mercoledì 6 gennaio 2016

Gocce d'inchiostro #4: chick lit, ipocondria e le strade delle montagne

Ri-buonday! *_*
Fra poco devo prepararmi perché più tardi vado a vedere al cinema Il piccolo principe (spero che la trasposizione cinematografica renda giustizia a questo magnifico libro), ma intanto vi narro di un acquisto a cui non ho saputo resistere!

Per spezzare un po' la sequenza di letture impegnate, mi sono regalata "Io non sono ipocondriaca" di Giusella De Maria, libro assai simpatico e divertente, molto leggero, la classica lettura che fa un po' da riempitivo fra un libro impegnativo e un altro. Il libro in sé mi ha intrigata per l'argomento di cui si parla: come noterete dal titolo, l'ipocondria, uno dei miei talloni d'Achille. O da un chilo, per citare Lilli e il vagabondo.
Comunque sia, la scrittura è molto veloce e moderna, tipica della chick lit, da Bridget Jones a Il diavolo veste Prada a I love shopping, a molti altri. La differenza è che qui si parla, anche se in maniera leggera e volontariamente ridanciana, di una piaga che affligge la vita di molte persone: la paura, cioè, di avere un morbo terribile che ci ucciderà lentamente, facendoci soffrire o sfigurandoci, togliendoci la capacità di controllo sul nostro corpo e i nostri movimenti. La patologia è esacerbata dalla convinzione di essere gli unici depositari della verità, verità del tutto arbitraria che viene costruita e sedimentata con migliaia di ricerche dei sintomi su Internet e delle relative malattie (sempre le più catastrofiche, ovviamente); verità che i medici sembrano non capire, sintomi che forse alla visita sono sfuggiti, o che la radiografia non ha colto, e così via. Se non si riesce a tranciare questo meccanismo di dipendenza mentale dall'errata ed esagerata interpretazione di sintomi banali che provano tutti, si rischia addirittura di rimanerne schiavi per tutta la vita, magari curandosi con psicofarmaci sempre più nocivi, facendo così realizzare la nostra catastrofica profezia.
In realtà ho preso anche un altro libro sull'argomento, che sto leggendo con gran godimento, un breve saggio di De Vicentiis, illustre medico, dal titolo "I segreti della mente non ansiosa". Ve ne parlerò quanto prima sul blog.
L'altro libro, "Le strade delle montagne" di Mary Austen, mi è stato suggerito dalla mia migliore amica Maura. Trattasi di un brevissimo testo descrittivo sui panorami dell'entroterra americano, uno dei miei preferiti in assoluto. Ancora non ho iniziato a leggerlo, ma essendo un libricino molto breve conto di farvi sapere come mi è sembrato quanto prima. ^_*

martedì 5 gennaio 2016

Gironzolando per la città: sogni, librerie indipendenti e l'amore per i libri


Sì, sono ancora viva.
So che ormai stavate organizzando le battute di caccia con i cani alsaziani per venirmi a cercare, ma invero sono sempre stata qui, con mille idee a frullarmi per la testa. Cioè, qui; se per qui intendete al lavoro, dispersa fra mille impegni o ai fornelli a cucinare per trentordici persone in occasione delle feste, allora sì, ero qui. Sappiate che, anche mentre mi destreggiavo fra la ricetta di una vellutata di patate e broccoli e una corsa al supermercato per comprare un ingrediente mancante, ho sempre pensato a voi. E al blog, a come innovarlo, a come renderlo sempre più interessante e sfizioso per ogni genere di appetiti.

Disegno di proprietà della sua scandalosamente
brava autrice, C. Cassandra
Un paio d'idee mi sono venute in mente, ma per ora non ve ne parlerò. Se c'è una cosa sulla quale tutti gli artisti concordano, è questa: se avete un'idea, non spifferatela in giro. Non tanto per il timore che vi venga sottratta, bensì per il fatto che le idee sono germogli teneri, vulnerabili, e vanno protette. Da cosa? Ma da tutto: dalle critiche, dai consigli e perfino dagli apprezzamenti. Tutto può far vacillare un'idea, finché non è ben radicata nella volontà. E' per questo che, come ho imparato dal grande maestro Stephen King, quando mi ritrovo a gironzolare per il paese in cerca d'ispirazione e un'idea mi folgora, in genere cerco di lasciarla da parte per un po'. Se dopo qualche giorno è ancora lì, e non mi sembra affatto malvagia, allora la appunto sul taccuino e la lascio stare ancora per un po'. Se è davvero una buona idea, inizierà a fiorire da sé.

Ma andiamo a quanto di più solido e concreto esista: libri! Acquisti! Librerie! Yeeeeeh! \*_*/
Ehm.
Nelle ultime settimane, complici la tredicesima e i fumi dell'alcol post festeggiamenti natalizi (?), mi sono ritrovata in spedizione punitiva a Sarzana, una cittadina vicino a casa mia. Era sera, faceva un freddo del diavolo e la copisteria non voleva farmi le fotocopie di "Adorata creatura" di Vita Sackeville-West e Virginia Woolf in un tempo ragionevole. Ormai avevo pagato mezz'ora di biglietto del parcheggio, perciò mi sono ritrovata a bighellonare per i viottoli del borgo, accompagnata dal rumore leggero dei miei passi. Le luci delle luminarie. Il vapore del mio respiro. Non so esattamente a che punto mi sono accorta di starmi dirigendo verso la mia libreria preferita, L'altro luogo; so solo che, quando sono arrivata davanti alla porta e l'ho trovata buia e chiusa, con la luna che illuminava crudelmente gli scatoloni abbandonati all'interno, mi sono sentita perduta.
Non può essere, mi dicevo. Non può aver chiuso.
Poi, noto un cartello: CI SIAMO SPOSTATI IN VIA XXX. Cioè, c'era un nome al posto delle x, è per privacy che non la scrivo. Faccio bene? Faccio male? Who knows?
Comunque sia, mi sono ricordata che la libraia, Anna, mi aveva avvisata che stava pensando di trasferirsi più in giù lungo la via. E così sono partita alla ricerca della nuova sede, sentendomi per metà esploratrice e per metà peccatrice. Sì, perché col freddo che faceva, dopo pochi metri avevo già tirato giù fra me e me mezzo pantheon.
Ma!, a un certo punto, quando ormai avevo perso le speranze, essendo la via quasi finita, noto sulla destra un'insegna: Il quarto piano/L'altro luogo.
EVVIVA! L'HO TROVATA!

Sono entrata e... meraviglia delle meraviglie! Qual giubilo! Gioiagaudio!
La libreria è più bella che mai, più grande, più fornita, più tutto *_* ha anche un sacco di oggettini a tema libroso di fattura artigianale, e borse di tela, e gioiellini... e libri, libri, LIBRI!
Ah, che sodisfasiòn!
Ho iniziato a vagare e da quel momento in poi mi sono resa conto che stava verificandosi un'equazione familiare: più passavano i minuti, più vedevo libri che avrei comprato. Direte: beh, è chiaro. Non così tanto: potrei passare un'ora in una libreria appartenente a una grossa catena, come Giunti, Mondadori o Feltrinelli e non trovare niente che mi solletichi. Tale equazione trova il suo compimento solo quando vago per una libreria indipendente, una di quelle dove non c'è un marchio apposto sull'insegna. In questi luoghi, rimasti nelle città di vetro e acciaio un po' come antri stregoneschi, dove i librai assomigliano ad esoterici alchimisti, non si trovano i soliti titoli: qui c'è ciò che sarebbe difficile scovare altrove, e poi libri di case editrici indipendenti, Iperborea, Sur, Tunué, Del Vecchio, L'orma, Zona 42 e mille altre; libri grandi e piccoli, spessi e sottili, con copertine ruvide, lisce, fatte addirittura di pelo; libri tattili, libri profumati di carta vera e inchiostro vero; libri piccini, appena più grandi di una carta d'identità, oppure tomi polverosi che richiamano davvero i volumi di un qualche stregone. Qui ci sono tutti i formati che desiderate: da quelli classici ai libri stretti e lunghi, quasi alieni, di Iperborea, che si reggono bene con una sola mano; e per ciascuno di questi libri potrete scoprire un nuovo autore, uno stile di scrittura e di layout che non immaginavate possibili; oppure potrete scoprire lati nascosti di scrittori famosissimi, autori di classici che non pensavate avessero scritto altro che quel celeberrimo titolo che ogni anno la vostra professoressa tentava di rifilarvi alle scuole medie. Scoprirete racconti, pensieri, poesie ignote; citazioni, amori, assassini, fantasmi e astronavi, donne che siedono su uno scoglio a guardare il mare, con una penna in mano e un pezzo di carta stretto tra le dita; qui troverete ciò che non è di moda, saggi e assaggi di una letteratura la cui esistenza non potete, se non avete mai passato un'ora in questi luoghi, nemmeno immaginare.

Sei proprio innamorata dei libri, dice mia madre sbirciando da sopra la mia spalla.
Credo che abbia ragione. Anche se non sono nessuno e il mio blog è solo una piccola isola nel vasto oceano della scrittura; anche se in pochi ascoltano questa sciocca visionaria che ogni tanto scrive e ogni tanto ama ciò che scrive; anche se tutto ciò è vero, sì, io continuo a pensare che un'ora passata a parlare con i miei lettori o in libreria sia un'ora che valga la pena vivere.

Tornando a noi, persi nell'odore dolce della polvere de L'altro luogo, sappiate che ho comprato alcuni libri. Non potevo fare altrimenti, perché quelle storie mi chiamavano dagli scaffali e queste mie orecchie sono state fatte per udire solo quel tipo di pianto.
Ecco una panoramica di ciò che ho preso:


Mmmmao <3

Parto con una delle mie scrittrici preferite, Virginia Woolf: di lei posso dire che ho apprezzato un paio di romanzi, soprattutto "Mrs. Dalloway", ma la preferisco come saggista, con tutto che non amo i saggi. Lei ha il potere di renderli simili a un piccolo romanzo, a un viaggio nella brughiera fianco a fianco con lei. Così, questa volta mi sono accaparrata "Leggere, scrivere, recensire", che non conoscevo. La libraia mi ha detto che questo saggio è andato a ruba: ne aveva prese due copie il giorno prima e in due giorni le aveva vendute entrambe.

Perciò: cara/o ragazza/o che hai acquistato l'altra copia, sappi che io sono qui, che esisto e ti penso. Forse potremmo diventare amiche, se mai ci incontrassimo; ed è bello pensare che qualcuno, dall'altra parte della città, è fatto come te, ama ciò che ami tu. E' come quando passano la tua canzone alla radio: è vero, potresti ascoltarla quando vuoi dal tuo PC, ma non è la stessa cosa. Se la senti alla radio è come se qualcuno abbia deciso di trasmetterla per te, per mandarti un messaggio, ovunque tu sia: sono qui, non posso parlare con te ma ti sto pensando e sei sempre nel mio cuore.
Non ho ancora letto molto di questo saggio, solo le prime righe, ma devo dire che mi sta già piacendo moltissimo.
Molto bello, perlomeno come stile di scrittura, anche "La leggenda del santo bevitore" di Joseph Roth, Adelphi, che non avevo mai calcolato. Non so perché, ma quando l'ho udito piangere sullo scaffale non ho potuto fare a meno di allungare una manina per coccolarlo, sfogliandolo. Ho scoperto, al suo interno, una piccola sorpresa: una pagina fotocopiata del manoscritto originale. Un'eco dal passato, un po' come quella canzone alla radio. Ho sorriso. Ho letto qualche riga. Mi è piaciuto. L'ho adottato.
Ultimo ma non ultimo, "Appello allo Yeti" della Szymborska: non è la prima raccolta di poesie che leggo di Wisława, ma nessuna mi aveva colpita tanto quanto questa. Ancora non ho letto tutti i componimenti, ma vi lascio uno stralcio di quello che mi ha portata a comprare il libro:


Così.
Con semplicità. Con empatia e... non so, una sorta di fresca dolcezza.

Bene, ora che abbiamo finito vi dico...
Come?
Il pacchettino, dite? Quello al centro della foto con i tre libri?
Volete sapere che cos'è, eh?
Diavolo, non vi facevo così attenti.
E va bene. Ve lo dico.

Come vi avevo accennato qui, a breve dovrei ricevere una telefonata dalla celebre agente letteraria Laura Lepri (ansia; felicità; incredulità) per incontrarci e parlare del mio primo romanzo; così, da qualche settimana sto cercando di capire cosa farò quando mi chiamerà, come si svolgerà l'incontro, e anche cosa indosserò. Voi direte: beh, l'importante non è l'abito, ma ciò che dirai. Vero. Ma per una volta voglio cedere a un po' di civetteria.

Forse non ve l'ho detto, ma anni fa acquistai una parure in un negozio di bigiotteria di qualità. Sempre a Sarzana, ora che ci penso. Era una parure per la quale spesi un pochino, ma quando la acquistai mi voltai verso Maura, la mia migliore amica, e le dissi: questa è la parure che indosserò il giorno in cui presenterò il mio manoscritto al mio editore.
Ero molto giovane e molto sciocca, ma ero pura. E ci credevo.
Sono trascorsi anni da quel giorno e, fino a quando, il 5 ottobre 2015, non mi sono recata a Milano in occasione della premiazione per noi finalisti del Premio Letterario Nazionale Neri Pozza (se volete sapere com'è andata la mia avventura, qui potete leggerla), non l'ho mai indossata. Anzi, solo una volta: quando andai in posta per inviare alla Neri Pozza il manoscritto. E ha portato bene. D'accordo, poteva andare ancora meglio, ma è stato, per citare le parole molto lusinghiere che la giornalista e scrittrice Battocletti mi rivolse quella sera, "un esordio pazzesco". Non ci ho creduto per mesi, mortificandomi; ora inizio, mestamente, a pensarlo anch'io.

Perciò, anche questa volta voglio seguire le mie sensazioni. Non so quanti di voi abbiano visto "Il diavolo veste Prada", ma se avete presente la scena finale, in cui Andy va a lavorare come giornalista per la rivista che ama, indossa un paio di stivaletti marrone scuro e una borsa dello stesso colore. Perciò... li ho comprati. Non in libreria, certo; lì ho acquistato solo il contenuto del pacchettino, un paio di orecchini a forma di libro, sempre sul marrone. Li ho sentiti miei, e... ho dovuto comprarli. Magari sono solo sciocchezze, ma spero con tutto il cuore che mi porteranno fortuna. Incrociate le dita per me! :-) 

sabato 26 dicembre 2015

Gocce d'inchiostro #3: un saggio noioso, un puledro di razza e il breve dilemma di una gift card incompresa

Bonsoir a tutti!
Sono stati giorni densi di festeggiamenti, parenti e amici, regali, vecchi e nuovi ricordi, ma soprattutto di libri finiti e altri iniziati.

1. Ho terminato la lettura di "Preparare un fuoco" di Jack London, ad esempio, e sebbene io sia una pessima lettrice in questo senso, ossia in quello di leggere anche prefazione, postfazione, premessa e blablablero, questa volta mi sono impegnata a fare la brava bambina e ho letto tutto. Tutto tutto, davvero. Anche il noiosissimo e assurdo saggio che fa da corollario alle due versioni del racconto, ma ve ne parlerò nel mio prossimo post.

2. Contestualmente ho iniziato "Black Beauty" di Anna Sewell, se non erro unico libro dell'autrice, ma in lizza fra i titoli più venduti in tutto il mondo dall'alba dei tempi: trattasi della storia di un puledro di razza che passa di padrone in padrone arricchendo sempre più la sua visione del mondo e soprattutto della razza umana, della crudeltà con cui i bipedi trattano gli animali, talvolta senza nemmeno rendersene conto. La scrittura è molto semplice e lineare, ma in qualche modo trascinante e, soprattutto, molto edificante: la classica storia che ti va di leggere a Natale, quando sei nel tuo lettino e ti senti di nuovo bimbo, al calduccio, con una bella tazza fumante di tè o latte caldo sul comodino. Cioè, questa è l'immagine poetica, poi voglio vedervi a trangugiare mezzo litro di latte prima di spegnere la luce, vedervi e soprattutto sentire il vostro stomaco mentre si rigira disperatamente, indeciso se svuotarsi dal lato A superiore o da quello B inferiore.
In genere va per il lato B.
In genere.
Anyway, presto scriverò un post più dettagliato su tutto ciò... latte a parte XD

3. E a voi com'è andata? Anche voi oggi avete dovuto lavorare? Io dalle 6 del mattino per un numero imprecisato di ore T_T sonno. E domattina orario simile. Sonnissimo. Ma mi rallegro pensando ai bei regali librosi che ho ricevuto e, soprattutto, al mio prossimo acquisto celato dalla gift card Feltrinelli che mi hanno regalato *_*
Ho una mezza idea di usarla per "I cento racconti" di Ray Bradbury, che ogni volta lascio lì per non andare a spendere ventordici milioni di euro (leggi: 29.90), ma stavolta potrei farci un pensierino! In alternativa potrei usare la card per acquistare "La via oscura" di Jian Ma, che dalle prime pagine mi aveva molto incuriosita. Qualcuno l'ha letto? Sarei curiosa di sapere che ne pensate.

4. Voglio scrivere un post dettagliato sull'evento "terzo incontro al Club del libro" del mio paese, ma ho poco tempo adesso >.< motivo per cui vi dico solo che, grazie al fantastico mondo della biblioteca e degli invii di libri fra biblioteche (pura fattucchieria, per me, fino a quando non ho scoperto che si poteva davvero fare), sono finalmente entrata in possesso di due libri che agognavo da molto tempo: "Blocchi" di Ferdinand Bordewijk e "Adorata creatura" di Vita Sackville-West e Virginia Woolf, entrambi fuori catalogo praticamente quandola Woolf stava ancora scrivendo le lettere per Vita da inserire nel suddetto romanzo epistolare. Tipo che la Tartaruga edizioni non ricorda di averlo fatto uscire. Il mondo lo nega.
Eppure il libro è qui, fra le mie mani, e ora devo spendere solo 83958495849583 euro per farlo fotocopiare (prevengo la vostra domanda: sì, si può far fotocopiare un libro per intero, se accompagnate la richiesta con una carta scritta e firmata da voi in cui dichiarate che l'opera è fuori catalogo e introvabile in qualunque altro modo), e devo spenderli entro lunedì/martedì, ma chissene. Siamo a Natale e siamo tutti più ricchi. Cioè, più poveri. Cioè, più buoni. Insomma, devo spenderli. Quando mi ricapita?

"Blocchi", essendo piccolino, di un centinaio di pagine e di formato mignon, me lo ha già fotocopiato la mitica Annalisa della biblioteca e ora ne posseggo una frusciante copia cartacea che non vedo l'ora di leggere. Trattasi di un romanzo di fantascienza distopica (strano, nevvero?), la mia preferita, in cui si narra "la vita nello Stato Totalizzante del futuro, un mondo perfettamente squadrato che si sviluppa in una città fatta di grandi cubi, senza passato, senza critica, senza pensiero. L'arte, nella città dei cubi, è confinata nel luogo del "cattivo esempio", l'uomo esiste solo come condizione limite, piegato e schiavizzato dal sistema. E quando un tentativo non di ribellione ma di discussione mette in crisi l'equilibrio dello Stato perfetto, la forza dei blocchi piega senza sforzo qualsiasi forma di pensiero libero."
Mio Dio. Adoro. Adorissimo.

venerdì 25 dicembre 2015

Natale in casa Capricci d'inchiostro!

Buongiornatale a tutti voi! *_*
Come state? Siete felici? Siete satolli? State cercando di riemergere dall'oceano di carta da regalo, coccarde e confezioni di panettone?
Io sono fiera di poter dire di sì. Dopo un'intera notte di nuoto acrobatico in questo strano mare luccicante di lustrini e neve finta, sono riemersa. Sono qui. E ho i miei regali con me. Regali librosi, s'intende: ne ho anche ricevuti altri, ma la maggior parte erano di carta e inchiostro, i miei due materiali preferiti. A parte il cibo. Il cibo batte anche la carta e l'inchiostro.
CIBO.

Ehm. Tornando a noi, in realtà avevo molti altri post da scrivere: quello sulla letteratura femminile nei generi fantascienza e horror, quello sulla varietà di formati dei libri nelle case editrici indipendenti e non, quello sul mio terzo incontro con il Club dei lettori... ma, alla fine, ho optato per questo. Il motivo è la meravigliosa valanga cartacea che potete ammirare nella foto sottostante:



Per taluni servono i video porno. Per me è sufficiente questa foto.
Comunque!

Andiamo a chiacchierare un po' più nel dettaglio di ciascuno di questi bimbi, in primis di "Sopravvissuto - The martian" di Andy Weir, di cui vi riporto la trama: "Mark Watney è stato uno dei primi astronauti a mettere piede su Marte. Ma il suo momento di gloria è durato troppo poco. Un'improvvisa tempesta lo ha quasi ucciso e i suoi compagni di spedizione, credendolo morto, sono fuggiti e hanno fatto ritorno sulla Terra. Ora Mark si ritrova completamente solo su un pianeta inospitale e non ha nessuna possibilità di mandare un segnale alla base. E in ogni caso i viveri non basterebbero fino all'arrivo dei soccorsi. Nonostante tutto, con grande ostinazione Mark decide di tentare il possibile per sopravvivere. Ricorrendo alle sue conoscenze ingegneristiche e a una gran dose di ottimismo e caparbietà, affronterà un problema dopo l'altro e non si perderà d'animo. Fino a quando gli ostacoli si faranno insormontabili..."
Figata assurda, no? Avrei tanto voluto andare a vedere il film, ma non ci sono riuscita per impedimenti vari. So che non è stato recensito come un capolavoro, (parlo del film), ma mi incuriosisce ugualmente. Del libro non so ancora nulla, tranne che se ne sente parlare molto bene, ma vi confesso che ho provato a leggere le prime due pagine e lo stile di scrittura mi piace: ritmato, incalzante, tipicamente maschile. L'unico appunto è questo: sembra che il protagonista sia, perlomeno nella minuscola parte che ho letto, per nulla spaventato dalla situazione gravissima in cui si trova, quasi scevro da emozioni umane. Capisco che si tratta di un astronauta addestrato ad affrontare ogni imprevisto, anche il più catastrofico, ma mi sembra strano. Mi ricorda un po' Tom, il protagonista del racconto "Come preparare un fuoco" di Jack London, che ho finito questa mattina: nella prima versione del racconto, Tom era "un uomo" e quindi "un dominatore di tutte le cose", muscoloso, strafottente e fiducioso nelle sue piene capacità di creatura superiore a tutto il creato e agli elementi, che sa di poter sopravvivere nelle peggiori condizioni possibili e non si fa nessun tipo di problema quand'anche le cose si mettono male. Vi parlerò meglio di London in un prossimo post (ebbene sì, devo scrivere anche questo T_T), ma intanto mi riservo di esprimere un giudizio più oculato sul libro di Weir non appena ne avrò letta almeno una metà. 

Altro libro, altra corsa: "Il giorno dei trifidi" di John Wyndham, uscito a puntate nel 1951 sulla rivista americana Colier's, è uno dei più celebri romanzi di fantascienza successivi a quelli di H. G. Wells, come "La guerra dei mondi", pubblicati parecchi anni prima. La trama è la seguente: "Il primo segnale è una straordinaria pioggia di meteoriti verdi che scende su Londra illuminandone il cielo notturno e toglie la vista a chiunque vi assista. Poi, l'invasione: quei corpi celesti contenevano infatti i semi di piante mostruose che crescono a una velocità mai vista, si spostano e inghiottono qualunque essere vivente, umani compresi. Solo una piccola colonia sull'isola di Wight è ancora immune, ma la civiltà, impazzita di terrore, per sopravvivere si è riassestata su spietate basi feudali..."
Lo so, ho già detto figata assurda per il libro precedente, ma devo ripeterlo anche per questo. Perché è una figata assurda, punto, O almeno, la è basandomi sulla trama. A dire il vero anche qui ho leggiucchiato qualche pagina e mi sembra molto ben scritto, con uno stile contemporaneo che non mi sognerei mai di abbinare agli anni '50. Magari '80, via, ma non '50. E la cosa mi piace. Vi dirò di più quando sarò a buon punto.

Su "Chi perde paga" di Stephen King non ho molto da dire. Lo desideravo, ma non per il libro in sé, bensì perché è di King. Lo so, è brutto ammetterlo, ma ultimamente i libri del Re non mi hanno entusiasmata, eccezion fatta per "22/11/'63", che a parte qualche dettaglio è stato notevole. Il motivo è semplice: perché il Re non è più il Re. O perlomeno non del tutto. Non lo so. Sarà che ero affezionata a Tullio Dobner come traduttore, mentre Wu Ming 1, per quanto apprezzabile, offre una traduzione più fredda e impersonale (alcuni potrebbero obiettare che Dobner metteva molto del suo nella traduzione, ma personalmente la preferivo); sarà perché non amo i polizieschi/thriller, ma questo "Chi perde paga" non mi ispira poi tanto. Trattasi del secondo volume della trilogia iniziata con "Mr. Mercedes", che possiedo ma non ho ancora letto.
Ma come fai a dire che non ti piace se non l'hai letto?
Eh, lo so. Avete ragione. Ma i libri del Re si riconoscono in poche pagine e questi... non lo so, non me li sono sembrati. Non hanno nulla a che vedere con "Carrie", "Pet Sematary", "Misery", "Shining", "Rose Madder", la saga de "La torre nera", "Cuori in Atlantide" e tanti, tanti altri magnifici libri di King. In verità sarei curiosa di avere un'opinione da chi ha letto anche le sue ultime opere, oltre alle prime, in modo da - chissà? - potermi ricredere.
Comunque, ecco la trama: "Il genio è John Rothstein, scrittore osannato dalla critica e amato dal pubblico - reso immortale dal suo personaggio feticcio Jimmy Gold - che però non pubblica più da vent'anni. L'uomo che lo apostrofa è Morris Bellamy, il suo fan più accanito, piombato a casa sua nel cuore della notte, furibondo non solo perché Rothstein ha smesso di scrivere, ma perché ha fatto finire malissimo il suo adorato Jimmy. Bellamy è venuto a rapinarlo, ma soprattutto a vendicarsi. E così, una volta estorta la combinazione della cassaforte al vecchio autore, si libera di lui facendogli saltare l'illustre cervello. Non sa ancora che oltre ai soldi (tantissimi soldi), John Rothstein nasconde un tesoro ben più prezioso: decine di taccuini con gli appunti per un nuovo romanzo. E non sa che passeranno trent'anni prima che possa recuperarli. A quel punto, però, dovrà fare i conti con Bill Hodges, il detective in pensione eroe melanconico di "Mr. Mercedes", e i suoi inseparabili aiutanti Holly Gibney e Jerome Robinson. Come in "Misery non deve morire", King mette in scena l'ossessione di un lettore per il suo scrittore, un'ossessione spinta fino al limite della follia e raccontata con ritmo serratissimo. "Chi perde paga" è il secondo romanzo della trilogia iniziata con "Mr. Mercedes", nel quale l'autore tocca un tema a lui caro, quello del potere della letteratura sulla vita di ogni giorno, nel bene e nel male."
Devo ammettere che sembra interessante. Anzi, ho visto su Amazon che questo libro ha davvero delle ottime recensioni. Che stia sbagliando a valutarlo male aprioristicamente e ad aspettarmi così poco da lui? Forse sì. Spero di sì.

Di "Cronache zombie: il bene e il male 2" di Jonathan Maberry non posso dirvi molto, tranne il fatto che parla di zombie, è scritto bene e procede in maniera innovativa, almeno a leggere la quarta di copertina. Il primo volume l'ho acquistato tempo fa nella mia fumetteria di fiducia e, anche se non l'ho ancora letto per intero, la freschezza e la novità con cui vengono trattati argomenti zombeschi mi aveva incuriosita. Vi riporto la trama del primo volume (anche qui credo si tratti di una quadrilogia o forse qualcosa di più) e vi prometto che vi racconterò qualcosa di più appena lo leggerò.
Piccolo inciso: noto con dispiacere che compro molti libri e, per quanto ne legga tanti, non sono mai sufficienti per giustificare i miei acquisti librosi compulsivi. Ne deduco che dovrò darmi una regolata e magari mettermi da parte qualche soldo di più. Decisamente.
Comunque, la trama:  "In un’America post-apocalittica infestata dagli zombie, Benny Imura, come ogni adolescente, deve trovarsi un lavoro al compimento del quindicesimo anno di età, altrimenti vedrà dimezzarsi per sempre la propria razione di cibo quotidiana. 
A Benny non interessa portare avanti il business di famiglia, ma non ha scelta visti i precedenti fallimenti. Accetta quindi di diventare un cacciatore di zombie come il suo fratellastro Tom. 
Il giovane si addentra con riluttanza nella desolata Rot & Ruin, il territorio in cui sono confinati gli zombie, convinto di svolgere un lavoro noioso e pressoché inutile… prima di imbattersi in una terra senza dio, che gli aprirà gli occhi su un mondo totalmente diverso dalla vita a cui era abituato. Conoscerà il suo passato, i lati nascosti della personalità di Tom e il motivo per cui viene considerato da tutti come un eroe: perché là fuori, lontano dalle recinzioni del fortilizio, le distese aride di Rot & Ruin pullulano di rinnegati assassini a caccia di adolescenti, di segreti mortali, di zombie e di bellezze cresciute nelle oscurità del tempo. Rot & Ruin è molto più che un deserto senza vita… 
Contiene due racconti mai pubblicati in Italia: RICORDI DALLA PRIMA NOTTE e NELLA TERRA DEI MORTI."

"Carrie" di Stephen King che vedete in alto a destra nella foto è in realtà un fasullo: non nel senso che non è un libro, bensì una scatola con dentro sei chili di Lindor (eh... ti dirò! *-*), ma nel senso che "Carrie" è uno dei miei libri preferiti e scritti meglio in assoluto, per i miei gusti, e l'ho letto in ventordici lingue. Tranne il tedesco, ed è qui che vi volevo: perché, sapevatelo, io seguo da un anno e mezzo un corso privato di tedesco, una lingua che adoro e che molto spesso viene sottovalutata, ritenendola dura; per non parlare dei tedeschi, ancor più spesso vittime di valutazioni del tutto inadeguate. Magari sarò stata fortunata io, ma in Germania e Austria ho trovato solo persone squisite e disponibili, che cercavano addirittura di parlare in italiano per venirmi incontro. Sì che posso dire di poter contare su un ottimo inglese, però deh, io mi son trovata veramente bene. E anche i miei genitori, con tutto che loro - specialmente mamma - non parlavano tedesco e lei nemmeno inglese. Insomma, chi pensa che i tedeschi non siano ospitali, che vada in Germania (senza pretendere che comprendano l'italiano maccheronico "de noartri", possibilmente) e dopo magari potrà anche riparlarne. Opinione mia.
A parte ciò, dato che la trama ormai la conoscono tutti, vi lascio una foto di una delle prime pagine in tedesco.

Ci sono regali che ti colgono del tutto impreparato. A me è successo ieri sera, quando ho scartato uno degli ultimi pacchetti e ho trovato "Odore d'America" di Goffredo Parise. Non me lo aspettavo assolutamente perché, dopo averlo visto disponibile su Amazon mesi fa (nota bene: quando c'è scritto "ultima copia disponibile" non è una trovata commerciale, è veramente l'ultima copia disponibile prima della voragine cosmica del fuori catalogo) e aver aspettato per mancanza di liquidi, questo era scomparso da qualsiasi sito. Qualsiasi. Non so ancora oggi quale organo abbia dovuto vendere mio padre per trovarlo, ma sono felice che lo abbia fatto.
Trattasi di un saggio sotto forma di romanzo epistolare che ho conosciuto attraverso la "Guida alla Route 66" di Roberto Baggiani, di cui vi ho parlato qui e qui, anche questo uscito dal catalogo da qualcosa come 15 anni. Naturalmente parla di America e naturalmente lo volevo da morire. Ho letto qualche pagina e dire che lo trovo magnifico è dire poco: una scrittura densa, evocativa, ricca di immagini e dettagli che solo chi ha vissuto veramente lì può riportare sulla carta.
Meraviglioso.

"Il vagabondo dello spazio" di Fredric Brown e "Il risveglio dell'abisso" del già citato John Wyndham provengono da una libreria di Reggio Emilia, "Miskatonic", nella quale vorrei tanto venire portata e poi abbandonata come un'orfanella. Mi hanno raccontato molto di questo luogo magico: scaffali e scaffali di libri di fantascienza, horror e generi affini, Urania che risalgono ogni primavera le correnti di cascate di libri fuori catalogo sbattendo le loro code bianche e rosse... altro che Paese delle Meraviglie!
La mia adorata amica La Leggivendola si è premurata di adottare due bambini di carta da questo luogo dove tutti i sogni si avverano e li ha portati da me, dove staranno al calduccio e al sicuro *_* ammetto di avere un lieve dubbio sul primo, perché forse - ma solo forse - da qualche parte lo avevo (o forse volevo comprarlo? Who knows?), ma del secondo non avevo mai sentito parlare e amando Wyndham (così come Brown) non posso far altro che giubilare di giuoia! *_*

La trama de "Il vagabondo dello spazio": "Abbandonato su un asteroide, condannato a morire, salvato dalla più "vagabonda" entità della galassia: è Crag il ribelle, primo e più famoso dei duri della fantascienza. Ma fino a oggi la sua odissea tra la Terra, Marte e la fascia degli asteroidi si era potuta leggere soltanto in un'edizione cui mancavano: a) i pungenti riferimenti satirici alla società del terzo millennio; b) una celebre, censuratissima "pubblicità necrofila"; c) una delle più ammiccanti scene di voyeurismo del turismo interplanetario (al Luxor di Marte), per non parlare di altri particolari ritenuti, ai tempi, troppo "forti" per il lettore italiano. Il tutto è stato ovviato in questa nuova traduzione, la prima integrale dal 1958."
E quella de "Il risveglio dell'abisso": "La maggior parte del globo è ricoperta dalle acque di oceani e mari, pullulante di forme di vita innumerevoli. In ogni oceano, il fondo, tra montagne altissime che tuttavia non sempre riescono a raggiungere la superficie, spesso sprofonda in abissi tenebrosi, che scendono a volte fino a dieci, undici chilometri dalla superficie dell'acqua: le cosiddette "fosse abissali". Nel mistero di questi abissi si celano forme di vita inimmaginabili, assurde, intelligenti. Alla pressione inconcepibile di tonnellate e tonnellate per centimetro quadrato, queste forme tramano, e si accingono a compiere, la conquista delle terre emerse. Quali sono queste forme atroci, intelligenti, spietate? E' un mistero. Donde provengono? Il professore Bocker non esclude che la sostanza originaria della loro vita tragga origine, attraverso gli spazi interplanetari, da qualche pianeta ove la norma della esistenza esige pressioni paragonabili a quelle presenti sul fondo delle nostre fosse abissali. E a poco a poco la conquista del mondo civile si svolge con lenta, spietata precisione. L'orrore si diffonde tra gli uomini, ogni giorno più preda dell'Abisso. L'Abisso si ridesta. Distrugge ogni giorno decine di migliaia di esseri umani fra strazi indicibili, e non ha volto, non ha nome, perché gli strumenti della sua distruzione sono inesplicabili e misteriosi quanto la mente che li dirige. Poi, lentamente, tutti i ghiacci delle regioni polari si sciolgono, il livello di tutti i mari sale di quaranta metri e l'agonia degli uomini ha inizio. Ma gli uomini hanno inventato frattanto una bomba.. ultrasonica! E forse il mondo si salverà. Col "Risveglio dell'Abisso", John Windham, l'indimenticabile autore dell'«Orrenda invasione», ha trovato nuovi modi e nuove emozioni per quella forma narrativa ultra-avvicente che è la fantascienza. Il "Risveglio dell'Abisso" è un libro che si
ricorda per tutta la vita."
Va bene, tanto lo sapete cosa sto per dire: FIGATA ASSURDA!!!

Ultimo ma non ultimo (se si esclude la fantastica idea regalo della mia amica Francesca, una gift card Feltrinelli *__________*): un libro che, quando l'ho aperto, mi ha fatta sganasciare dalle risate solo per la copertina. MAI 'NA GIOIA! Il detto profetico della mia vita! XD E dire che ve ne avevo parlato qui non più tardi di un paio di giorni fa!
In pratica, si tratta di un librottino in cui sono stati raggruppati molti quadri celebri ai quali è stata abbinata una frase buffa che avrebbe potuto dire o pensare il protagonista del quadro. Va bene, sembra arzigogolato, ma vi sarà più chiaro guardando queste foto esempio:



Non sarà alta letteratura - ma, Dio, ho riso per ore.
A voce alta.

E a voi com'è andato lo spacchettamento dei regali di Natale? Avete trovato tanti libri? Ma soprattutto: quale dovrei iniziare per primo? Si accettano consigli :D 

martedì 22 dicembre 2015

Altro giveaway, altro vincitore, ovvero: storia della fortuna e di come questa s'insinuò in casa mia

Esiste un detto a casa mia: mai 'na gioia.
Non che veramente non si verifichi mai un evento positivo di cui godere ed essere felici, ma diciamo che questi eventi sono più leggende - ma che dico, miti! - di cui si vocifera negli angoli bui fra il ripostiglio e il garage, con le lampadine nude impiccate al soffitto che dondolano proiettando i loro piccoli cadaveri allungati sul pavimento.
Oh deh, questa mi è uscita bene. *segna*
A causa di ciò, un evento fortunato viene festeggiato da me e i miei amici più o meno come la venuta delle piogge nel deserto di Atacama. Di cui vi allego una diapositiva:


Bene.
Una volta chiarito questo concetto, vi parrà quanto mai curioso il messaggio che ho ricevuto l'altro giorno da Diletta, proprietaria del blog Paper Moon, dove si chiacchiera di acquisti e consigli librosi in un tono autoironico davvero intrigante. E dove, spesso, si chiacchiera di libri che non conosco, cosa ancora più intrigante.
Ecco il testo del messaggio:

"Ciao Alice complimenti, hai vinto il giveaway! :3
Che libro ti piacerebbe ricevere tra quelli proposti?
Miao, 
Diletta"

Io? Ma chi? Ma dove? Ma soprattutto perché?
Non ci credevo, anche perché non partecipo quasi mai ai giveaway; questo era il primo al quale avevo deciso di partecipare dopo ventordici anni di vacche magre e ben poco giveawayose. Passata l'incredulità iniziale, è scoppiata la gioia: non solo perché avevo vinto, ma soprattutto per cosa avevo vinto: un libro (strano, nevvero?) a mia scelta fra i seguenti titoli:

"Annientamento" - Jeff Vandermeer
"Autorità" - Jeff Vandermeer
"Accettazione" - Jeff Vandermeer (trattasi della "Trilogia dell'area X")
"Ogni cosa è illuminata" - Jonathan Safran Foer
"Da altrove e altri racconti" - Erik Kriek
"Sex Criminals" - Matt Fraction & Chip Zdarsky

Dopo aver sbirciato qualche recensione e aver letto le trame dei libri proposti, ho senz'altro optato per il primo: "Annientamento" di Vandermeer. Diletta ne aveva già parlato molto bene qui, facendomene incuriosire, ma è stata la trama a calamitarmi verso di lui: "Per trent'anni l'Area X - un territorio dove un fenomeno in costante espansione e dall'origine sconosciuta altera le leggi fisiche, trasforma gli animali, le piante, sembra manipolare lo stesso scorrere del tempo - è rimasta tagliata fuori dal resto del mondo. La Southern Reach, l'agenzia governativa incaricata di indagarne gli enigmi e nasconderla all'opinione pubblica, ha inviato numerose missioni esplorative. Nessuna però è mai tornata davvero dall'Area X: chi, inspiegabilmente, ricompariva al di qua del confine era condannato a un destino peggiore della morte. Questa volta, però, sarà diverso: la dodicesima missione è composta unicamente da donne. Quattro donne che non conoscono nulla l'una dell'altra, nemmeno il nome - sono indicate con la funzione che svolgono: l'antropologa, la topografa, la psicologa e la biologa - accettano di partecipare a un viaggio che assomiglia molto a un suicidio. Cosa le ha spinte a imbarcarsi in una missione tanto pericolosa? La biologa spera di ritrovare il marito, uno dei membri dispersi della spedizione precedente. Ma forse cerca anche di fuggire dai suoi fantasmi. E le altre? Cosa nasconde la psicologa, ambigua leader del gruppo? Quando le quattro esploratrici incappano in una strana costruzione mai segnalata da nessuna mappa, capiranno che fino a quel momento i disturbanti misteri dell'Area X erano stati appena sfiorati. Jeff VanderMeer ha costruito un mondo in cui l'avventura, il fantastico, l'ignoto sono le coordinate per indagare il più alieno dei pianeti: la psiche umana."

E ciao, proprio. Questo è esattamente il genere di libro che adoro: fantascienza, mistero, thriller... mi fa dire: WOW!
E lo ha fatto dire anche a Stephen King, il mio mentore, il quale ha definito questo libro "inquietante ed affascinante". Dio. Devo leggerlo. So già che vorrò al più presto anche i seguiti, ma intanto parto col primo e vediamo dove vado a finire. Fra l'altro, anche la copertina mi fa impazzire.

L'unica perplessità che nutro è che il libro ricordi troppo "Sfera" di Michael Crichton, uno dei miei libri preferiti. Insomma, c'è sempre una spedizione, un gruppo di professionisti che non sanno molto bene a cosa stanno andando incontro e un mistero che sembra alieno ma che forse è solo frutto della psiche umana e delle sue inquietanti profondità. Ma magari è alieno, s'intenda. E non vorrei che "Annientamento" possa assomigliare troppo a tutto questo, ma del resto è impossibile scrivere qualcosa che non richiami più o meno esplicitamente qualcos'altro. Ho letto da qualche parte che esistono solo quattro o cinque storie veramente buone che vengono usate dall'alba dei tempi in più salse: lei che vuole lui (o viceversa) ma qualcosa glielo impedisce, lui o lei che scappa da una situazione ma deve fare i conti con se stesso, lui o lei che parte per un viaggio inaspettato, un gruppo di persone deve sopravvivere in un ambiente inospitale eccetera. Se ci pensate bene, tutti i libri del mondo sono riconducibili a queste tre tracce e a un paio di altre, per quanto ci si possa ricamare sopra.
Prendete due storie che parrebbero molto lontane, ad esempio: "Dieci piccoli indiani" della Christie e questo "Annientamento" di Vandermeer. Certo, i contesti sono estremamente diversi, ma se eliminate i fronzoli e il contesto, così come l'ambientazione, il succo è che ci sono alcune persone costrette a permanere in un ambiente ostile che devono fare i conti con se stesse, i loro compagni e una minaccia. Così come "Battle Royale" di Takami, "Il signore delle mosche" di Golding, "Sfera" del già citato Crichton e perfino "La strada" di McCarthy e "Furore" di Steinbeck, per citarne solo alcuni.
Ed è così con tutte le storie, se le scarnificate all'osso, credetemi.

Cionondimeno esistono cose come il contesto, l'ambientazione, lo stile di scrittura, la caratterizzazione dei personaggi, la presenza del narratore e della sua personalità, oltre che del contesto storico-socio-culturale in cui vive: tutto ciò contribuisce a speziare la trama e a renderla appetitosa per pubblici molto diversi.
Perciò, ben venga "Annientamento" e ben vengano le vincite ai giveaway, se portano a interessanti disquisizioni. Interessanti per me, almeno. Spero, presto, di potervi dire di più su questo libro e su cosa ne penso. Per ora ho solo letto l'estratto gratuito su Amazon e mi è piaciuto assai.

Ora vado, ché il mio manoscritto mi chiama: nell'ultima settimana non sono riuscita a dedicargli neanche un minuto di tempo. Più tardi andrò in biblioteca per il terzo incontro del Club del libro, dove parleremo tutte insieme de "Il ritorno del soldato" di Rebecca West, di cui abbiamo chiacchierato sul blog qui e qui. Inutile dire che non vedo l'ora, vi farò sapere come andrà e quale libro sceglieremo per la prossima volta!


domenica 20 dicembre 2015

Vincitore del giveaway e sugosi aggiornamenti librosi


Buonday!
Glorioso giorno!
Cioè, glorioso solo per il vincitore del mio primo giveaway, ma sempre glorioso. O gioiglorioso, per citare il film "Alice in Wonderland". A proposito, avete letto anche voi che nel 2016 uscirà il seguito? Siete felici? Vorreste cavarvi gli occhi con un attizzatoio arroventato? Io sono a metà fra i due estremi, credo. Perché il primo film mi è piaciuto per alcuni versi, ma l'ho anche detestato per altri. Un avvitamento su se stessi degli ultimi ruoli, talvolta marginali come in "Into the wood", interpretati dal grande Johnny Depp. La deliranza. Il finale vuoto e un po' imbarazzantello. Il lessico, qua e là, troppo "ciciacioso". La deliranza. La deliranza.
Ma forse il nuovo capitolo ci riserverà delle sorprese, chi lo sa?, anche "Alice attraverso lo specchio e quel che vi trovò" lo preferisco, come libro, ad "Alice nel Paese delle Meraviglie", perciò forse sarà un successo. E forse vi state chiedendo perché io vi stia propinando questo pippone infinito su Alice nel Paese delle Meraviglie invece di comunicarvi il vincitore del giveaway e basta, ma oggi mi sento dispettosa, perciò dovrete aspettare ancora un po'.
Sì?
No?
E va bene.
Ve lo dico.


COMPLIMENTI AD ALESSANDRO COCCO! :D
Ho già verificato: ha seguito tutte le regole in maniera corretta, inoltre l'ho già contattato anche privatamente per comunicargli la vincita, oltre ad averlo celebrato con tutti gli onori sulla mia pagina Facebook. Sono contenta per lui! ^.^
Per tutti gli altri: tranquilli, a breve indirò un nuovo giveaway, la fortuna girerà anche per voi! Nel frattempo, godetevi i miei prossimi aggiornamenti librosi, che inizierò a proporvi fra... sì, direi un paio di righe.

Al momento ho sospeso la lettura di "Sulla strada" di Jack Kerouac, di cui avevo iniziato a parlarvi qui e qui. Non che sia brutto, anzi: come ho scritto nei post che vi ho linkato, si tratta di una scrittura fluida, senza un inizio e senza una fine, un flusso di paesaggio come una sorta di diario di viaggio mentale.
E allora potreste chiedermi: perché l'hai interrotto? Da come ne parlo, parrebbe una follia fermarsi dopo poche decine di pagine. Il motivo è uno: c'è un momento per leggere ogni libro, nella vita, e questo per me non è il momento di leggere "Sulla strada". Non riesce a prendermi, non riesco a goderne. Per l'impaginazione, forse, che è pesante e con pochi capoversi a capo? Per la tematica, che all'inizio parlava di paesaggio e spirito di avventura e ora vira sempre più verso le droghe e l'uso del corpo femminile come divertimento legittimo per qualunque ragazzo che voglia trastullarsi un po' la sera? Forse sì, forse no. Il fatto è che Kerouac, come ho appreso leggendo un po' su di lui e guardando uno speciale sulla sua vita e sulla Beat generation che ho apprezzato parecchio, ha scritto questo libro in tre settimane. Tre settimane che ha passato chiuso nel suo appartamento, bevendo e assumendo benzedrina (anche se lui, nel suo diario, scrisse di aver assunto solo caffè; non sono nessuno per dubitarne, ma in molti hanno ritenuto che non avesse detto la verità), dormendo e mangiando poco... e questo si percepisce. Traspira dalle pagine come sudore dalla pelle di un avvinazzato.

Non voglio parlare male di Kerouac, anzi: io stessa, che sono molto più lenta di lui nella scrittura, l'ho ammirato e invidiato più volte per la sua velocità. Ma nello speciale svelavano anche un dettaglio che mi è rimasto impresso: il motivo per cui scriveva così velocemente e in quello stato le sue opere non era la sconsideratezza, o una mancanza di cura del proprio corpo, e nemmeno la voglia di trasgredire. Kerouac era terrorizzato dai lunghi mesi, talvolta anni, che accompagnano il processo creativo di un'opera. I dubbi, le angosce, la paura di non essere all'altezza. L'ansia. I non sono capace, non ce la farò mai. I non posso crederci di avercela fatta a finire di scrivere il mio precedente romanzo, ora come farò a ingannarli anche con questo?. Il tetro vuoto nero della sfiducia nel proprio talento.
Così, si buttava a capofitto nella scrittura e ne usciva, pallido, tremante e talvolta ubriaco, qualche settimana dopo. Il suo talento è indiscusso: non sono l'alcol o le benzedrine a fare uno scrittore, altrimenti tutti i ragazzini che vomitano il sabato sera sarebbero tanti Montale e Neruda. Kerouac aveva un sincero e infuocato talento per la scrittura, ma ancora oggi posso dire che mi dispiace per lui, per quell'uomo terrorizzato che ha deciso di bruciare a una velocità doppia rispetto al normale, pur di non patire le lunghe attese, la fredda voce che ti sussurra che non ce la farai mai a mettere insieme quelle dannate quattrocento pagine, mai. Riesco quasi a vederlo mentre riemerge dalla sua stanza, fermo sullo stipite. Credendo, forse, di aver vinto la paura, ma preda del terrore più grande: la paura di avere paura.
E "Sulla strada" è troppo, per me. Ogni pagina è satura, sudata, fluida come sangue misto a lacrime e gocce di vino: un piccolo romanzo a sé stante, in un certo senso. Non sono ancora pronta per leggere cinquecento pagine così. E' una mia mancanza, non un difetto di Kerouac. Per ora, io e Jack dobbiamo salutarci da buoni amici e darci appuntamento a data da destinarsi.

Per riprendermi da questa lettura ho iniziato e già quasi finito il breve "Come preparare un fuoco" di Jack London. In questa versione, edita da Mattioli 1885, di cui vi avevo accennato qui, coesistono le due versioni del racconto: quella che London ha scritto nel 1902 e pubblicata in Youth's Companion e anche quella, riveduta, pubblicata nel 1910 nella raccolta Lost face.
Non ho ancora finito di leggere la seconda versione, ma la differenza fra le due non è solo in termini di contenuto ed eventuale finale, come leggiucchiavo nel saggio introduttivo: le due forme di scrittura sono ben diverse, così come lo stile narrativo e anche, nel secondo racconto, una preferenza per la paratassi, ossia per l'accostamento di frasi dello stesso livello separate da virgole o punti, ma con poche subordinate. Frasi secche, veloci, ritmate.
Nella prima versione il protagonista, un giovane uomo pieno di fiducia nelle proprie possibilità contro l'infuriare degli elementi, è allegro, forzuto, pieno di risorse e inventiva. Ha piena certezza nella propria superiorità su tutto il creato, mentre l'uomo protagonista del secondo racconto, almeno per ora, è molto diverso. Anzi, più che diverso, è lo stesso uomo, solo che è invecchiato. Non di otto anni, ma di trenta o quaranta, e ha sopra le spalle l'esperienza di una vita che gli ha dimostrato quanto lui non abbia alcun potere di piegare il fato o gli elementi naturali. Una vita che lo ha preso per la collottola e riportato nella cucciolata a suon di morsi e ringhi. Più volte. Mordendo sempre più a fondo.
Non conosco la biografia di London, perciò non so se questo possa in qualche modo riflettere un suo cambiamento interiore, ma sarebbe interessante scoprirlo. Leggerò qualcosa sull'argomento quanto prima. Rimane il fatto che vi consiglio questa breve lettura, una piccola chicca che divorerete in un paio d'ore di freddo, neve e dello scoppiettio di rami che prendono fuoco.

lunedì 14 dicembre 2015

GIVEAWAY NATALIZIO: un regalo libroso per tutti voi!

GIVEAWAY NATALIZIO!
Udite udite, è giunto il giorno!




Da oggi fino al 18 Dicembre (venerdì) avete tempo per partecipare e vincere gratuitamente questi libri, che vi spedirò a mie spese. Il vincitore avrà anche diritto, se gli farà piacere, a una mia dedica personalizzata :3

Cosa fare per vincere questi libri?

1. Mettere "Mi piace" alla mia pagina FB: 

2. Condividere il giveaway oppure la pagina PUBBLICAMENTE su FB (controllo ;) )

3. Scrivere qui sotto un commento 

4. Per chi ha GFC, diventare sostenitori del blog scrivendo nel commento alla foto su FB anche il vostro nickname.

NB: per chi partecipa solo qui sul blog, è sufficiente diventare sostenitori, lasciarmi un commento su uno dei post a vostra scelta e poi scrivere qui per ottenere il numero :)

E stop *_* nient'altro!

Io vi assegnerò progressivamente un numero (due se diventerete anche sostenitori del blog) e, allo scadere della mezzanotte di venerdì, estrarrò tramite random.org il vincitore, che comunicherò qui e contatterò privatamente ^_^

Spero di avervi fatti felici con questi tre libri e che possano arrivare sotto il vostro albero entro Natale! :)
Spargete la voce! :)