C'è una cosa che accomuna tutti noi scrittori: l’amore per i nostri personaggi. Spesso ci perdiamo a guardare dalla finestra, una mano sotto il mento, fantasticando su di loro, su cosa fargli succedere e come potrebbero sentirsi nello svegliarsi nel cuore della notte e trovarsi soli. Credo sia questo ad avermi colpita di più di "Tenebra Lux". Il rapporto personaggio-autore. La presenza costante e confortante di essi nei momenti più oscuri.
Ma andiamo con ordine.
Titolo: Tenebra Lux
Autore: Alessandro Del Gaudio
Casa Editrice: Leucotea
Genere: Dark/Urban fantasy
Pagine: 174
L'inizio del libro è fresco e originale, ben congeniato: non solo presenta il protagonista dal punto di vista di un personaggio secondario, espediente che apprezzo sempre, ma catapulta subito in un mondo tridimensionale, caratterizzato dal profumo succulento della carne e dalle risate di una cittadina riunita per festeggiare la Pasquetta. Qui facciamo la conoscenza del nostro eroe, Ruffo, un fumettista affetto da una insicurezza cronica con le donne e da un paio di problemi con la sua ragazza: litigi, piatti rotti. Robetta tranquilla, insomma.
La sua sofferenza non può che aumentare quando, durante una telefonata, scopre che la ragazza lo tradisce. Ruffo precipita nell'apatia e nello sconforto: cerca aiuto nei consigli degli amici, esce a bere qualcosa, si getta a capofitto nel lavoro. Nulla, però, sembra tirarlo su di morale, finché una sera, passeggiando per la città in cerca d'ispirazione, non ode un pianto.
In un vicolo, incontra la donna di cui s'innamorerà perdutamente: Alice, una bellissima senzatetto. Nonostante la ragazza si trinceri fin da subito dietro un silenzio ostinato, Ruffo non se la sente di lasciarla al freddo, tutta sola: portatala a casa, le dà una camera e cerca di farla sentire a suo agio. L'influenza della presenza di Alice nell'appartamento, però, non tarda a manifestarsi: già dalla prima notte, Ruffo comincia a fare incubi agghiaccianti su un clown diabolico. Nonostante ciò, lui s'innamora sempre più della ragazza finché, una notte, i due si ritrovano a letto insieme. E' proprio allora che tutto precipita all'improvviso: dal niente, Ruffo perde i sensi e cade in coma.
Da qui, la storia cambia marcia: risvegliatosi in una sorta di versione-Silent-Hill della sua città, Ruffo inizia a vagare per cunicoli e strade deserte, zigzagando tra saracinesche abbassate e incontri con personaggi talvolta spiritosi, talaltra inquietanti, come Pakinopah, il clown, o come Tenebra Lux, lo spirito mefitico che infesta questa sorta di città upside-down.
In sua difesa intervengono delle figure di cui lui non ricorda nulla, ma che si rivelano alleate preziose, determinate a risvegliare la sua volontà di trovare l'uscita dal limbo.
Ruffo ce la farà?
Beh, non ve lo dico, perché il libro merita. E' scorrevole, lineare - e, complice la brevità, stuzzica la curiosità. Per me, che adoro le premesse ed entrare in sintonia con il protagonista, le prime pagine sono state affascinanti, ma è la seconda parte del romanzo quella che ho amato di più, soprattutto il punto in cui i compagni di viaggio di Ruffo rivelano la loro natura.
La prosa è un altro aspetto positivo del romanzo: descrittiva ma con il dono della sintesi, non annoia, anzi, invoglia alla lettura; la semplicità dello stile contribuisce a creare un legame fra il lettore e i personaggi, ma non si risparmia alcune vette di ottima prosa, specialmente in occasione della rivelazione di cui vi parlavo poche righe fa.
Perciò, un libro tranquillo, da leggere quando si cerca qualcosa di toccante ma anche leggero, però (c'è sempre un però) non esente da alcuni aspetti sui quali io, personalmente, avrei lavorato di più.
Tralasciando qualche svista di battitura e nei tempi verbali (ma è una cosa che noto spesso, negli autori contemporanei: in molti preferiscono il passato remoto anche quando, parlando di un episodio passato della vita dei personaggi, sarebbe da preferire l'uso del trapassato prossimo), ci sono un paio di elementi che mi hanno lasciata perplessa.
Parto dal primo. Se da un lato Ruffo è un protagonista simpatico e accessibile, dall'altro ci sono stati momenti in cui ho percepito una rottura dell'incantesimo della lettura, come quando, ad esempio, lui incontra i vari personaggi nella città alternativa. Mi spiego: io capisco che Ruffo sia confuso e abbia perso gran parte dei ricordi, ma personalmente ho trovato che le sue reazioni fossero troppo trama-service. Voglio dire, ok tutto, ma se io mi ritrovassi in una città che sembra la mia dopo una guerra postatomica e davanti a me apparisse un clown alla IT, penso che mi teletrasporterei istantamente in Cina. E, se anche sopravvivessi al confronto con lui, credo che dopo mi rinchiuderei nel primo cassonetto della spazzatura e ci morirei serenamente dentro, senza mai più riaprire il tettuccio, tremando di terrore. Ora, capisco che magari io sono una fifona, ma ho trovato Ruffo un po' troppo impassibile, come se nulla lo turbasse.
L'altro dubbio è rappresentato da Alice: per carità, è una ragazza adorabile (anche se, parere mio, eviterei la descrizione un po' abusata dei suoi occhi "da cerbiatta") e sicuramente ha sofferto, ma in tutta la storia, finale compreso, non veniamo a sapere nulla di lei. Voglio dire, è il personaggio femminile principale. Chi è? Perché viveva per strada? Perché piangeva?

Poi, per carità, non sono lacune incolmabili: semplicemente, io avrei aggiunto una ventina di pagine per favorire la verosimiglianza. Ad esempio, un litigio o una fuga da parte della ragazza sarebbero stati una buona idea, secondo me, perché avrebbero creato una tensione per cui il lettore avrebbe desiderato vedere Alice e Ruffo insieme. Oltretutto, in genere le persone che vivono per strada sono scappate di casa o ne sono state cacciate, subendo un grave trauma familiare; questi soggetti cadono spesso in giri di droga, prostituzione e povertà estrema che contribuiscono a farli sentire ancora più emarginati e disprezzati dalla società. Maturano odio nei confronti dei cittadini "normali" e quindi, anche se trovano qualcuno che vuole offrire loro aiuto, nella maggior parte dei casi capita che questi scappino, proprio perché vivono nel terrore del rifiuto e della "fregatura".
Ultimissimi punti interrogativi, che in un eventuale sequel sarebbe semplice risolvere (come anche le domande su Alice), sono la scomparsa, nel finale, nonostante il coma del protagonista, della sua migliore amica, che nelle prime pagine sembrava la persona più importante della sua vita; un'altra cosa che mi è mancata è stata qualche informazione più dettagliata e magari amalgamata alla storia sui motivi che hanno fatto cadere Ruffo in coma. Magari qualcosa che ha mangiato nella prima pagina, infetto da un verme letale? Un incantesimo di Pakinopah? Una vacanza esotica? Personalmente, avrei citato all'inizio qualcosa del genere, giusto per "poggiare la pistola sulla poltrona nel primo atto, sapendo già che sparerà nel terzo", come direbbe Hitchcock.
Bene, aspetti positivi e negativi terminati. Lo so, lo so: sono una gran pignola. E' vero, tendo a essere
puntigliosa su ciò che leggo, ma preferisco essere onesta e riportare sia le mie impressioni positive che le critiche, cercando di esprimerle nel modo più costruttivo possibile. Il libro mi è piaciuto: è profondo, commovente, in grado di trasportare il lettore per mano dalla prima all'ultima pagina. A un certo punto mi sono ritrovata addirittura con la lacrimuccia!
Vi dirò di più: io spero un sacco che l'Autore decida di scrivere il seguito, non solo perché in questo modo le domande irrisolte potrebbero trovare una risposta, ma anche perché le ultime pagine chiudono la storia con un finale aperto, soprattutto per gli oscuri piani che fanno scintillare gli occhi demoniaci di Pakinopah.
- Non posso far altro, quindi, che ribadire il mio consiglio di leggerlo. Tanto, che lo facciate o no, Tenebra Lux vi attende comunque, oltre il cupo arco di ombre che tutti, prima o poi, dovremo attraversare. Ma, se volete essere preparati, c'è un modo piuttosto semplice: basta cliccare qui, acquistare una copia del libro... e inoltrarvi per le vie di questa città distorta, nella speranza di ritrovare la strada di casa, prima che un certo flautista vi trovi e vi faccia perdere il lume della ragione con il suo magico, fatale richiamo.