martedì 17 febbraio 2015

Pomi d'ottone e manici di scopa - Mary Norton




La mia navicella spaziale non è l'unico mezzo di trasporto nell'universo dei libri: c'è chi usa, come Miss Price, un manico di scopa o il vecchio pomolo di un letto d'ottone.

L'autrice è Mary Norton (sì, la stessa della saga degli Sgraffignoli, ndr), il cui stile è un inconfondibile mix di magia, humor inglese e fluidità di narrazione. In questo libro non solo ritroviamo la leggerezza e l'abilità descrittiva della Norton di Sotto il pavimento, ma ne saggiamo anche l'abilità di storiografa e le tinte fosche, laddove la sua penna s'immerge nell'inchiostro più nero della seconda metà del libro.

La storia, dalla quale è stato tratto anche un celeberrimo film in tecnica mista con Jessica Lansbury, è quella che tutti conosciamo, con qualche differenza rispetto alla pellicola: tre bambini (splendida l'idea dell'incipit: i personaggi vengono presentati come un bambino di circa 6 anni, uno di circa 10 e una "più o meno della tua età", catapultando così immediatamente il lettore nella trama) vanno a trascorrere alcuni mesi da una zia, in una tenuta in campagna dove le giornate passano uggiose fino a quando l'integerrima Miss Price, una giovane donna del paesino, non fa la sua comparsa.
Fin da subito i bambini scoprono la realtà che si nasconde dietro la facciata di integrità e perfetta educazione della donna; ella infatti è una strega apprendista e per far sì che i bambini non rivelino il suo segreto gli fa dono di un incantesimo: ogni volta che lo gireranno avvitandolo sul suo perno del letto di uno dei tre bambini - il piccolo Paul - questo li porterà ovunque, nel tempo così come nello spazio.
All'inizio i tentativi dei bambini sono maldestri, ma dopo le avventure più variegate il terzetto, insieme a Miss Price, giunge addirittura nel medioevo durante il periodo dell'incendio di Londra, avvenuto nel 1666. Qui conoscono Emelius, un sedicente negromante che dopo aver passato del tempo nel futuro con loro verrà indagato per stregoneria e condannato a morte sul rogo.
E' allora che i bambini e Miss Price...

Eh, sì. Coitus interrumptus. In altre parole, ve lo dovete comprare per gustare l'ultima parte, a mio avviso la più fantastica, intensa, meglio descritta proprio per la ricostruzione storica e per la cruda realtà dell'epoca.
Ricordo che anche il film mi piacque molto da piccola, purtroppo però l'ultima volta che provai a vederlo un paio di anni fa - nonostante io ami i film d'animazione di ogni genere - non riuscii ad appassionarmici più di tanto per le troppe scene animate frammiste a quelle con attori in carne e ossa, simili a quelle di Mary Poppins (la memorabile sequenza dei pinguini, ndr).
Quindi, voto massimo al libro, che come quasi sempre supera di gran lunga la trasposizione cinematografica. Sono pochi gli esempi contrari (ovviamente sempre secondo i miei gusti), al momento me ne sovvengono solo due: Into the wild e Trainspotting. Del primo ho apprezzato infinitamente di più il film, del secondo una cara amica mi ha detto la stessa cosa: buon film, libro noioso. Almeno, secondo lei.

E voi? Ci sono film che avete preferito ai libri? Avete mai letto questo capolavoro della Norton?










lunedì 16 febbraio 2015

Il curioso caso di Benjamin Button - F. S. Fitzgerald



Curioso a dir poco.
Punto primo, il fatto di averlo scovato su uno scaffale per bambini. D'accordo, parliamo di una novella che un ragazzino può tranquillamente amare e dalla quale può anche trarre qualche insegnamento, ma vedere Fitzgerald insieme a Bianca Pitzorno (pur con tutto l'amore che nutro per quella donna) mi ha un attimo destabilizzata.
Punto secondo: è scritto da Fitzgerald. FITZGERALD. Nel '22! Cioè... mister Il grande Gatsby, mister Maschiette e filosofi, mister ruggenti anni '20 tra cocktail, piume tra i capelli delle signore, ubriacanti feste in maschera in casa di giovani artisti. Fitzgerald. Su uno scaffale per bambini insieme a Storia del gallo Sebastiano e La magica medicina (titoli che peraltro amo). Lui. Boh. Trauma.

A parte questo, il racconto, dal quale è stato anche tratto un film con Brad Pitt e Cate Blanchett (decisamente peggiore del libro, a mio gusto) è godibile e ricalca lo stile inconfondibile dello zio Francis, un ritmo come di vecchie canzoni di Cole Porter, per intenderci. Let's do it, You've got that thing. You do something to me. E' un ritmo frivolo, leggero ma cadenzato, quasi musicale.

La trama non potrebbe essere più semplice: un uomo, in attesa di diventare padre, finalmente riceve la tanto attesa chiamata. Corre in ospedale, ma tutti lo trattano in maniera scorbutica e con il terrore negli occhi, chiedendogli se non si vergogna per la cattiva luce nella quale ha gettato il nome dell'ospedale. Pazzo di paura, l'uomo arriva finalmente nella stanza dove riposano tutti i neonati... e lo vede: suo figlio è molto diverso dai bei bimbi implumi nelle altre culle. Non è affatto un bimbo, meno che mai implume.
E' un vecchio.
Da qui partono le peripezie di Benjamin Button e della sua famiglia, che da quel momento in avanti si troverà suo malgrado al centro dei pettegolezzi della nazione. E le sorprese non sono finite: infatti, più passano gli anni, più Benjamin sembra ringiovanire. E' così che, mano a mano che sente le forze scorrergli sempre più nelle vene, Benjamin infila uno dopo l'altro tutti quei risultati normali per qualunque bambino, ragazzo e adulto (solo che qui siamo nell'ordine dell'adulto, ragazzo e bambino), dal lavoro, alla scuola, all'amore della sua vita, per non parlare dei figli. Gli anni continuano a passare e Benjamin ringiovanisce sempre più. Finché...

Già. Finché.
Fitzgerald ha stravolto tutto, tutte le regole e gli schemi prestabiliti non solo dalla società benpensante ma anche della fisiologia umana, eppure la sostanza - ed è qui che sta la genialità dell'opera - è sempre la stessa: non importa da che parte s'inizia la vita, se dalla nascita o dalla morte, dalla giovinezza o dalla vecchiaia, perché in ogni caso ci sarà sempre un momento in cui, per un verso o per l'altro, cesseremo di esistere e torneremo nel nulla. La paura dell'ignoto resta invariata, e questo perché è l'ignoto stesso a pervadere sempre la nostra esistenza, che invecchiano o ringiovaniamo.
Il curioso caso di Benjamin Button è anche un inno alla tolleranza per il diverso e le peculiarità di ciascuno, un invito coraggioso per l'epoca in cui è stato scritto quando ancora metà del tessuto sociale - parlo delle donne - veniva ancora ritenuto inferiore agli uomini, per non parlare della feroce lotta all'omosessualità che si conduceva in quegli stessi anni ai danni, per fare un esempio a me molto caro, della storia d'amore fra la prorompente e geniale Violet Trefusis e Vita Sackville-West, entrambe grandi amiche di Virginia Woolf.
In più occasioni la gente insorge contro Benjamin, dicendogli in malo modo che dovrebbe smetterla di comportarsi così, di ritenersi speciale rispetto agli altri, ma la verità è che non è lui a essere diverso come prodotto del proprio pensiero: non cogito ergo sum, bensì sum ergo sum. Benjamin non può essere altri che se stesso, così come tutti noi: è inutile colpevolizzarci per le nostre manchevolezze o i nostri pregi, tutto ciò che possiamo fare è, come fa Benjamin, accettare noi stessi e abbandonarci allo scorrere del tempo realizzando ciò che desideriamo con passione e ardimento.

Ricordo che qualche anno fa vedetti anche il film, ma non mi piacque affatto. Un vero peccato, perché il materiale era ottimo e ci si poteva cavare fuori qualcosa di veramente unico, ma ne rimasi talmente tanto delusa che quasi non avrei nemmeno comprato il libro, se solo non mi fossi soffermata sulle prime righe... righe che sono diventate pagine, una dopo l'altra, finché - senza fiato - l'ho finito. Bello, bello veramente. Lo consiglio a tutti.

Riflessioni di oggi, riflessioni di ieri

Pioggia. Cerchi di caffè sui fogli sparsi sulla scrivania. Aidan fa le fusa sul letto accanto a me (il MIO letto, ndr). E io, pensierosa, scrivo.
Di me e di voi, lettori fantasmi, echi di tasti battuti dietro un computer. E' solo un giorno che ho ripreso in mano il blog e già non posso farne a meno. Mi aiuta a disintossicarmi, in un certo senso; c'è un tarlo orrendo dentro il cervello di ogni scrittore, una vocina fredda che non smettere di ripetere quanto sia stupido scrivere se nessuno ti legge o ti pubblica. Certi giorni ferisce come una lama.
Oggi va meglio. Scrivo qui perché mi va, perché lo decido io. Scaccio le voci e ingurgito altro caffè.
Sto pensando alla nuova recensione: Il curioso caso di Benjamin Button. Ho trovato il libro in un luogo dove non sarebbe dovuto essere: in uno scaffale di libri per bambini. A voi non capita mai? Vi aggirate in libreria, sfiorando le coste dei libri; d'un tratto un titolo vi trafigge al muro come falene e voi non potete far altro che salvarlo, sì, perché a casa vostra sarà al sicuro dalla polvere e dall'abbandono: voi lo amerete.
Dio, quanto sono arrugginita. A forza di revisionare il mio romanzo, ora nelle mani della Neri Pozza in attesa di valutazione, ho dimenticato come si fa a scrivere di getto. Vorrei che le mie mani diventassero enormi e mi strappassero via tutta questa pelle, allora la farfalla Alice potrebbe spiccare il volo di nuovo. Sei sveglia, farfallina? O qualcuno ti ha convinta a dormire per sempre, le belle ciglia nere, la peluria dorata sulle gote?


domenica 15 febbraio 2015

La tela animata - Le tableau




L'ho appena finito di vedere.
Sono senza parole.
Mentre io cerco di raccogliere idee e pensieri, rievocando alla mente i disegni e i concetti stupefacenti di questo film d'animazione del 2011 scritto e diretto da Jean-François Laguionie, vi riporto la trama:

"Un castello, un bosco, giardini: le cose lasciate incompiute da un pittore in un quadro dove vivono tre tipi di personaggi: i Completi, interamente dipinti, gli Incompleti, privi di qualche colore, gli Schizzi, appena abbozzati. Ramò, un giovane Completo, crede che solo il Pittore possa riportare l'armonia terminando la sua opera, e decide di partire per cercarlo. Lungo il filo dell'avventura si snodano domande: che ne è del pittore? Perché sta distruggendo le sue opere? Qual è il suo segreto?"

Ho lasciato il thread in attesa per due ore prima di scrivere la riga che state leggendo. Perché ho cenato, sì, ma soprattutto perché mi sono rivista il film dall'inizio. La prima volta ho seguito la trama, la seconda ho cercato di cogliere tutti i significati nascosti, le sfumature di colore e pensiero, ma se c'è una verità su "La tela animata" è che la realtà è poliedrica e per cento persone che lo vedono, e per cento volte che ciascuna di loro lo vede, vi scoverà sempre un dettaglio in più, un richiamo artistico, un insegnamento.

Occhio, perché spoilero di brutto.

I temi affrontati sono moltissimi: dal bullismo, alla discriminazione verso gli esseri ritenuti inferiori e imperfetti, alla violenza, agli indesiderati della società che sono letteralmente invisibili, tanto da passare inosservati in mezzo ai Completi. Le barriere sociali si sbriciolano però sotto i colpi delicati dell'amore fra un Completo e un'Incompleta, pronti a tutto per trovare una risposta alle loro domande e riuscire finalmente a vivere insieme in libertà.
Sarà proprio Claire, l'Incompleta innamorata del Completo Ramò, a farsi portavoce di una grande realtà sull'amore: quando si è innamorati per davvero non si perde nulla della propria identità, ma questa viene integrata, completata in un certo senso, e dall'unione delle due persone ne nasce una terza, l'entità-coppia che desidera solo essere libera e indivisa.
Lolà, per contro, un'Incompleta amica di Claire e protagonista del film, esprime un desiderio differente: riconosce la sacralità dell'amore e della coppia, ma lei non cerca l'amore fra gli uomini intorno a sé; lei vuole cercarlo altrove, al che Claire, lugubre, risponde che non esiste un altrove, tutto ciò che è reale consiste nel castello, nella foresta e nei giardini, nient'altro.

E' però proprio Lolà, alla ricerca di una risposta che soddisfi la sua curiosità sulla condizione degli Schizzi e degli Incompiuti, a dimostrare all'amica che non solo i confini di ciò che è reale sono estremamente più ampi, ma addirittura che non ci sono confini.
Sia lei, che Ramò, che Plume, uno Schizzo il cui amico è stato ucciso dalla follia barbara dei Completi, partono per un viaggio che li condurrà prima attraverso la temuta foresta che si estende tutt'intorno al castello e ai giardini (qui ci ho visto un richiamo alla morte: anche quella è un luogo di passaggio che tutti temono e reputano orribile), oltre la quale però si estende un luogo meraviglioso, un luogo dove "la realtà è sottile", come direbbe Stephen King; qui, dove Lolà dichiara di sentirsi "leggera, leggera", il gruppo raggiunge i limiti del quadro e si spinge oltre la realtà, oltre la vita e la morte, in un luogo al di là del tempo e dello spazio.
Piombano così nello studio del loro creatore, dove altri quadri vivono la loro infinita realtà quotidiana senza sapere nulla né del fatto di essere personaggi di un quadro, né del fatto che esistano altri quadri al di fuori del loro. Lolà prova a farli ragionare, ma nessuno crede alla sua voce pura, innocente, la stessa voce dei bambini e dei pazzi ai quali nessuno dà credito nemmeno nel nostro mondo.

Animati ciascuno dal proprio intento - diventare un Completo, riportare in vita un amico, difendere la persona amata o semplicemente scoprire perché "siamo tristi, perché gioiamo", come si chiederà Lolà - i personaggi proseguono nella loro ricerca del loro Creatore, l'unico che possa far cessare le ostilità nei quadri e colmare le differenze fra Completi, Incompleti e Schizzi. Nei quadri che attraversano vengono toccate altre importanti tematiche, come quella della maschera, dell'arte che imita una realtà infinitamente più incantevole ma sfuggente (il buon vecchio Platone insegna: il mondo delle idee is the best), della memoria che inganna; sono molti i "falsi pittori" che, all'interno dei loro quadri, pensano di essere gli unici, autentici artisti e autori di ciò che dipingono, mentre tutto ciò che possono produrre è solo una copia di qualcosa che il vero Creatore ha già dipinto.
Ho anche notato che tutti i quadri sono connessi, i protagonisti sbucano ora da una finestra, ora da un lucernario, e questo perché l'artista quando dipinge pensa di star producendo quadri diversi, mentre in realtà, se anche lui avesse la possibilità di vedersi dall'alto di una mente superiore, si osserverebbe illuminare ora questo, ora quel centimetro di un disegno più grande, un'unica tela che sta portando, opera dopo opera, centimetro dopo centimetro, alla vita.

Nonostante i protagonisti si ritrovino oltre i confini della vita come l'hanno sempre conosciuta, la Morte li insegue di quadro in quadro, soprattutto nei momenti più lieti: anche in questo c'è una grande verità, perché nulla come un momento felice è in grado di richiamare un episodio triste o un pensiero terrorizzante, specialmente per una mente depressa o semplicemente delicata. Ma l'amicizia, l'amore, il senso di lealtà e il coraggio possono sconfiggere la Morte, una Morte che si rivela essere fasulla, nient'altro che un mantello gonfiato dalle paure delle persone.

Bellissimo il riferimento a Prometeo e al dono del fuoco agli uomini quando finalmente, alla fine, agli Incompiuti e agli Schizzi viene fatto il dono della pittura e dei colori con i quali finire se stessi e addirittura venire ammirati come più colorati e perfetti dei Completi; ma la ricerca non si ferma qui, non per Lolà, la quale preferisce continuare a cercare, fino a trovare finalmente il suo Creatore... e scoprire la verità: lui non ha mai abbandonato le sue creazioni, gli ha semplicemente dato "l'essenziale", perché "spesso un disegno è più bello di un quadro finito". C'è quindi anche un richiamo al libero arbitrio e a ciò che tutti noi possiamo fare, nel nostro piccolo, in piena autonomia e responsabilità.
E la ricerca si ferma?
Oh, no.
La ricerca non si ferma mai per Lolà, unica Incompleta felice di rimanere tale, la quale continuerà a cercare altre risposte ai perché del mondo: "Voglio cercare il Creatore del mio Creatore!"

Ancora decine e decine i richiami e i temi interessanti da sviluppare, ma direi che per oggi la lezione di storia dell'arte/filosofia/boh è finita qui XD
Veramente, consiglio a tutti questo film, che tra l'altro al momento è compreso in una bella promo su amazon, tanto per gradire (il mio portafoglio non gradisce, la padrona sì, Ndr).

Fatemi sapere che ne pensate!

La figlia del nord



Fluttuando nella mia navicella spaziale, sono giunta ai margini di una galassia nuova: quella del fantastico, della fiaba per adulti che sradica la mente dalla grigia quotidianità per accompagnarla su una nuvola soffice, lontana da tutto.
Avevo sempre snobbato il genere in sé, non tanto perché non mi piacciano le fiabe (per adulti o meno), quanto piuttosto per una sorta di scetticismo nei confronti dello stile di scrittura, per me fondamentale per invogliarmi a leggere un libro, che ho in genere individuato nei romanzi appartenenti a questo filone: un minestrone di descrizioni del tipo tripla porzione di lasagne della nonna e caratterizzazione dei personaggi pari a quella di un cocktail di gamberi.

Poi, un bel giorno mi sono resa conto che avrei dovuto dare qualche possibilità in più a questo genere e la mia migliore amica Maura, l'instancabile sostenitrice di tutto ciò che appartiene al filone del fantastico, mi ha consigliato questo libro.
Bello.
Ma con riserva.

La storia è una rivisitazione in salsa glaciale (l'ambientazione oscilla fra varie terre, quasi tutte a temperatura artica, primo punto a favore) del mito di Amore e Psiche: Rose, la protagonista, è una nata a nord. Secondo un'antica leggenda i bambini nati mentre la madre era rivolta verso un preciso punto cardinale saranno caratterizzati da certe peculiarità, un po' come nel nostro oroscopo o tema astrale. E allora Rose, nata rivolta a nord, sarà una bambina emblematica, con una gran voglia di esplorare e l'argento vivo addosso. Un po' amandola, un po' temendo la sua temerarietà, Rose cresce fino a quando, un giorno di gelo polare, proprio mentre i suoi genitori si stanno preparando a perdere una delle sorelle di Rose per una terribile malattia, un orso bianco bussa alla porta della vecchia casa di famiglia... starà a lei ascoltare la sua proposta e decidere non solo per la propria vita, ma anche per quella di sua sorella. L'orso bianco sarà lapidario: ha una sola settimana per scegliere.
Rose è combattuta, ma è a questo punto che, con un colpo di scena (solo per lei, perché noi sapevamo la verità fin dalla prima pagina), scopre la verità sulla propria nascita e prende la sua decisione. Da questo momento l'eco del mito di Amore e Psiche ritorna più forte che mai, sia nelle sue tinte diurne che in quelle, più fosche, notturne.
Molte le prove alle quali verrà sottoposta, di curiosità come di coraggio, fino a quando una notte la tentazione di scoprire la verità sul suo nuovo ospite sarà troppo forte, e allora...

Beh, e allora andrete in libreria e lo acquisterete *-*

Quindi, la trama è abbastanza ben strutturata: c'è il mito di base rivisitato, un buon contorno e alcune leggende "artiche" che ben s'intrecciano alla trama principale.
I personaggi oscillano tra l'essere ben delineati (la protagonista Rose e sua madre, ad esempio, con le loro caratterizzazioni opposte, sono ben tratteggiate) e il poterli tranquillamente scambiare l'uno per l'altro, e questo è un grosso punto a sfavore. La mia amica non l'ha notato, per carità, magari sarò io troppo pignola, ma per quel che mi riguarda ogni personaggio deve possedere un proprio punto di vista e un proprio linguaggio e modo di agire a seconda della propria personalità, cosa che qui manca completamente.
Per fortuna la scrittrice utilizza l'espediente del punto di vista poliedrico, intitolando ogni capitolo col nome del personaggio protagonista e cercando di cambiare quindi il punto di vista dell'Io narrante, ma senza grande successo.

Lo stile di scrittura: semplice, scorrevole, un bel punto a favore. Il vero problema è che il romanzo non è costante: inizia bene, scorre senza particolari avvenimenti per diverse pagine, poi finalmente s'impenna e a quel punto sì che trascina via, in un mondo di ghiaccio, abiti del colore della luna e orsi bianchi vittime di un potente incantesimo.

Altro problema: non c'è un colpo di scena, né una svolta nella trama. Di nessun genere. Tutto è interamente lineare e prevedibile, dalla prima all'ultima pagina. E' impossibile trovare il minimo accenno di suspance, tranne per un particolare che non vi rivelerò, a dire il vero piuttosto intrippante.

Eppure, per qualche motivo, continuerete a leggerlo. Vi ritroverete a desiderare quelle tiepide ore pre-notturne in cui potrete godervi queste pagine di neve e amore non rivelato fin quasi alla fine, quando la protagonista avrà collezionato non solo una robusta dose di avventure e viaggi, ma anche qualche insegnamento... anche se, dai, non si può certo parlare di Bildungsroman.
Rose non impara molto da tutto ciò che le succede, non subisce una vera evoluzione... insomma, è sempre lei, la vecchia Rose, con qualche anno di più e un lungo viaggio alle spalle.

Quindi, un libro "nì", o meglio, "so".
Lo consiglierei? Sì, ma solo agli amanti del genere che non si aspettano emozioni particolari.
Leggerei altro dell'autrice, Edith Pattou? Beh, direi di sì.

A voi è piaciuto? Cosa ne pensate?

Il vero inizio del viaggio

Sono mesi che non scrivo sul blog. Male, male.

Vero è che ho avuto qualcosa come 832489849 impegni a cui far fronte, soprattutto lavorativi, ma ora vorrei tornare a occuparmi di questo piccolo spazio siderale fra letteratura e scienza, uno spazio tutto per me e per chi vorrà seguirmi nel viaggio.

Andiamo con le succose novità dall'anno scorso:

- Ho inviato il manoscritto del mio primo romanzo alla casa editrice Neri Pozza. Ebbene sì. Ansia senza fine, ma l'ho fatto. L'HO FATTO. E spero di vincere o almeno arrivare tra i finalisti del loro concorso letterario, se ne saprà qualcosa in autunno.

- Ho iniziato a seguire un corso di tedesco alla scuola internazionale A.C.I.T. di La Spezia. Figo, neh? In realtà sto adorando alla follia questa lingua e non vedo l'ora di poterla parlare fluentemente!

- Ho scritto un numero imprecisato di poesie e racconti, per non parlare del nuovo romanzo, che ho iniziato a imbastire. E' ambientato sulla Route 66, la mitica Strada Madre di Steinbeck, quella che attraversa come un'arteria pulsante gran parte dell'America, da Chicago a Los Angeles. Se qualcuno l'avesse percorsa, vi prego, raccontatemi la vostra esperienza. Sempre che qualcuno mi legga, al momento. Yu-huu? C'è nessuno?

- Ho deciso di scrivere una lista dei libri che leggerò nel 2015. Fra poco inserirò una apposita sezione del blog e potrete divertirvi a spulciarla e commentare i vari titoli :D

- Ho redatto un libro di poesie per un autore locale, ho presentato il suo libro, ne ho scritta la prefazione e presto presenterò anche la sua seconda silloge. Mi sembra, a ogni presentazione, di avvicinarmi un po' di più al mio sogno, una bolla calma che fluttua lassù, nel cielo...

- Ho deciso che dall'anno prossimo mi iscriverò all'Università. Di nuovo e definitivamente: Antropologia, religioni e cultura delle civiltà orientali a Bologna. Sì, lo so che è lontanissima e dovrò dannarmi fra lavoro e studio, per non parlare degli esami e delle ore interminabili da passare in treno. Lo so, o forse credo di saperlo, ma ci tengo troppo e spero che anche questo progetto si concretizzerà presto.

Bene!
Direi che è tutto.
Spero taaanto tanto tanto di riuscire a seguire più stabilmente il blog e realizzare tanti dei miei sogni, specialmente quello di pubblicare le mie opere :)
Buona domenica a tutti!

sabato 19 aprile 2014

E' successo.



     Sì, avete letto bene. E' successo.
     No, non che questo elaboratore di testo abbia inserito la possibilità di sostituire le "E'" apostrofate con delle vere "È" accentate; ciò che è successo è molto più incredibile, più emozionante. E spaventoso.

     L'ho finito.
    Il mio primo romanzo, dico. L'ho scritto, riscritto; riscritto ancora. Poi l'ho limato. L'ho tagliato in mille pezzi e ricucito, gettando nella pattumiera tutto ciò che non sapevo più ricollocare; l'ho guardato da ogni angolazione e fatto scintillare come un prisma lucente. Alla fine, l'ho posato nel suo letto di cuoio croccante; l'ho corredato di una (sudatissima) sinossi, di una (devastante) lettera di presentazione e di un (ahimé) curriculum letterario.
    Ora è pronto. Il mio sogno, il sogno che fin dall'età di due anni, quando iniziai a scrivere, è finalmente pronto per affrontare il crudo mondo reale.
     E ho paura. Una paura del diavolo.
      Ho fatto del mio meglio per preparare il mio sogno, il mio bambino; l'ho cullato, nutrito, l'ho messo a dieta quando sapevo di doverlo fare; l'ho amato e vestito come meglio sapevo. Ora lo sento qui, accanto a me; tasto la sua manina fredda, una mano di carta e speranze. Ho paura di sentirla tremare. Ho paura che, appena la lascerò, chi la stringerà dopo di me me la restituirà scuoiata, quel bambino torturato fino all'ultimo respiro.
    Eppure... devo farlo. Devo dargli la possibilità di dimostrare le sue potenzialità. E lo farò. Davvero. Se solo riuscissi a scacciare quella paura...
    Lo so, ho scritto poco ultimamente. Troppo poco. Ma sappiate che, per ogni pagina non scritta su questo blog, una in più è stata aggiunta al mio romanzo o ai racconti che ho scritto nel frattempo. Sono tanti; sono anche buoni, perdio. Credo di meritarmi un briciolo di vanità.
    Vi aggiornerò presto sull'invio del manoscritto. Fra l'altro, quest'anno per la prima volta sarò al Salone Internazionale del Libro di Torino. Che voi sappiate, c'è la possibilità di conoscere qualche editore o agente letterario senza che questi fugga sulla MIR?
   Attendo consigli, sostegno, botte di "ma piantala, invia quel dannato manoscritto, accidenti a te!" - qualunque cosa.
      Peace & love.

Alice Bassi