giovedì 9 giugno 2016

Esiste il libro più bello del mondo?


Ebbene, oggi vi pongo una domanda che mi ha rosicchiata a lungo.
Tutto è iniziato dopo aver terminato di leggere la saga di Hunger Games, circa una settimana fa, e avervene parlato sulla mia pagina FB. Diciamo che non ero partita bendisposta nei confronti di questa saga, non tanto perché vada o sia andata di moda per lungo tempo, né perché abbia segnato una generazione di ragazzine/i più o meno coscienti di ciò che stavano leggendo; in fondo, anch'io devo essere sembrata piuttosto stupida e urlante, a suo tempo, quando gridavo al mondo il mio amore per Draco Malfoy. E avevo ragione, per la miseria. La saga di Harry Potter era eccezionale.

Il motivo per cui ho iniziato a leggere Hunger Games con diffidenza è Battle Royale, libro di Koushun Takami, se non erro del 1994 o 1996, dove un gruppo di studenti delle medie viene scelto ogni anno per andare su un'isola sperduta e ammazzarsi fra loro fino a decretare un unico vincitore, che andrà a comporre l'esercito governativo. Questo per ricordare la rivolta dei giovani, avvenuta decine di anni prima, contro il potere centrale; le "battaglie reali" non erano altro che una punizione e un monito per le generazioni a venire affinché non sfidassero più il Governo. Vi ricorda qualcosa? A me sì, che diamine. Motivo per cui no, non avrei mai letto Hunger Games, se non mi fosse stato così caldamente consigliato.
E avevano ragione, così come io avevo ragione a volermi riprodurre con Draco Malfoy. Perché in Hunger Games, anche se le premesse sono al limite del plagio, la storia si sviluppa in modo completamente diverso, dal secondo libro in avanti; una storia che mi ha avvinta, specialmente la caratterizzazione di Katniss Everdeen e il suo legame altalenante e carico di tensione con Peeta Mellark, pur detestando, in genere, le storie d'amore. Ma ficcamene una in un gioco mortale dove tutti devono ammazzarsi a vicenda e su uno sfondo postapocalittico, e sono perdutamente tua.

Due settimane scarse. Questo è il tempo che ci ho impiegato per divorare l'intera trilogia, e poi, ruttante e felice, mi sono appollaiata sulla tastiera per chiacchierarne con voi. Sì, buoni, buoni, sto arrivando al punto. A quel punto, una ragazza, il cui giudizio peraltro tengo in alta considerazione, ha commentato dicendo che a lei quella saga non è piaciuta per niente, soprattutto per i motivi per i quali, invece, io me ne ero innamorata. Sono rimasta sorpresa, pensando, come ingenuamente faccio per ogni cosa che mi piace da morire: "Ma come? La bellezza di un'opera non dovrebbe essere universale? Se una cosa è bella, è bella e basta, no? Si può amare o non amare la pizza, ma un'opera che mette in campo emozioni, immagini, sentimenti, dovrebbe essere magnifica per tutti!"

Ho pensato la stessa cosa per svariati libri che per me sono semplicemente perfetti, o vicini alla perfezione: Carrie, Pet Sematary e la saga de La Torre Nera di Stephen King; Sfera di Michael Crichton; 2001 Odissea nello spazio di Arthur Clarke; L'Alchimista di Paulo Coelho; Furore di John Steinbeck; Farenheit 451 di Ray Bradbury; Il signore delle mosche di William Golding; la saga di Harry Potter di J. K. Rowling; le saghe di Hunger Games (Suzanne Collins) e Divergent (Veronica Roth, che deve ancora pagarmela profumatamente per il finale); il succitato Battle Royale di Koushun Takami, La strada di Cormac McCarthy... e ce ne sono molti altri, senz'altro, che ora non mi sovvengono.

Per me questi libri non sono solo perfetti o quasi, ma rappresentano per me la mappa con cui ritrovo me stessa, la mia personale Stella Polare. Senza di loro, non saprei chi sono, né potrei spiegarlo agli altri. Quando morirò, chi vorrà ricordarsi di me dovrà leggere semplicemente questi libri, e mi troverà. Sarò per sempre nell'ombra della Torre, nel rosso campo di rose del Can' Ka no Rey; una degli Intrepidi che salta sul treno gridando di trionfo; e potrei essere io la nuova insegnante di Pozioni, o la prossima donna che, raggiunto il culmine della disperazione e dell'umiliazione pubblica, perde il controllo e sprigiona poteri micidiali contro tutti quelli che l'hanno ferita.

Eppure, ad alcuni questi libri non piacciono. Ci sono persone che non riescono nemmeno a leggerli. Hanno idea, queste persone, di quanto mi ferisca tutto ciò? No, e hanno ragione. La mia è una reazione assurda, lo so. Ma io (come, sicuramente, molti altri oltre a e più di me) non mi limito a leggere i libri, ma li annuso, ne addento la copertina e, con le labbra macchiate d'inchiostro, ne mastico lentamente le bianche interiora. Entrano a far parte di me, della mia identità, e rifiutare uno di quei libri è come rifiutare me stessa. E' giusto? E' sbagliato? Oh, lo so che la risposta di maggioranza è più vicina alla seconda opzione, ma è così che sono fatta io. Sbagliata, fuori dalle righe, impulsiva, ma anche reale. Di sangue e ossa e grida di guerra.

In fondo, ci sono anche libri che io stessa non sono riuscita a finire di leggere: IT, ad esempio, pur amando Stephen King; sempre di King, Il miglio verde; e non mi è piaciuto particolarmente L'ombra dello scorpione, così come non ho apprezzato tanti altri libri di svariati autori. Non sto riuscendo a finire Lessico famigliare della Ginzburg. Detesto Il piacere di D'Annunzio, mentre una mia collega mi disse, anni fa, che dal canto suo avrebbe salvato solo quel testo, se si fosse trovata in una biblioteca in fiamme. Sempre lei mi consigliò di leggere Narciso e Boccadoro, perché mi avrebbe conquistata; lo comprai, ma non riuscii ad andare oltre la seconda pagina. Non credo di averglielo mai confessato, perché non volevo ferirla, pensando che reagisse come me a questo genere di giudizi. E chissà quante persone ho ferito in vita mia, con giudizi su libri che per loro erano il sole e la luna, le stelle, le dolci braccia di una madre, Dio.

La verità è che non esiste una verità, bensì solo relativismo.
Però, vi domando: secondo voi, esiste il libro più bello del mondo? Un libro che metta d'accordo tutti, che nessuno possa trovare imperfetto o che, almeno, possa piacere abbastanza ad alcuni e far innamorare altri, ma non disgustare o lasciare indifferente nessuno? La Divina Commedia? La Gerusalemme liberata? Uno, nessuno e centomila? No, no, e no. E allora quale?
E gli altri tipi di arte - scultura, canto, pittura, musica, cinema e via discorrendo - sono diversi? Siamo sicuri che La Venere di Botticelli piaccia proprio a tutti, che chiunque sia innamorato della Gioconda, del Laocoonte, della Sonata al chiaro di luna, di Casta diva cantata da Maria Callas, di Via col vento


28 commenti:

  1. Per me e credo anche per la mia generazione il libro più bello del mondo è "100 anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez., la storia della famiglia Buendia( forse l'ho scritto male) nel paese immaginario di Macondo che corrisponde al paese originario dei nonni del grande scrittore..

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    1. Ciao, benvenuto/a sul blog! :)
      Ecco, quello è un libro che non ho ancora avuto il piacere di leggere, se non qualche riga. Devo dire che non ne ho un particolare ricordo, ma è anche vero che non ho mai fatto un serio tentativo di leggerlo. Dovrò rimediare. Che sia il libro più bello del mondo? :)

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  2. Uh, mi capita spesso di arrovellarmi sul legame tra gusti e qualità. Sono arrivata alla - personale - conclusione che la bellezza non è misurabile se non attraverso canoni soggettivi e culturali che cambiano nel tempo, mentre la qualità di un'opera è legata al contesto, non solo come fruizione ma anche come produzione, ma misurabile secondo una serie di criteri che partono appunto dal contesto.
    Quindi magari volendo potremmo calcolare in modo scientifico il libro qualitativamente più alto del mondo - mooooolto in teoria - ma la risposta direbbe pochissimo a ognuno di noi. Tipo 42.

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    1. Ma sai che il tuo commento mi ha illuminata? Bellissima la riflessione e distinzione tra bellezza soggettiva e qualità. In effetti, temo che sulla bellezza sussistano troppe variabili per poterla incarcerare. Per quanto riguarda la qualità, può sicuramente essere considerata e studiata con approccio un filo più oggettivo, ma anche lì si arriverebbe a un paradosso. E cioè, se è vero che la qualità dipende dal contesto storico/politico/sociale/economico/ambientale: è migliore la poesia Veglia di Ungaretti, o Alle fronde dei salici di Quasimodo, entrambe scritte da poeti ermetici in periodi simili ed entrambe con tema l'orrore della guerra? Il contesto è simile ed entrambe sono magnifiche; come scegliere quella migliore? Subentrerebbe ancora la bellezza soggettiva, capricciosa e sovrana; oppure, ci sarebbero persone che ti direbbero: a me non piace nessuna delle due. Il che per me è semplicemente inammissibile, ma va rispettato e valutato. Mumble.

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  3. Purtroppo (?) no, non credo esista un libro in grado di accontentare tutti, ma proprio tutti. Perché a qualcuno non piacciono i classici. Qualcuno non legge niente che non contenga una storia d'amore e qualcuno alza gli occhi al primo bacio che vede. Qualcuno non sopporta il fantastico di nessun genere, qualcun altro non riesce a tollerare la narrativa generale. E poi l'horror, sai le opinioni divergenti intorno all'horror? Cosa è horror, cosa non è horror, "mammamia il sangue no per favore che altrimenti qui io...!"
    Eccetera eccetera.

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    1. Vero. Però io parlo più che altro della qualità oggettiva di un'opera. Ad esempio, come ho scritto nel mio post, io detesto le storie d'amore, eppure ho letto Hunger Games, Divergent, ma anche classici come Cime Tempestose praticamente solo con quel faro, la speranza che i protagonisti, prima o poi, sarebbero stati insieme. E questo perché la qualità delle storie d'amore era alta, a prescindere da quanto io possa apprezzare sbaciucchiamenti vari. Poi c'è da dire che non tutti sono disposti a cogliere la qualità al di là del preconcetto (soprattutto con l'horror, il fantasy e la fantascienza, ho notato), ma temo anch'io che non ci sia un vero e proprio modo per individuare qualcosa che piaccia a tutti. Anche un solo verso di un'unica poesia non è detto che metta tutti d'accordo. Ma allora cosa? Un'unghia del David di Michelangelo? Una singola pennellata della Cappella Sistina? Ci sarà qualcosa che ci unisce tutti, universalmente, che ci fa tutti sospirare per l'estasi?

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  4. Da maschietto mi sono ritrovato tra amici a rispondere più o meno alla stessa domanda, chiedendoci se esisteva una bellezza oggettiva. Dico da maschietto perchè si parlava di donne! :P Ma in fondo il discorso relativo alle arti non è tanto diverso. Il fatto è che noi siamo "macchine" complesse da cui nascono opere più o meno complesse, destinate ad altre macchine complesse. Le variabili in un contesto simile si sprecano. Cosa abbiamo in comune? Alcuni elementi universali: quattro arti, due occhi, il sorriso, il battito del cuore, le emozioni primarie... In realtà non tantissimo. Cosa ci distingue? Il colore della pelle, quello dei capelli e poi, più nel profondo, il corredo biologico, la cultura sociale/familiare/gruppale, l'ambiente... E la maggior parte di questi elementi sono soggetti al tempo. Alcuni studiosi hanno bene sottolineato anche come la stessa scienza e le teorie (noi che pensiamo sempre di avere in mano la verità) sono soggette al tempo e alle culture. Così si modifica la verità.
    Mi immagino una strada che piano piano si ramifica, a volte capita che queste ramificazioni si ricongiungano con un'altra grossa strada parallela da cui ripartire, ma il processo si ripete di continuo.
    Come si può creare qualcosa che raggiunga tutti? Uno può dire: "Facile, creo qualcosa che sia di ampia interpretazione e ognuno ci legge ciò che vuole in base alle proprie esperienze". Il sole sul mondo, sole sulla strada. Sì ma poi c'è chi il caldo non lo sopporta...e quella luce buona per tutti ferisce gli occhi. Meglio fermarsi nell'ombra e rinunciare al viaggio per un po'. Allora si scopre che bisogna fare i conti non solo col contenuto ma anche con la forma.

    Rubo alla chimica una seconda metafora che descrive bene l'immagine che ho attualmente della ricezione dell'opera creativa. Ritorno alla nostra complessità...siamo molecole vaganti, ognuno con la propria peculiare struttura e combinazione di elementi.
    Questa struttura viene restituita nell'opera, altra molecola vagante. Il resto è semplice: questione di reazioni, e il tipo di reazione dipende dagli elementi in gioco.

    Ritornando alle macchine complesse, penso che se potesse esistere una bellezza oggettiva esisterebbero già delle ricette pronte e finite (in parte esistono, se si pensa agli archetipi del mito o della fiaba) che però, paradossalmente, annullerebbero la creatività. Forse la ricerca del bello serve proprio a metterci in discussione.

    Spero sia comprensibile. Ho scritto un po' di getto, mettendo insieme pensieri che covo da tempo e metafore nate all'improvviso.

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    1. Riflessione molto interessante. In realtà, secondo me un archetipo di bellezza oggettiva potrebbe essere raggiunto: non solo per il dilagare di tratti e lineamenti globalizzati (basti pensare agli interventi di chirurgia estetica), ma anche perché il cervello umano è fatto per trovare bello ciò che è maggiormente simmetrico. Un volto con dei difetti di simmetria non è ritenuto bello quanto uno simmetrico, perciò una sorta di "essere umano fisicamente perfetto" potrebbe essere raggiunto, come archetipo... anche se ci sarà sempre la voce fuori dal coro, temo. Quella a cui piacciono gli uomini bassi, grassi e pelosi, con le patacche sotto le ascelle. Non io, tra parentesi. Io sono indecisa tra Draco Malfoy e Tarabas. Ma comunque.

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    2. Trovarlo non so se si può..avvicinarcisi sicuramente. Io dico che è bellezza per la maggiorparte delle persone.
      La chirurgia estetica si rifà a connotazioni culturalmente accettate nel mondo, si avvicina a qualcosa che è universale. Ma lo è veramente? Adesso penso alle tribù africane in cui ci si allarga a dismisura lobi e labbra, o ci si allunga il collo.
      Oppure la simmetria..sì è vero, però come forse sai, visto il tuo interesse per il Giappone (e come mi insegnano, io che di Giappone ne so meno), là c'è (o c'era, tradizionalmente parlando) una forte predilezione all'asimmetria. Non so se ciò possa riferirsi al viso, probabilmente no, però è anche vero che i nostri visi non sono realmente simmetrici.
      Dipende dal punto di vista..e dalla lente di ingrandimento. Io in quanto a perfezione e bellezza oggettiva preferisco pensare a un "tendere a..."

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    3. Non sapevo del legame fra Giappone, bellezza e asimmetria! Puoi dirmi di più?
      Alla fine penso anch'io che sia più un tendere a, e anch'io ho pensato alle tribù Masai eccetera... ad esempio, in Africa gli albini vengono discriminati e trattati con ogni genere di brutture e violenze, mentre per esempio in India più una persona ha la pelle chiara, più è considerata bella. Ciò è legato anche alla loro concezione di religione, strettamente legata alla permanenza delle caste sociali; in base ad alcune regole dell'induismo, gli individui della casta degli intoccabili, o paria, hanno quasi sempre la pelle scura e vengono evitati dalla società, che li reputa invisibili, abbietti, sporchi e destinati ai lavori più umili e a contatto con la conciatura delle pelli, i cadaveri e tutto ciò che può contaminare l'anima.
      Per quanto riguarda la chirurgia estetica, trovo che stia avendo una influenza notevole nel tentare grottescamente di uniformare la popolazione che vi si affida a uno standard di bellezza omologato, ma in effetti parliamo di uno standard occidentale. Che poi, capita ad esempio che io e mamma guardiamo Face Off, un programma televisivo su Sky dove un gruppo di talentuosi make up artist, esperti di protesi e creazione di effetti speciali per il cinema, si scontri per decretare il più bravo; lì, tra i giudici c'è una stangona bionda, tale McKenzie Westmore, mi pare. Mamma ogni volta dice: eh belin, bisogna proprio dire che è una donna bellissima. Io la guardo e non comprendo. Se fossi un uomo non mi volterei mai a guardarla. Io impazzisco per il tipo opposto, ossia Thora Birch, ad esempio, che somiglia a una bambolina. Ma non solo. Però, in ogni caso, sono disposta a dire che "oggettivamente" quella bionda è una donna attraente, anche se non particolarmente per me. Io mi chiedevo, infatti, nel post, se potrebbe esistere un tipo di bellezza che magari non faccia impazzire nessuno (in un'opera d'arte o in una persona o luogo), ma che nessuno possa non dire che è oggettivamente attraente, anche un pochino.

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    4. Per quanto riguarda Giappone e asimmetria, purtroppo, non sono in grado di dirti più di quanto non potresti scoprire facendo una semplice ricerca su google. Conosco il dato, ma non ne conosco bene i dettagli. Sto giusto soddisfando ora la mia curiosità anche io, visto l'argomento, e si trovano alcune informazioni interessanti facilmente.
      Poi l'asimmetria non è nemmeno un concetto solitario, perché è associata a tanti altri elementi della cultura giapponese. Un altro costume diverso dalla tradizione occidentale è quello del Kintsugi , ad esempio, cioè riparare le cose rotte con l'oro. Noi le cose rotte le buttiamo via, il Giappone dà invece un valore alla storia dell'oggetto e al fatto che dall'imperfezione possa nascere qualcosa di migliore.
      Se poi parliamo di bellezza fisica oggettiva e soggettiva, il discorso si fa complicato. A istinto direi anche io che esiste una bellezza oggettivabile, riconoscibile da tutti pur non essendo necessariamente stimata da tutti allo stesso modo. Ma è quello che dicevo, il "tendere a..", cioè raggruppare un insieme di caratteri universalmente (?) riconosciuti e che siano apprezzabili al di là delle preferenze di ognuno. È da vedere se questo funziona ovunque...in africa, dove è tradizionalmente feconda la donna grossa e formosa, apprezzano le nostre modelle longilinee? E noi, viceversa? E ancora, come ironicamente ha commentato la mia ragazza, prova a far andare d'accordo un uomo a cui piacciono le bionde e uno a cui piacciono le more.
      Sarà un mondo dove vincono le rosse?

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    5. Ahahah, magari sarà un mondo dove vincono le blu come me! ;-P
      Anyway, il discorso dell'oro lo conoscevo e mi ha sempre affascinata molto. Secondo me alla fine c'è una bellezza oggettivabile solo per etnia. Ma in quanto alle opere d'arte non antropomorfiche? È lì che mi chiedo se esistano punti fermi, ma temo di no.

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  5. Secondo me, ma vado molto a istinto, nel caso delle opere non antropomorfiche si perde la distinzione culturale/etnica che abbiamo stimato come prevalente nel caso della bellezza fisica e si lavora ad un livello più profondo, o anzi, su più livelli a lungo raggio. Ognuno di noi è plasmato interiorizzando diverse qualità di elementi archetipici e in differenti quantità...faccio fatica a spiegarlo senza usare paroloni, e io non sono abituato a usare paroloni XD ..Intendo dire.. forma, colore, suono, associazioni emotive a specifici eventi, ecc...
    Nella mia ignoranza direi che ciò che va a toccare più nel profondo, alle radici dell'uomo, è ciò che può smuovere emozioni in più persone. Non a caso nel primo post ho tirato fuori la questione del mito e delle fiabe. Perchè lì c'è una rappresentazione di alcuni punti fermi dell'uomo e delle sue storie: paure ataviche, spiritualità, amore e odio, elementi base della narrazione, dell'immagine..

    Al tempo dell'università avevo lette un libro interessante di estetica, che va più nel particolare. Un centinaio di pagine alla ricerca della definizione del bello..definizione che ha una storia non poco articolata. Si può dire che alla fine del libro non si sia ancora giunti a una risposta! Però l'ho trovato interessante e il professore era in gamba. Ti lascio il titolo, nel caso fosse reperibile:
    "Lezioni di Estetica - F. Bollino"

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    1. Wow, grazie mille Andre per il titolo del libro, devo dire che mi ha sempre incuriosita quella materia quando leggevo i vari piani di studio universitari!
      Devo dire che con il riferimento alle fiabe e alle paure ataviche secondo me ti sei avvicinato molto a quel concetto che vado cercando io, anche se, anche lì, c'è sempre qualcuno di "diverso" dagli altri.
      Ti faccio un esempio: il cervello umano è composto da varie parti organiche. Una di queste è l'amigdala, che è la sede della paura e del riflesso "fight or flight", cioè attacco o fuggi. Che poi, anche lì, c'è anche la terza opzione, che è quella del congelamento, ma questo è un altro argomento.
      Se a te facessero vedere con estrema velocità una serie di immagini difficilmente distinguibili contenenti tutte oggetti di uso comune (penne, sedie, portafogli eccetera) non riusciresti a distinguerne pressoché nessuna (parlo di alta velocità). Se però fra quelle immagini ne mettessero qualcuna di un ragno o un serpente, anche se la vedresti per la stessa frazione di secondo delle altre, quel ragno ti farebbe saltare o comunque lo noteresti, rispetto alle chiavi di casa. Perché in antichità quel tipo di riflesso e istantaneo riconoscimento di una minaccia era fondamentale per la sopravvivenza: c'era pieno di serpenti, ragni velenosi e simili e il cervello si è evoluto per identificarli con la massima celerità e darti modo quasi istantaneamente di scappare. Milioni di persone al mondo sono aracnofobiche, ma chi ha paura delle chiavi di casa? Nessuno. Cioè, lo spero, almeno. Il punto è che invece ci sono quelli appassionati di aracnidi (io sono appassionata di arachidi, ma è un'altra cosa), così come gente (io) a cui i serpenti o i topi fanno tenerezza. A me ad esempio non fanno paura gli scorpioni, eppure è un aracnide come il ragno, che invece mi fa andare semplicemente fuori di testa. Anche qui, cosa c'è di più oggettivo del cervello umano che accomuna l'intera specie, e delle esperienze ataviche, ancestrali e collettive della nostra mente? Nulla. Eppure, alcuni non si uniformano al canone. Perché? Perché, dannazione?

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    2. Scusa se ho staccato le risposte, non mi sono reso conto di aver fatto casino con l'ultimo messaggio! Comunque..

      Qui si apre un altro grande ramo del discorso secondo me. Quando io parlo di elementi profondi dell'uomo, comprese le paure ataviche a cui facciamo riferimento e le risposte emotive a queste, mi trattengo dal giudizio sulla qualità della reazione. Cerco di spiegarmi meglio. Ci sono elementi che piacciono o non piacciono. Ce ne sono altri che, ancora prima, attivano una reazione oppure non la attivano. Ecco, secondo me nel campo dell'arte è interessante guardare questo...il giudizio è costruito, da un lato, dalla qualità emotiva scaturita e, dall'altro, dalla capacità comunicativa di attivare queste emozioni. Esiste una forma di indifferenza a certi elementi, esiste una certa cecità/sensibilità che guida le scelte e i gusti. E le stesse risposte emotive possono essere ambigue.
      Prendiamo ad esempio i ragni...anche io sono aracnofobico, ma questo non vuol dire che l'immagine o la descrizione di un ragno in un certo contesto mi possa risuonare negativa. Pensa agli horror, pensa a IT, tu che sei fan di Stefano Re. Milioni di persone odiano i clown, ma poi, chissà perché, nel contesto del film il brivido di paura può diventare un brivido di piacere, così com le montagne russe sfruttano proprio l'adrenalina per farti apprezzare qualcosa che va contro la natura dell'uomo. Per la cronaca, io sulle montagne russe cerco di non salirci, sto male, ma riconosco che a un certo punto della sofferenza arriva una forma di piacere-euforia. Forse perchè così diventiamo spettatori delle nostre paure restando al sicuro.
      Ma ci sono elementi che vanno più nel profondo, vanno al simbolo, e sono quelli che ci collegano e aprono i canali di comunicazione secondo me. In "La scimmia nuda" di Morris, bellissimo libro anche se un po' datato scintificamente, c'è un capitolo dedicato alla ricerca del perché serpenti e ragni siano così odiati o temuti (la ricerca in verità è una semplice supposizione basata sulle risposte date da 12000 bambini durante un programma televisivo di zoologia). Morris dice "non si può spiegare unicamente con l'esistenza di esemplari pericolosi. [...] i serpenti vengono odiati perché sono "scivolosi e sporchi" e che i ragni ispirano repulsione perché sono "pelosi e striscianti". [...] Che vi sia o meno una reazione innata verso queste creature in entrambi i sessi, ciò non può spiegare lo spettacolare balzo dell'odio verso i ragni che si associa alla pubertà femminile (ragni). L'unico indizio che abbiamo è il ripetuto riferimento ai ragni fatto dalle ragazze come a delle cose orribili e pelose. La pubertà è il periodo in cui sul corpo maschile e femminile cominciato a spuntare ciuffi di peli. Per i bambini i peli del corpo sono fondamentalmente una caratteristica maschile.Pertanto la crscita di peli sul corpo di una ragazza ha per lei un significato (inconscio) più sgradevole di quello che sarebber per un ragazzo. Le lunghe zampe del ragno sono più simili a peli e più evidenti di quelle altre piccole creature come le mosche, per cui ne rappresentano il simbolo ideale."
      Ora mi chiedo se io abbia paura dei ragni forse perchè sono glabro a metà XD ..ma vabbè. Al di là dell'esattezza o inesattezza di queste ipotesi, la mia intenzione è mettere il fuoco proprio su questi simboli che stanno alla base. Però così finiamo per scrivere un libro a quattro mani in forma di dialogo.

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    3. Ultimo pensiero: la mia ragazza mi parlava di 50 sfumature di grigio l'altro giorno, commentando la nostra discussione, come esempio di qualcosa che si ama o si odia. Non è sicuramente oggettivamente bello, ma è un caso editoriale. Cosa succede lì? Intanto sarebbe da chiedersi se il caso è valido anche fuori dal mondo occidentale oppure no. Però ecco, per sostenere la mia tesi, ho il sospetto che suddetto libro sia più carico di riferimenti culturali che di riferimenti simbolici (sì ok il sesso è alla base della psicologia freudiana, però per quello che ho letto mi sembra che i riferimenti del libro siano piuttosto superflui e fortemente espliciti). Così, secondo me, si spiega perchè viene apprezzato da tantissimi (per fattore culturale) ma assolutamente non considerato, se non disprezzato da un'altra grande fetta di lettori (e qui il disprezzo credo sia esterno al testo specifico ma piuttosto verso l'editoria, all'accoglimento positivo, ecc..). Bon..chiudo il messaggio perchè poi finisco per confondermi le idee da solo! XD

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    4. Davvero incredibilmente interessanti queste teorie sui ragni, anche se mi suonano vagamente "lombrosiane" (in senso molto lato) e quindi non so quanto attendibili; io so perché ho paura dei ragni, o almeno perché mi sia nata, e ciò è legato a un episodio della mia infanzia (tipo 5-6 anni, forse 4-5). Prima li odiavo? Non lo so, non ricordo. Ma so che un ragno scatena una repulsione istantanea e immediata per i motivi che ti dicevo nella stragrande maggioranza delle persone, in tutto il mondo (e mi viene in mente una scena del tipo: Meanwhile, in Thailandia... XD). Ad alcuni no. Idem i topi, io li adoro e se vedo un mucchio di topi mi viene naturale pensare di volermici tuffare in mezzo per sentire la loro morbidosità. È possibile che in maniera ancestrale e andando indietro fino alla preistoria i miei avi non abbiano avuto a che fare in maniera negativa con i topi, ma solo con i ragni? Chissà. Mi intrippano un sacco queste cose XD

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    5. Ah, su cinquanta sfumature di grigio non mi pronuncio nemmeno. È stata solo una raccapricciante allucinazione collettiva dovuta allo stress.

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  6. Non esiste, io credo. E' possibile invece che in ogni libro ci sia una almeno frase, se non un personaggio, un avvenimento, che rimarrà in te, senza che neanche ricordi più dove l'hai letta. Penso che un libro dai molti riverberi possa dare almeno questo a tutti.

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    1. E potrebbe esistere una sola frase, allora, che piaccia proprio a tutti? Così qualitativamente perfetta da mettere d'accordo tutta la popolazione? Io non credo... e contemporaneamente lo credo. Ricordo Camus, La peste e lo scrittore che passò la vita a perfezionare un'unica frase, finché non ne fu perfettamente soddisfatto. E quella frase mi piacque così tanto, pur non parlando di qualcosa che mi interessava, che dovetti inchinarmi.

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  7. Devo dire che il tuo post mi è piaciuto un sacco e ho trovato anche molto interessante lo scambio di opinioni con GreenNoize.
    Mi piacerebbe però ripartire dalla domanda che avevi posto.."Esiste il libro più bello del mondo?"
    La domanda trovo sia splendida, ma la risposta credo sia molto, molto difficile. Chi legge parecchio ha più probabilità di altri di trovarlo, ma difficilmente ne proclamerà solo uno.
    Per me "Furore" di John Steinbeck, "l'Alchimista" di Paulo Coelho, "Harry Potter" di J. K. Rowling, sono sicuramente 3 dei libri che ritengo dovrebbero essere letti, ma ce ne sono anche altri..

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    1. Anche secondo me sono tre libri imprescindibili, non tanto per la bellezza soggettiva quanto per la qualità dell'opera e per l'insegnamento che veicolano verso il lettore. La persona che inizia a leggere quei libri non è la stessa che li finisce. Non la sarà mai più.

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  8. Per me il libro, anzi ebook, più bello, che ho letto di recente è "Non è mai troppo tardi per essere quello che vuoi essere" di Miss Dreamer in vendita su https://payhip.com/missdreamer.
    Alcuni consigli sembravano scritti apposta per me!

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    1. Ciao! Grazie per il consiglio, si tratta di una sorta di libro di autoaiuto? In genere non ne leggo, ma talvolta mi sono imbattuta in un paio di libri di questo tipo che mi hanno sostenuta non poco in momenti bui della mia vita :)

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  9. "Più che un sogno certi libri sono un incubo. L'incubo del romanzo perfetto. Quando finii di leggere "Mentre morivo" di William Faulkner per qualche giorno non riuscii a dormire. Altro che sognare! Mi chiedevo con angoscia come avesse fatto lui, William, a continuare a scrivere dopo tanta perfezione. Perché al sogno del romanzo della tua vita potrebbe seguire l'incubo di essere arrivato al capolinea. Da scrittore mi ha sempre perseguitato il terrore di essere troppo soddisfatto delle cose che scrivo, e "Mentre morivo" mi è sempre sembrato un romanzo perfetto; il romanzo in cui ho continuamente paura di imbattermi. E allora mi sono detto che quando incontro storie di questo tipo è meglio che a giudicarle sia il lettore che è in me e non lo scrittore; per fortuna, infatti, l'incubo dello scrittore passa, ma il sogno del lettore resta. (Marcello Fois)

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  10. Scopro per caso questo blog, e subito sono stata attratta da questo post.. posso dire la mia, anche se sono una new entry? ^_^
    No che non esiste, il libro perfetto. Come dici tu, i libri non solo li leggiamo, ma li metabolizziamo, nè più nè meno come facciamo col cibo, scomponendoli in minuscoli elementi essenziali che poi utilizziamo per ricomporre qualcosa di nuovo, una parte di noi stessi. I libri ci cambiano. Ma anche noi, crescendo, cambiamo il nostro approccio coi libri. Da ragazza, tanto per citare Narciso e Boccadoro che tu tiri in ballo, adoravo Herman Hesse. Lo leggevo in due giorni, trascrivevo sulla Smemoranda frasi su frasi, lo adoravo, trovavo che fosse la chiave di lettura del mondo. Adesso, a 37 anni e con un figlio alle spalle, provando a riprenderlo in mano l'ho trovato stopposo ed indigesto.
    MA questo è in fondo il bello dei libri... sono lì, a centinaia, pieni di messaggi e di emozioni da trasmetterci; e ognuno di noi viene attratto da uno o dall'altro a seconda del proprio stato del momento.
    Io credo che la scrittura sia in sè un qualcosa di perfetto; la possibilità di trasmettere ad altri, fuori dal tempo e dallo spazio, un messaggio.

    Ops! Sono stata incredibilmente prolissa ^_^ ... ma il tema del post era allettante, non potevo non dire la mia!!

    Passami a trovare, se hai voglia, su www.metedinchiostro.blogspot.com ;-)

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    1. Ciao Letizia, intanto ti ringrazio per il tuo bellissimo messaggio e ti do il benvenuto sul blog :) come avrai notato ultimamente non lo sto aggiornando, e così la pagina FB, perché sto vivendo un periodo molto intenso e impegnativo da ogni punto di vista e sono un po' in difficoltà! Tornerò a farlo appena possibile, quanto prima.
      In ogni caso, trovo che il suo sia uno dei commenti più belli, sono d'accordo con ogni parola e anch'io, a distanza di anni, mi sono ritrovata a provare emozioni molto diverse per uno stesso libro... è la magia dei libri (e non solo di essi), che ci permette di accedere a quel mondo alternativo attraverso una porta, in un certo momento della nostra vita, ma che ci vietano quell'accesso più avanti, salvo offrirci una nuova via di fuga, un nuovo percorso tra i boschi. Per me non c'è niente di più bello di leggere, tranne scrivere <3

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Tu.
Sì, proprio tu.
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