domenica 15 febbraio 2015

La figlia del nord



Fluttuando nella mia navicella spaziale, sono giunta ai margini di una galassia nuova: quella del fantastico, della fiaba per adulti che sradica la mente dalla grigia quotidianità per accompagnarla su una nuvola soffice, lontana da tutto.
Avevo sempre snobbato il genere in sé, non tanto perché non mi piacciano le fiabe (per adulti o meno), quanto piuttosto per una sorta di scetticismo nei confronti dello stile di scrittura, per me fondamentale per invogliarmi a leggere un libro, che ho in genere individuato nei romanzi appartenenti a questo filone: un minestrone di descrizioni del tipo tripla porzione di lasagne della nonna e caratterizzazione dei personaggi pari a quella di un cocktail di gamberi.

Poi, un bel giorno mi sono resa conto che avrei dovuto dare qualche possibilità in più a questo genere e la mia migliore amica Maura, l'instancabile sostenitrice di tutto ciò che appartiene al filone del fantastico, mi ha consigliato questo libro.
Bello.
Ma con riserva.

La storia è una rivisitazione in salsa glaciale (l'ambientazione oscilla fra varie terre, quasi tutte a temperatura artica, primo punto a favore) del mito di Amore e Psiche: Rose, la protagonista, è una nata a nord. Secondo un'antica leggenda i bambini nati mentre la madre era rivolta verso un preciso punto cardinale saranno caratterizzati da certe peculiarità, un po' come nel nostro oroscopo o tema astrale. E allora Rose, nata rivolta a nord, sarà una bambina emblematica, con una gran voglia di esplorare e l'argento vivo addosso. Un po' amandola, un po' temendo la sua temerarietà, Rose cresce fino a quando, un giorno di gelo polare, proprio mentre i suoi genitori si stanno preparando a perdere una delle sorelle di Rose per una terribile malattia, un orso bianco bussa alla porta della vecchia casa di famiglia... starà a lei ascoltare la sua proposta e decidere non solo per la propria vita, ma anche per quella di sua sorella. L'orso bianco sarà lapidario: ha una sola settimana per scegliere.
Rose è combattuta, ma è a questo punto che, con un colpo di scena (solo per lei, perché noi sapevamo la verità fin dalla prima pagina), scopre la verità sulla propria nascita e prende la sua decisione. Da questo momento l'eco del mito di Amore e Psiche ritorna più forte che mai, sia nelle sue tinte diurne che in quelle, più fosche, notturne.
Molte le prove alle quali verrà sottoposta, di curiosità come di coraggio, fino a quando una notte la tentazione di scoprire la verità sul suo nuovo ospite sarà troppo forte, e allora...

Beh, e allora andrete in libreria e lo acquisterete *-*

Quindi, la trama è abbastanza ben strutturata: c'è il mito di base rivisitato, un buon contorno e alcune leggende "artiche" che ben s'intrecciano alla trama principale.
I personaggi oscillano tra l'essere ben delineati (la protagonista Rose e sua madre, ad esempio, con le loro caratterizzazioni opposte, sono ben tratteggiate) e il poterli tranquillamente scambiare l'uno per l'altro, e questo è un grosso punto a sfavore. La mia amica non l'ha notato, per carità, magari sarò io troppo pignola, ma per quel che mi riguarda ogni personaggio deve possedere un proprio punto di vista e un proprio linguaggio e modo di agire a seconda della propria personalità, cosa che qui manca completamente.
Per fortuna la scrittrice utilizza l'espediente del punto di vista poliedrico, intitolando ogni capitolo col nome del personaggio protagonista e cercando di cambiare quindi il punto di vista dell'Io narrante, ma senza grande successo.

Lo stile di scrittura: semplice, scorrevole, un bel punto a favore. Il vero problema è che il romanzo non è costante: inizia bene, scorre senza particolari avvenimenti per diverse pagine, poi finalmente s'impenna e a quel punto sì che trascina via, in un mondo di ghiaccio, abiti del colore della luna e orsi bianchi vittime di un potente incantesimo.

Altro problema: non c'è un colpo di scena, né una svolta nella trama. Di nessun genere. Tutto è interamente lineare e prevedibile, dalla prima all'ultima pagina. E' impossibile trovare il minimo accenno di suspance, tranne per un particolare che non vi rivelerò, a dire il vero piuttosto intrippante.

Eppure, per qualche motivo, continuerete a leggerlo. Vi ritroverete a desiderare quelle tiepide ore pre-notturne in cui potrete godervi queste pagine di neve e amore non rivelato fin quasi alla fine, quando la protagonista avrà collezionato non solo una robusta dose di avventure e viaggi, ma anche qualche insegnamento... anche se, dai, non si può certo parlare di Bildungsroman.
Rose non impara molto da tutto ciò che le succede, non subisce una vera evoluzione... insomma, è sempre lei, la vecchia Rose, con qualche anno di più e un lungo viaggio alle spalle.

Quindi, un libro "nì", o meglio, "so".
Lo consiglierei? Sì, ma solo agli amanti del genere che non si aspettano emozioni particolari.
Leggerei altro dell'autrice, Edith Pattou? Beh, direi di sì.

A voi è piaciuto? Cosa ne pensate?

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