giovedì 5 marzo 2015

Il cacciatore di draghi - J. R. R. Tolkien




Premessa: ero indecisa se pubblicare questa recensione, non perché il libro non meriti, bensì per via del mio stato d'animo. Continuo a essere me stessa, o quella che credo essere me stessa: lettura, scrittura, letteratura, lingue straniere, videogiochi, film, musica metal, medicina, filosofia, astrofisica... esco con i miei amici, visito mostre, città, passiamo ore a parlare e passeggiare nella natura così come fra i negozi, solo non esco di sera se l'obiettivo è bere (abitudine che reputo pateticamente squallida), o andare in discoteca, pub... musica a bomba, gente ubriaca, non si può nemmeno parlare... no, non è roba che fa per me. Senza contare che tutti vorrebbero che ci andassi e, soprattutto, che lo facessi per rimorchiare: doppiamente squallido. Eppure è ciò che ci si aspetterebbe da una ventottenne single. E' ciò che la società si aspetta da bambine di dodici, tredici anni e da lì in avanti non si può più tornare indietro; non è concesso dal branco.
Io non voglio.
Non me la sento, non posso.
Sarebbe come pisciare sulla tomba della mia anima.
Eppure non posso fare a meno di essere attanagliata dal terrore di vivere sola per tutta la vita, di vedere i miei amici andarsene uno dopo l'altro, farsi una famiglia, mentre la mia casa diventerà sempre più silenziosa e fredda, con me imprigionata dentro come una pietra indigeribile in un intestino buio.
E' così strano avere queste paure?
E' così strano essere me?
Vi prego di aiutarmi, di darmi qualche consiglio, conforto... qualcosa.

Andando al libro, si tratta di un romanzo breve - o racconto lungo a dir si voglia - d'avventura, pubblicato dal buon vecchio J. R. R. Tolkien nel lontano 1949. Uscito in Italia solo nel '75, questo libro ha più elementi della fiaba, o favola, rispetto ad altri suoi romanzi spiccatamente fantasy (non che questo non lo sia); il genere è veicolato anche da uno stile di scrittura semplice, scorrevole e senza fronzoli, ben diverso dal Tolkien descrittivo e un po' verboso del magnifico Il signore degli anelli.
Eppure, pur accarezzando solo da lontano quel mondo di elfi e hobbit, Il cacciatore di draghi resta un pezzo inestimabile della collezione tolkeniana: Giles, agricoltore di poche parole di Ham, si ritrova suo malgrado - un po' come Frodo e Bilbo prima di lui - a diventare il protagonista della trama e a dover fare appello a tutto il suo coraggio, un po' spinto dall'orgoglio e un po' dai suoi compaesani, per affrontare prima un gigante che stava devastando i suoi campi, poi addirittura un drago.
Non solo uomo di terra, Giles si riscopre uomo d'arme e, soprattutto, di diplomazia e astuzia sopraffine: le battaglie che dovrà combattere non sono solo quelle contro le bestie e le creature mitologiche del "Vasto Mondo là fuori", come lo evoca Tolkien nelle prime pagine, ma anche contro gente comune, malpensanti del suo paese e addirittura il Re.
Un altro "eroe per caso"! :)

E' un libro che consiglio a tutti, sia ai ragazzi che agli adulti (che ai bambini, peraltro) che vogliano approcciarsi a Tolkien in una versione più soft e democratica rispetto alle sue opere più corpose!

E voi? Lo avete letto? :)

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