domenica 20 dicembre 2015

Vincitore del giveaway e sugosi aggiornamenti librosi


Buonday!
Glorioso giorno!
Cioè, glorioso solo per il vincitore del mio primo giveaway, ma sempre glorioso. O gioiglorioso, per citare il film "Alice in Wonderland". A proposito, avete letto anche voi che nel 2016 uscirà il seguito? Siete felici? Vorreste cavarvi gli occhi con un attizzatoio arroventato? Io sono a metà fra i due estremi, credo. Perché il primo film mi è piaciuto per alcuni versi, ma l'ho anche detestato per altri. Un avvitamento su se stessi degli ultimi ruoli, talvolta marginali come in "Into the wood", interpretati dal grande Johnny Depp. La deliranza. Il finale vuoto e un po' imbarazzantello. Il lessico, qua e là, troppo "ciciacioso". La deliranza. La deliranza.
Ma forse il nuovo capitolo ci riserverà delle sorprese, chi lo sa?, anche "Alice attraverso lo specchio e quel che vi trovò" lo preferisco, come libro, ad "Alice nel Paese delle Meraviglie", perciò forse sarà un successo. E forse vi state chiedendo perché io vi stia propinando questo pippone infinito su Alice nel Paese delle Meraviglie invece di comunicarvi il vincitore del giveaway e basta, ma oggi mi sento dispettosa, perciò dovrete aspettare ancora un po'.
Sì?
No?
E va bene.
Ve lo dico.


COMPLIMENTI AD ALESSANDRO COCCO! :D
Ho già verificato: ha seguito tutte le regole in maniera corretta, inoltre l'ho già contattato anche privatamente per comunicargli la vincita, oltre ad averlo celebrato con tutti gli onori sulla mia pagina Facebook. Sono contenta per lui! ^.^
Per tutti gli altri: tranquilli, a breve indirò un nuovo giveaway, la fortuna girerà anche per voi! Nel frattempo, godetevi i miei prossimi aggiornamenti librosi, che inizierò a proporvi fra... sì, direi un paio di righe.

Al momento ho sospeso la lettura di "Sulla strada" di Jack Kerouac, di cui avevo iniziato a parlarvi qui e qui. Non che sia brutto, anzi: come ho scritto nei post che vi ho linkato, si tratta di una scrittura fluida, senza un inizio e senza una fine, un flusso di paesaggio come una sorta di diario di viaggio mentale.
E allora potreste chiedermi: perché l'hai interrotto? Da come ne parlo, parrebbe una follia fermarsi dopo poche decine di pagine. Il motivo è uno: c'è un momento per leggere ogni libro, nella vita, e questo per me non è il momento di leggere "Sulla strada". Non riesce a prendermi, non riesco a goderne. Per l'impaginazione, forse, che è pesante e con pochi capoversi a capo? Per la tematica, che all'inizio parlava di paesaggio e spirito di avventura e ora vira sempre più verso le droghe e l'uso del corpo femminile come divertimento legittimo per qualunque ragazzo che voglia trastullarsi un po' la sera? Forse sì, forse no. Il fatto è che Kerouac, come ho appreso leggendo un po' su di lui e guardando uno speciale sulla sua vita e sulla Beat generation che ho apprezzato parecchio, ha scritto questo libro in tre settimane. Tre settimane che ha passato chiuso nel suo appartamento, bevendo e assumendo benzedrina (anche se lui, nel suo diario, scrisse di aver assunto solo caffè; non sono nessuno per dubitarne, ma in molti hanno ritenuto che non avesse detto la verità), dormendo e mangiando poco... e questo si percepisce. Traspira dalle pagine come sudore dalla pelle di un avvinazzato.

Non voglio parlare male di Kerouac, anzi: io stessa, che sono molto più lenta di lui nella scrittura, l'ho ammirato e invidiato più volte per la sua velocità. Ma nello speciale svelavano anche un dettaglio che mi è rimasto impresso: il motivo per cui scriveva così velocemente e in quello stato le sue opere non era la sconsideratezza, o una mancanza di cura del proprio corpo, e nemmeno la voglia di trasgredire. Kerouac era terrorizzato dai lunghi mesi, talvolta anni, che accompagnano il processo creativo di un'opera. I dubbi, le angosce, la paura di non essere all'altezza. L'ansia. I non sono capace, non ce la farò mai. I non posso crederci di avercela fatta a finire di scrivere il mio precedente romanzo, ora come farò a ingannarli anche con questo?. Il tetro vuoto nero della sfiducia nel proprio talento.
Così, si buttava a capofitto nella scrittura e ne usciva, pallido, tremante e talvolta ubriaco, qualche settimana dopo. Il suo talento è indiscusso: non sono l'alcol o le benzedrine a fare uno scrittore, altrimenti tutti i ragazzini che vomitano il sabato sera sarebbero tanti Montale e Neruda. Kerouac aveva un sincero e infuocato talento per la scrittura, ma ancora oggi posso dire che mi dispiace per lui, per quell'uomo terrorizzato che ha deciso di bruciare a una velocità doppia rispetto al normale, pur di non patire le lunghe attese, la fredda voce che ti sussurra che non ce la farai mai a mettere insieme quelle dannate quattrocento pagine, mai. Riesco quasi a vederlo mentre riemerge dalla sua stanza, fermo sullo stipite. Credendo, forse, di aver vinto la paura, ma preda del terrore più grande: la paura di avere paura.
E "Sulla strada" è troppo, per me. Ogni pagina è satura, sudata, fluida come sangue misto a lacrime e gocce di vino: un piccolo romanzo a sé stante, in un certo senso. Non sono ancora pronta per leggere cinquecento pagine così. E' una mia mancanza, non un difetto di Kerouac. Per ora, io e Jack dobbiamo salutarci da buoni amici e darci appuntamento a data da destinarsi.

Per riprendermi da questa lettura ho iniziato e già quasi finito il breve "Come preparare un fuoco" di Jack London. In questa versione, edita da Mattioli 1885, di cui vi avevo accennato qui, coesistono le due versioni del racconto: quella che London ha scritto nel 1902 e pubblicata in Youth's Companion e anche quella, riveduta, pubblicata nel 1910 nella raccolta Lost face.
Non ho ancora finito di leggere la seconda versione, ma la differenza fra le due non è solo in termini di contenuto ed eventuale finale, come leggiucchiavo nel saggio introduttivo: le due forme di scrittura sono ben diverse, così come lo stile narrativo e anche, nel secondo racconto, una preferenza per la paratassi, ossia per l'accostamento di frasi dello stesso livello separate da virgole o punti, ma con poche subordinate. Frasi secche, veloci, ritmate.
Nella prima versione il protagonista, un giovane uomo pieno di fiducia nelle proprie possibilità contro l'infuriare degli elementi, è allegro, forzuto, pieno di risorse e inventiva. Ha piena certezza nella propria superiorità su tutto il creato, mentre l'uomo protagonista del secondo racconto, almeno per ora, è molto diverso. Anzi, più che diverso, è lo stesso uomo, solo che è invecchiato. Non di otto anni, ma di trenta o quaranta, e ha sopra le spalle l'esperienza di una vita che gli ha dimostrato quanto lui non abbia alcun potere di piegare il fato o gli elementi naturali. Una vita che lo ha preso per la collottola e riportato nella cucciolata a suon di morsi e ringhi. Più volte. Mordendo sempre più a fondo.
Non conosco la biografia di London, perciò non so se questo possa in qualche modo riflettere un suo cambiamento interiore, ma sarebbe interessante scoprirlo. Leggerò qualcosa sull'argomento quanto prima. Rimane il fatto che vi consiglio questa breve lettura, una piccola chicca che divorerete in un paio d'ore di freddo, neve e dello scoppiettio di rami che prendono fuoco.

5 commenti:

  1. Grazie anche qua ;)

    Sulla strada lo stavo per iniziare tempo fa (mi fu prestato) ma per una serie di motivi non sono riuscito a farlo ed è tornato a casa sua :D Ammetto però che non morivo dalla voglia di leggerlo... xD

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    1. Eh! So che è considerato non solo il manifesto della Beat generation ma anche un classico senza tempo e pieno di meriti, padrino di grandi innovazioni: ad esempio, il fatto che il protagonista non sia più solo una persona o un gruppo di persone, ma il viaggio stesso, anzi, il vivere lungo la strada di ciò che gli autoctoni possono offrire: droga, alcool, sesso, divertimenti, trasgressioni, ma anche semplicità e genuinità. Per non parlare dei canoni classici, che vogliono la presenza di una Domanda Drammaturgica Principale che porti avanti tutta la storia, definita da un inizio e una fine più o meno precisi. Lo so, giuro che lo so... ma non riesco ugualmente a leggerlo. È... come posso dire? Molto dimostrativo. Un po' forzato, anche. Baricco style. Lo so, è una bestemmia mettere Baricco e Kerouac nella stessa frase, se non addirittura sullo stesso piano, ma mi hanno dato un'impressione simile.

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  2. Sono contenta che abbia vinto Alessandro Cocco!
    Ho notato che ha scritto commenti su post diversi, ha parlato di libri letti e ne ha consigliato degli altri...insomma un buon lettore!
    Attendiamo di conoscere quali testi sceglierai per il prossimo giveaway...

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Tu.
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