Eccoci giunti a una nuova puntata - la penultima - della rubrica "Nel salotto dello scrittore", dedicata agli Autori e ai luoghi in cui hanno vissuto. Ma non si tratta solo di questo: una casa, specialmente per uno scrittore, non è solo una casa. E' un luogo di strani sogni, di stanze che si moltiplicano all'infinito in cui personaggi, storie e idee si riflettono come in un palazzo di specchi, mostrando ora un sorriso, ora una lacrima, e subito dopo un sogghigno diabolico.
Venite, prendete la mia mano. Addentriamoci insieme nei macabri labirinti della fantasia...
Howard Phillips Lovecraft
Immortale scrittore, poeta, critico letterario e saggista statunitense, H. P. Lovecraft è forse il più importante precursore della fantascienza angloamericana. Non solo: a lui si deve anche l'invenzione del "Necronomicon", il famosissimo pseudolibro di magia nera che molti, ancora oggi, credono reale. In realtà, Lovecraft lo creò di suo pugno, sfruttandolo come espediente letterario per dare verosimiglianza ai propri racconti: egli, infatti, lo citò nelle sue opere come se fosse realmente esistito, dando vita a una vera e propria leggenda secondo la quale il "Necronomicon" (in arabo: Al Azif) sarebbe stato scritto dall'arabo pazzo Abdul Alhazred, vissuto nello Yemen nell'VIII secolo e morto a Damasco in circostanze misteriose. La finzione resse a lungo, tanto che parecchi Autori cominciarono a citare il "Necronomicon" nei loro racconti, contribuendo a legittimare la sua esistenza; alla fine, Lovecraft fu costretto a confessare la verità, poiché troppi suoi lettori lo avevano preso sul serio.
Riconosciuto oggi come uno tra i maggiori scrittori di letteratura horror insieme a Edgar Allan Poe, Lovecraft non godette di particolare successo in vita: le sue opere ("Dagon", "Il colore venuto dallo spazio", "Il richiamo di Cthulhu", "L'orrore di Dunwich", "Il caso di Charles Dexter Ward", "Le montagne della follia" e "La maschera di Innsmouth", per citarne alcune), una sorta di contaminazione straniante fra horror, fantascienza e dark fantasy con sfumature gotiche, weird ed esoteriche, non vennero apprezzate dai critici se non dopo la morte dell'Autore, avvenuta nel 1937 a causa di un cancro all'intestino tenue, all'età di soli 46 anni.
Dopo la morte, il corpo di Lovecraft venne sepolto assieme a quello dei genitori nel monumento funebre di famiglia dei Phillips, nel cimitero di Swan Point a Providence; nel 1977, però, un gruppo di fan particolarmente devoti guidati da Dirk Mosig raccolse i fondi per far realizzare una nuova lapide commemorativa, sulla quale vennero incisi il nome dello scrittore, le date di nascita e di morte e la frase "I AM PROVIDENCE" (io sono Providence), tratta da una delle sue lettere personali.
A Providence, lo scrittore si stabilì in parecchie case, molte delle quali gli ispirarono i suoi racconti dell'orrore. Dal 1904 al 1924 visse al 598 di Angell Street in una casa modesta e spoglia, piuttosto macabra, che egli sfruttò per il suo racconto "La casa misteriosa lassù nella nebbia". Un altro racconto, "La casa stregata", gli venne ispirato dal 135 di Benefit Street, luogo di reali sventure accadute ai vari proprietari della magione e dimora, secondo le voci, di un'entità vampirica sepolta sotto la casa.
Al 140 di Prospect Street si trova la "casa Ward", che diede l'idea a Lovecraft per il suo romanzo "Il caso di Charles Dexter Ward", un apprendista negromante, mentre al numero 65 della stessa via si trova l'ultima residenza dello scrittore: Samuel B. Mumford House. Grazie a questa casa Lovecraft diede vita alle descrizioni nel racconto "L'abitatore del buio", con il suo famoso protagonista Robert Blake (l'alter-ego dell'autore di "Psycho", amico di Lovecraft, Robert Bloch).
Curiosità: a oggi, la casa stregata al 135 di Benefit Street, alla quale Lovecraft si riferì nel suo celebre racconto "La casa sfuggita", è in vendita per poco più di 600.000 euro. Un piccolo prezzo, tutto sommato, per uno dei luoghi più emblematici di Providence e della letteratura... specialmente perché, compreso nel prezzo, c'è anche il vampiro che ne infesta le fondamenta.
Jack Kerouac
Jack Kerouac, padre del movimento della Beat Generation, è considerato uno dei maggiori scrittori della letteratura americana del XX secolo: dalla sua penna sono usciti non solo il celeberrimo "Sulla strada", che racconta le vicende della beat generation e il viaggio interminabile da est a ovest lungo la Route 66, ma anche "I vagabondi del Dharma", "Big Sur", "Tristessa", "Il dottor Sax", "Mexico city blues" e tante altre opere immortali. I suoi scritti riflettono la volontà di liberarsi dalle soffocanti convenzioni sociali e dare un senso liberatorio alla propria esistenza; un approfondimento della coscienza cercato nelle droghe (come la benzedrina e la marijuana), nella caffeina, nella religione, cattolica e buddhista e che invece sfociò nell'alcolismo. Kerouac, nei suoi frenetici viaggi, sembrava essere alla ricerca di un luogo che gli desse stabilità interiore e riempisse quella deprimente sensazione di vuoto, simboleggiata dalla morte del fratello maggiore, Gerard, all'età di quattro anni e poi del padre, Leo, venti anni dopo, oltre che di una risposta al mistero della vita: affrontare l'enigmaticità dell'esistenza era considerata dallo scrittore, infatti, la sola attività importante a questo mondo.
A causa dei suoi eccessi con l'alcol, che lo portavano anche a brutali risse da bar, egli visse in solitudine i suoi ultimi anni in questa tranquilla casa immersa nel verde a St. Petersburg, Winter Park, in Florida. Il 20 ottobre 1969 si svegliò alle quattro del mattino in seguito all'ennesima sbornia. Verso mezzogiorno, mentre stava bevendo un liquore di malto e scarabocchiando appunti per un libro sul padre, accusò forti dolori addominali e vomitò sangue: il fegato aveva ceduto per la cirrosi epatica. Portato in ospedale, venne sottoposto a 26 trasfusioni e a un'operazione chirurgica nel tentativo di contenere l'emorragia dovuta alla rottura spontanea di varici esofagee. Alle cinque e mezzo del mattino del 21 ottobre, senza mai aver ripreso conoscenza dopo l'intervento chirurgico, Jack Kerouac morì a quarantasette anni.
Curiosità: quasi nulla è rimasto nella casa che appartenesse a Jack. Alcuni dei suoi effetti, come i suoi scritti e la sua macchina da scrivere, sono stati recentemente spostati nell'Università del Massachusetts. Ma qualcosa rimane, ed è lo spirito. Nessuno ha più vissuto in questa casetta dagli anni '70. Nulla è stato rimodernato. Visitarla significa prendersi un momento per sedersi fuori, la notte, insieme a Jack, a guardare le stelle e chiudere gli occhi come lui amava fare cinquant'anni fa, godendosi il fruscio del vento tra i pini. In verità, oggi un solo pino è sopravvissuto, ma questo contribuisce a creare il senso di abbandono e solitudine peculiari di questo Autore. Basti ricordare che, nel '69, Jack disse a un reporter del Times che si recò da lui: "Sono così felice di vederla. Mi sento tanto solo, qui."
Jack London
Si tratta di un ranch a Glen Ellen, California. Nel 1911, London, autore di alcuni dei più famosi libri della letteratura, quali "Zanna bianca", "Il richiamo della foresta", "La peste scarlatta", "Martin Eden" e "Il vagabondo delle stelle", comprò 1400 acri di terra vicino a Sonoma e vi costruì, oltre agli edifici residenziali, anche una fattoria sperimentale: piantò piante di cactus senza spine per foraggiare il bestiame e costruì perfino una porcilaia così gargantuesca che egli stesso la chiamò "pig palace".
A oggi, il parco comprende le rovine della Wolf House, che lo scrittore aveva costruito per sé e la moglie, il cottage dove London si rifugiava a scrivere, la sua tomba e la casa che la moglie costruì insieme alla sorellastra di London dopo la sua morte, la cosiddetta House of Happy Walls ("casa dei muri felici"), oggi adibita a museo. Qui è possibile venire a contatto con molti oggetti ed effetti personali dello scrittore, quali manoscritti e fotografie originali; alcuni reperti li raccolse lui stesso durante i suoi viaggi in giro per il mondo.
Molto dello spirito dell'Autore è rimasto tra questi muri: la Wolf House, ad esempio, deve il nome al soprannome con cui London veniva chiamato dall'amico George Sterling - "The Wolf", appunto, il lupo. Purtroppo, lui e la signora London non poterono mai abitarvi, poiché nell'agosto 1913, durante una rovente notte estiva, l'edificio prese fuoco per autocombustione. La coppia si accorse dell'incendio, ma non poté fare nulla per estinguerlo. London avrebbe voluto ricostruirla, ma morì prima di riuscire a portare a termine il progetto.
Nel 1916, infatti, l'Autore si spense dopo alcuni giorni di coma, all'età di soli 40 anni, a causa di un'uremia per insufficienza renale cronica.
Curiosità: è possibile visitare l'intera dimora, comprese le rovine della Wolf House. Le mura di pietra ci sono ancora, non lontane dalla tomba di London. Il suo corpo, difatti, venne cremato e le sue ceneri disposte sotto la grande roccia che si trova nella tenuta, esaudendo il suo desiderio che le sue ceneri fossero sparse vicino al luogo di sepoltura di David e Lillie Greenlaw, i figli di una coppia di immigrati irlandesi e scozzesi, morti nel 1876 e nel 1877 giovanissimi per cause sconosciute. Quando la moglie di London morì nel 1955, anche le sue ceneri furono collocate sotto la stessa roccia, vicino a quelle del marito.
John Steinbeck
Steinbeck nacque e crebbe con le sue tre sorelle in una casa vittoriana in stile Queen Anne a Salinas, California. Nonostante suo padre fosse un ricco tesoriere della contea di Monterey, oltre al direttore di uno stabilimento per la produzione di farina, e la madre fosse un'insegnante, il piccolo Steinbeck non fu mai un grande amante degli studi, tanto che decise di diventare scrittore a 14 anni e non prese nemmeno la laurea, contrariamente ai pareri dei suoi genitori, preferendo lavorare e stare a contatto con i braccianti. Proprio dalle loro speranze e condizioni di vita, trasse l'ispirazione per scrivere "La valle dell'Eden", "Furore", "Uomini e topi" e le sue altre celebri opere, che gli valsero il prestigioso Premio Pulitzer e il Nobel per la Letteratura (1962).
Le opere di Steinbeck odorano di polvere, fatica, sconfitta, ma anche di viaggio e fuga verso l'Ovest: in "Furore", il suo capolavoro, attraverso le vicende drammatiche e le lotte di Tom Joad e della sua famiglia, vengono raccontate l’America della Grande Depressione, la nascita dei sindacati e le disperate migrazioni di contadini verso ovest degli anni trenta, disposti a lavorare per una miseria e costretti ad abbandonare le loro amate case nel cuore e nella pancia degli Stati Uniti, in Oklahoma e in Arkansas. Destinazione: California, favoleggiata dalle masse di disperati che avevano perso tutto come una terra mitica e generosa, salvo poi ritrovarsi in un incubo di emarginazione, razzismo, carestia e sfruttamento.
Curiosità: oltre a visitare la casa, è possibile mangiare in un ristorante che oggi si trova in quello che, una volta, era il salotto dello scrittore. Il servizio è gestito da un'organizzazione no profit che serve pranzi genuini e nutrienti.
Pablo Neruda
Poeta e diplomatico cileno, Pablo Neruda è famoso per aver vinto il premio Nobel per letteratura nel 1971. Ma egli era molto più di un poeta talentuoso: il suo era un animo puro, fanciullesco, stravagante, che amava tutto ciò che era insolito. Avrebbe usato solo penne verdi per scrivere le sue poesie, e il nome che porta lo ha scelto egli stesso: i suoi genitori lo avevano chiamato Ricardo Eliezer Neftali Reyes y Basoalto, ma lui si ribattezzò Pablo Neruda già da adolescente.
Le sue case, tutte e tre cilene, sono piene di strane collezioni di conchiglie, coleotteri, vetro colorato, e ricordi di vita sul mare, le tre spettacolari dimore di Neruda – Isla Negra, La Sebastiana e La Chascona – sono veramente eccentriche, originali come i suoi versi.
Non solo le opere di Neruda hanno testimoniato le lotte politiche-storico-sociali della sinistra nell'America del sud; egli era anche un formidabile scrittore di poesie d'amore. Le "Venti Poesie d'amore" e la "Canzone di Despair" hanno venduto oltre un milione copie in seguito alla prima pubblicazione. La casa sulle colline di Valparaíso - La Sebastiana - è quella in cui Neruda visse e scrisse di più, godendo di una meravigliosa vista della città e del porto. A oggi, la Fondazione Neruda permette ai visitatori di immergersi nelle stravaganze della casa, che è inclusa del "Neruda Tour".
Curiosità: le suppellettili presenti nella villa sono davvero singolari, simboli e ricordi di vita di mare. Davanti alla finestra a baywindow è possibile vedere, ad esempio, un lampadario con all'interno un uccello tropicale sul punto di spiccare il volo. E' anche presente una stanza denominata “bar del capitano”, dipinto di un rosa acceso, che, a quanto pare, solo Neruda poteva usare.
Finita. La tappa americana del nostro viaggio è terminata, e con essa richiude i suoi petali anche un pezzettino del mio cuore. Erano tanti gli scrittori che avremmo voluto trattare, ma per forza di cose era necessario operare una selezione. Una di quelle brutali, ma anche indispensabili. Oh, a proposito: mentre sceglievo di quali Autori parlare, mi sono imbattuta in una notizia brutta. Ma brutta brutta, che mi ha chiuso lo stomaco. Avete presente Ray Bradbury? Uno dei più grandi scrittori di fantascienza della storia della letteratura, autore di "Cronache marziane", "L'uomo illustrato", "Fahrenheit 451", "Il gioco dei pianeti", "Paese d'ottobre", e potrei continuare fino a stasera? Ebbene, io non vedevo l'ora di parlare della sua casa in California. Mi ero proprio pregustata il momento, lasciandomelo per ultimo, come si fa con il centro dei pasticcini. Purtroppo, però, ho scoperto che la sua dimora è stata recentemente rasa al suolo da un architetto per costruirci la propria "Kuzcotopia", diciamo così, oh yeah.
Sorte simile è capitata ad Asimov, la cui casa è oggetto di una petizione che trovate su Change.org affinché venga preservata e trasformata in una casa-museo o comunque un punto storico riconosciuto, cosa che attualmente non è. A quanto pare, non basta essere il padre della robotica in campo letterario, perché a qualcuno freghi qualcosa del posto in cui vivevi. Ma, ehi, la vita va così.
Per oggi chiudo qui e vi do appuntamento alla prossima settimana, in cui parleremo delle case degli scrittori più esotici e viaggeremo insieme dall'Africa, alla Nuova Zelanda, a...
- Alice




































