncia sociale, due temi intrecciati strettamente in ambito letterario. Se la denuncia sociale e l'attualità non avessero alcun peso per la "vera letteratura", non esisterebbe non solo Saviano, che è lo scrittore emblematico e più recente che viene subito in mente, ma nemmeno John Steinbeck, Charles Dickens, Honoré de Balzac, Emile Zola, Harper Lee, Pier Paolo Pasolini, Leonardo Sciascia, Paolo Volponi, Ignazio Silone, Mark Twain, Maksim Gor'kij e una serie sterminata di altri.

Pensate che esiste addirittura un filone della narrativa dedicata proprio a questo argomento: il romanzo sociale, di cui gli scrittori succitati sono un fervido esempio. E non è nemmeno un genere recente. Il romanzo a sfondo sociale nasce a metà dell'Ottocento e, per definizione, porta in scena la vita dei ceti sociali più deboli, denunciando spesso soprusi, ingiustizie o abusi ai danni di queste persone. Questi miserabili sono vittime della società in cui vivono e, in quest'ottica, i comportamenti umani sono in gran parte riconducibili al contesto sociale, che viene descritto con brutale realismo da parte dell'autore.
Dal punto di vista strutturale, le caratteristiche principali di questo tipo di romanzo sono un intreccio ricco, in cui accadono molte azioni, carico di tensione, in cui i personaggi vengono descritti da un punto di vista in terza persona, mantenuto da un narratore generalmente esterno. Al contempo, però, i personaggi utilizzano un gergo schietto, talvolta volgare o ricco di espressioni popolari, riconducibile allo spietato verismo dell'ambientazione e alla prosa asciutta, senza fronzoli, come la triste e dolorosa vita dei ceti sociali più umili.

Mi torna in mente l'epopea della famiglia Joad attraverso la Route 66, la grande direttrice di fuga che
John Steinbeck fece passare alla storia come
Mother Road, Strada Madre; ho pianto con Rosasharn quando ha dato alla luce quel feto rachitico e senza vita, ho morsicato il legno delle assi del camion perché non aveva altro da mangiare e con cui far crescere quella piccola speranza nel suo ventre; e ho raccolto cotone, ora dopo ora, filare dopo filare, insieme a loro, sudando e ringraziando il cielo per quell'umile, massacrante lavoro che permetteva ai Joad di pagarsi appena il cibo per non morire di fame. Forse io ho vissuto troppo quelle storie, storie di un bambino che, dopo essere stato estratto a sorte dai suoi compagni di orfanotrofio, trova il coraggio di chiedere all'istitutore più zuppa per cena e per questo viene espulso dall'ospizio e venduto al primo offerente; luoghi "
senza fantasia" come la Coketown di Dickens, un vero e proprio "
trionfo di fatti" dove i mattoni delle case "
sarebbero stati rossi se fumo e cenere lo avessero permesso".
Ho amato ciascuna di quelle storie e nelle ingiustizie che i loro protagonisti hanno vissuto mi sono identificata: il mio furore è cresciuto quando le banche, entità fredde e distanti in città indifferenti sulla lontana East Coast, mi hanno strappato via la terra dove sono nata, dove ho lavorato tutta la vita e dove, talvolta, io e la mia gente abbiamo sepolto i nostri morti. Il mio furore è cresciuto quando gli strozzini si sono presi tutto ciò che avevo per gettarmi in mano, in cambio, solo pochi dollari; quando i miei figli sono morti di fame con lo stomaco gonfio, abbandonati come animali su una tavola di legno nell'angolo di una sporca tenda in una sporca baraccopoli che il giorno dopo i missionari del governo e della polizia avrebbero dato alle fiamme. Sono fatta così: quando leggo qualcosa, la vivo... e non la dimentico.

Qualche altra nozione in pillole: il romanzo a sfondo sociale fu fondato dalle opere di
Honoré de Balzac e
Charles Dickens, considerato oggi il padre di questo genere letterario. Egli unì due correnti dell'epoca: quella picaresca di Defoe e Fielding e quella più romantica e sentimentale di autori come Sterne, un vero e proprio creativo che scardinò gli stilemi del romanzo realistico borghese.
Praticamente tutte le opere di Dickens sono da ascrivere a questo filone narrativo: da "Le avventure di Oliver Twist" a "Grandi Speranze", passando per "David Copperfield" e "Tempi difficili".
Un altro libro emblematico è "Germinal" di Zola, un vero e proprio romanzo manifesto della letteratura a sfondo sociale, attraverso il quale l'autore scaglia un'invettiva contro le ingiustizie e i pericoli mortali ai danni dei minatori dell'epoca.
E che dire di "I miserabili" di Victor Hugo, o del capolavoro "Fontamara" di Ignazio Silone, pubblicato nel '33 mentre l'autore si trovava esiliato in Svizzera a causa delle sue idee antifasciste?
Denuncia sociale, quindi, ma anche politica e morale, tre tematiche in stretta connessione che riguardano ciascuno di noi.
Ne ha parlato di recente anche Francesca Barra in occasione dell'uscita del suo romanzo a sfondo sociale "Tutta la vita in un giorno" (RCS, 2014): "Dire che è in calo il romanzo sociale o la narrativa sociale sarebbe un po' come dire che non c'è più coscienza civile, quindi io non posso affermare una cosa del genere; perché in fondo anche il mio romanzo è un romanzo sociale; perché penso che Gomorra sia stato un grandissimo romanzo sociale e il suo esperimento è stato un esperimento vincente, perché non tutti abbiamo il talento di Saviano di raccontare le storie arrivando così alla pancia e allo stomaco delle persone. E' una responsabilità [...] e dovremmo sempre cercare di raccontare le storie, però cercando di risollevare e riaccendere la coscienza civile.
Non cadiamo nell'errore di dire che sono fuori moda, cerchiamo anzi di mantenere sempre vivo l'interesse sui romanzi sociali e cerchiamo anche noi scrittori di non far diminuire l'interesse verso queste storie. Lo possiamo fare in un modo: il romanzo sociale presuppone un grandissimo sforzo di stile onesto, lo scrittore dovrebbe sempre fare dieci passi indietro rispetto alle storie che racconta per cercare di non prevaricare su queste."
Sono sempre di più, peraltro, le case editrici che si specializzano o aprono una finestra alla pubblicazione e distribuzione dei romanzi sociali contemporanei: al momento me ne sovvengono principalmente due, la
Spartaco e la
Chiarelettere, entrambe celeberrime. La seconda, che fino al 2014 si occupava principalmente di saggistica, in quell'anno (in occasione, io penso, dell'uscita del primo romanzo della collana, "
I buoni" di Luca Rastello) ha creato una collana di narrativa che sul loro sito descrivono pregevolmente in questo modo: "
Nel 2014 è stata avviata la collana Narrazioni che pubblica libri di letteratura e verità in cui la fiction diventa un mezzo per raccontare quanto non riesce il giornalismo, e che ha suscitato enorme interesse e pure aspre polemiche."
Pensate che tutto questo sia materia per i giornalisti?

Che solo Marco Travaglio e compagnia bella abbiano il diritto di parlare dei soprusi ai danni delle classi più povere e di affondare le mani nella realtà lorda di sangue della povertà estrema e del terrore che queste famiglie provano, e provavano nei secoli addietro, nel tentare disperatamente di non morire di fame? I vecchi e nuovi poveri sono persone come me, come voi, oppure non hanno diritto di sognare una vita migliore, una "terra del latte e del miele" come la California degli Okies di Steinbeck? E se anche quella California fosse solo un altro inferno, non avrebbero comunque il diritto di sognarla? E se io camminassi fra loro, se fossi una cameriera di una delle innumerevoli tavole calde lungo la strada - una con un nome come Sally Mae, con i boccoli biondi e la parlata sbrigativa di chi ne ha viste tante e non vuole perdere tempo - non potrei scrivere di loro? Prenderli come protagonisti di un mio romanzo e descriverne la vita quotidiana, una vita fatta di privazioni e dolore per gli adulti, ma vista con una sorta di selvatica semplicità dai bambini del gruppo, proprio come Ruth e Winfield?
Io dico di sì. Dico che, talento a parte, su cui non mi permetterei mai di esprimermi, sarei una buona scrittrice se decidessi di denunciare qualcosa di terribile che avviene in un certo luogo del mondo, cercando di aiutare chi soffre ogni giorno portando alla luce la verità.
Certo, dalle intenzioni alle capacità ce ne passa, ma credo che queste tematiche siano di costante interesse per tutti, italiani e non, e il perché è l'universalità espressa dalle parole che il giovane Tom Joad (J. Steinbeck, "Furore") rivolge alla sua Ma' poco prima di dover fuggire, che traduco dalla versione reinterpretata da Bruce Springsteen nella splendida canzone "The ghost of Tom Joad":
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Ma' |
"Ma', ogni volta che ci sarà un poliziotto che picchia un ragazzo
Ogni volta che un neonato affamato piangerà
Ovunque ci saranno lotte contro il sangue e odio nell'aria
Cercami, Ma', io sarò lì.
Ogni volta che qualcuno lotterà per un posto dove vivere
O per un lavoro decente, o per una mano protesa per aiutarlo
Ogni volta che qualcuno sarà in difficoltà lottando per essere libero
Guarda nei loro occhi, Ma', e mi vedrai."
E tutto questo, io penso, non ha e non deve avere né nazionalità, né colore.