giovedì 26 maggio 2016

La mia vita torinese: giorno 3, in cui schivo un serial killer


Giorno 3
In cui schivo un serial killer


COSE BELLE: la colazione letteraria, la mostra su Matisse, due bambini che giocavano senza poter parlare fra loro, i nerd

COSE INQUIETANTI: il serial killer, la canzone che canticchiava il serial killer, i nerd




Bene.
Sono le 7.26 di mattina, io sono immersa nel tepore delle lenzuola, ed è così che mi sento: bene. Odo il vociare del mercato affiorare dalla strada, il profumo di qualcosa di buono, forse del pane, che cuoce da qualche parte.
Sarebbe un risveglio perfetto, sicuramente migliore di quello che ho avuto ieri, se solo, tutto d'un tratto, non sentissi una voce strana in mezzo a quelle del mercato. Sembra che canti, ed è vicina.
Mi alzo, avvolgendomi tipo piadina nel lenzuolo, e mi avvicino alla finestra. Ah, per inciso: non sognatevi di girare in mutande qui, perché l'inclinazione particolare della strada sottostante fa sì che i passanti siano praticamente vostri compagni di stanza. L'ho imparato a mie spese: la prima sera stavo per godermi la liberazione di slacciarmi il reggiseno quando un tizio mi ha fischiato e salutata con la mano. Un tizio. In strada. Che mi sorrideva. Spettacolo.
Ma comunque, tornando alla voce.
Sono appiccicata al vetro, con le mani a coppa ai lati degli occhi per vedere meglio, ma niente. Molti teli stesi sull'acciottolato, mucchi di borse finte, orologi, ombrelli, bonghi; un quantità di signori afroamericani, un bel po' di mediorientali e una moltitudine di cinesi, ma nessuno che stia cantando.
Mistero.
Torno a letto e la voce ricomincia. Più vicina, ora. Di colpo, capisco che non viene dall'esterno.
L'estraneo è già qui.
E vuole uccidermi.



Oddio, non è che ne sia proprio sicura, ma se senti un tipo che canta canzoni inquietanti alle sette del mattino in un corridoio di un hotel, beh, tanto a posto quel qualcuno non deve essere. La canzone aumenta d'intensità, come nella migliore tradizione thriller, da Criminal Minds a La tempesta del secolo, passando per Nightmare, ed io comincio a impensierirmi. Mi sono chiusa a chiave? Sì. E se il tipo avesse una sua chiave? Se fosse l'ospite francese di ieri, quella esagitata per i croissant a colazione, perché magari non ne ha trovati e sospettasse, vista la mia pinguedine, che glieli ho mangiati tutti io?
Dilemma.

Alla fine, decido di rischiare. Mi vesto, tenendo sempre d'occhio la porta (e la finestra, nel caso il mio simpatico amico della prima sera ritorni a salutarmi), mi trucco e mi preparo alla battaglia: ho un pennello per ombretto in una mano (non ho avuto il tempo per affilarlo) e un panino avariato nell'altra. Mi ero scordata di averlo, in realtà: avrei dovuto mangiarlo il primo giorno, ma ora sono felice di essermene dimenticata.
Mi piazzo di fronte alla porta e abbasso la maniglia.
Sono pronta.



Il corridoio è deserto.
C'è solo la voce, che proviene da dietro la porta dirimpetto alla mia. Sopra c'è scritto PRIVATO. La bocca mi si prosciuga mentre richiudo la porta della mia camera, cercando di fare meno rumore possibile. La canzone sembra napoletana e il tipo la canta con uno stonato trasporto che non mi sento di scoraggiare del tutto. E' uno dell'hotel? Un ospite che ha sbagliato porta? Non lo so e non voglio saperlo.
M'infilo la chiave in tasca e me la filo alla velocità della luce.



Mi materializzo di sotto tipo teletrasporto, dove, per fortuna, mi attende la prima cosa bella della giornata. C'è un'unica tavolata in sala buffet, e la ragazza dell'hotel (istantaneamente la elimino dalla lista dei sospettati) mi propone di mangiare insieme agli altri ospiti, che mi sorridono speranzosi. Ora, io sono un animale sociale più o meno quanto la gente per strada mi scambierebbe per Naomi Campbell, ma visto che ho appena scampato la morte (per ora, mi ricorda una vocina) decido di farmi coraggio e socializzare.
E faccio bene, perché intorno al tavolo mi raggiungono, piano piano, diverse persone interessanti: scrittori, artisti, perfino un insegnante della Scuola Holden di Baricco. E scopro, fra il divertimento, l'onore e il panico, che tutti gli altri sono studenti dei corsi della Holden.
Cerco di dividere l'attenzione fra il loro talento e il mio tentativo di capire se uno di loro abbia la voce del serial killer, ma alla fine sono costretta ad ammettere che non sospetto di nessuno di loro: sono tutte persone fantastiche, brillanti e molto simpatiche, esponenti di un mondo di cui spero tanto, un giorno, di meritare di far parte anch'io.

Lascio i bagagli in giacenza, salutando per l'ultima volta Henry, Mike e Georgia (ma solo nel mio cuore; col cavolo che salgo di nuovo lassù, con un serial killer a piede libero) per poi dirigermi verso la mostra su Matisse, ospitata dal Palazzo Chiablese.
Pare quasi che sappia di cosa sto parlando, nevvero? Eppure mi perdo qualcosa come tre volte per percorrere i 15 minuti scarsi che mi separano, secondo il GPS, dalla mia destinazione.
Comunque, alla fine riesco ad arrivare e, anche se non è permesso fare foto nemmeno senza flash (ma poi, io non me ne intendo e sicuramente ci saranno ottimi motivi, ma famo a capisse: nun è che se ce faccio la foto je copio l'idea a Matisse, eh), m'inoltro (che fa? Cincischia???) per le sale del museo. Che è bello, porca vacca se è bello!



Non ci sono solo quadri di Matisse, ma i suoi spiccano e la selezione proposta è davvero impressionante. Molti sono gli stili - dal fauvismo fino ad arrivare a una semplificazione brutale delle forme e dei colori, con una predilezione anche per il circo e i suoi protagonisti - che il pittore e scultore ha attraversato lungo tutta la sua produzione artistica. 
Bella anche la piccola stanza-cinema, in cui viene mandato in onda un video di una decina di minuti in cui Matisse mostra come dipingeva: pochi, semplici tratti, con accostamenti di colori complementari... ma anche con tanta riflessione e, sì, anche tentennamenti. Guardando al rallentatore la sua mano, si nota come il pennello ondeggi molto sul foglio prima di calare e tracciare con precisione quella singola linea che andrà a comporre l'opera finita.
Guardate che meraviglia questo dipinto, con quale candore risalta l'abito della ragazza sullo sfondo rosso:


All'uscita, vado a pranzo a La maison de Marie, un ristorantino in una corte interna di Via Garibaldi. Anche qui, prima di trovarlo mi perdo tipo due volte, però alla fine lo individuo. Patate al forno da paura, così come il vitello tonnato. Sembrano buoni anche i dolci, ma preferisco stare a guardare due bambini, uno italiano e uno francese, che prima stanno con le loro famiglie ai rispettivi tavoli, poi si guardano con desiderio e infine, abbandonata ogni remora, si corrono incontro e si mettono a giocare, senza nemmeno parlare la stessa lingua. Ma a cosa sarebbe servito, in fondo? Ridono allo stesso modo, e tanto basta.

L'ultima avventura che mi aspetta è il Museo di Arte Orientale. In realtà, qui ci sono già stata due anni fa, ma stavolta c'è una mostra temporanea che mi solletica: quella sui guerrieri e i samurai nell'epoca moderna, dal nome "Bushi".



Chiedo un biglietto, faccio una figuraccia con l'assistente quando non trovo il portafoglio e poi, passata la paura, mi dirigo verso questo spettacolo:




E via, che altro c'è da dire?
Beh, che subito dopo mi aspetta questo:



E questo:



E lì comincio a sentirmi su di giri, anche perché ero convinta mancassero cinque mesi (CINQUE! SOLO CINQUE, VI RENDETE CONTO?!) al Lucca Comics, invece dentro trovo degli artbook originali da poter sfogliare (dopo aver indossato dei guantini bianchi che, per qualche motivo, connetto al serial killer che ormai dovrei aver seminato) e anche la cosa più straordinaria dell'universo:










Sì.
Citazioni che scorrono sullo schermo come le introduzioni dei film di Star Wars.
Non penso di aver mai visto una cosa più nerd e mastodonticamente figa in tutta la mia vita. Devono pensarla così anche gli altri visitatori della mostra, che da qui in avanti chiameremo, per semplicità, i nerd. I nerd sono decine, tutti intorno a me, e contemplano le action figure sotto le teche di vetro con un misto di stupore, rimpianto e bramosia febbrile. Copiosi rivoli di bava colano dalle loro bocche di fronte a queste meraviglie:




















Ma la cosa più bella sono i loro figli, che un po' mi fanno pena. Perché? Beh, vi faccio un esempio di uno dei dialoghi cui ho assistito:

Bambino inspiegabilmente non nerd: "Mamma, sono stanco, perché siamo ancora qui?"
Madre nerd: "Taci."
Bambino: "Ma ho fame! E mi scappa la pipì! E poi mi annoio..."
Madre nerd: "Ma piantala. Non capisci niente."
Bambino, sul punto di mettersi a piangere: "M-Mamma, che cos'hai? Perché fai così?"
Madre nerd: "BAMBINO, TU NON CAPISCI NIENTE."

Povera donna. Cioè, lo so che il 99% della gente avrebbe appoggiato il bambino, ma io la capisco, quella madre nerd. Uno dei motivi è il seguente:



Cioè, capite che c'è una statua a dimensione naturale di Yoda, e che la sua spada laser si illumina al passaggio delle persone? Voglio dire, bambino, taci. Impara e taci.

Ma, purtroppo, anche questo paradiso finisce, e così devo necessariamente proseguire la mia visita lungo il museo vero e proprio, le cui collezioni, a dire il vero, conosco già. Rimango comunque affascinata dalle armature, un paravento giapponese dipinto con rami di ciliegio su fondo oro e da questo:



No, non è avorio.
Sono ossa umane. Di bambini inspiegabilmente non nerd? Non lo sapremo mai.
Comunque, poco dopo esco dal museo e, purtroppo, so già che i miei minuti a Torino sono contati. Dopo alcuni saluti e aver recuperato il trolley, mi avvio verso la stazione e salgo sul treno. Mi metto comoda (per quanto possa stare comoda una persona con un trolley grosso quanto un giocatore neozelandese di rugby) e mi preparo alle quattro ore di viaggio che mi riporteranno a casa, dove il mio gatto, i miei genitori ed i miei amici (sì, sono consapevole di aver anteposto il gatto a loro) mi aspettano.
Il macchinista sale a bordo e il panorama fuori dal finestrino inizia a muoversi. Anche morire sarà così? Chiudere a chiave una stanza, preparare i bagagli e lasciare un posto che hai amato profondamente, per tornare in un luogo che sai essere la tua vera casa?
Non lo so. So solo che ora la campagna scorre veloce e che porterò sempre nel cuore questo weekend, con le sue cose belle e quelle inquietanti, gli incontri, le emozioni, gli sguardi di Van Gogh, la pioggia improvvisa, gli alieni fluorescenti sulla parete, gli Urania, i mici del Miagola Caffè e, sì, anche un po' il serial killer, che in fondo deve sentirsi depresso quanto me, ora che sa di avermi mancata. Tornerò, non preoccuparti, mio inquietante amico.
Tornerò.


Fine del viaggio



lunedì 23 maggio 2016

Liebster Award: un riconoscimento inaspettato!

Bengiunti!
Questa sera voglio parlarvi di una piccola novità accaduta al mio blog: sono stata nominata per i Liebster Award! *_*
Voi direte: ma come? Niente diario torinese? Ma noi stiamo aspettando la terza parte! GOMBLODDO!!! I vaccini!!!1! Le scie chimiche!!!11!!1!
Eh, lo so. Vi assicuro che pubblicherò la terza parte del mio diario torinese a breve, ma nel frattempo non posso far altro che ritenermi lusingata e anche un po' sorpresa per il fatto di aver ricevuto ben due nomination ai Liebster Award 2016! *_*

Pare che si tratti di un riconoscimento virtuale che viene attribuito da un blogger all'altro tramite nomination, con lo scopo di far conoscere i blog più piccini. La regola, infatti, è che i blog nominati devono avere meno di 200 follower. Ahahah. Duecento. Sicuro. Magari li raggiungerò nel duemilacredici.
Nel mentre, ecco qui la mia nuova medaglietta, in tutto il suo splendore:



Tripudio! Gioiagaudio!
Sono felice soprattutto perché, ogni volta che mi siedo qui, non penso che i miei scarabocchi abbiano un qualche valore: scrivo sul blog semplicemente perché mi piace, perché voglio tenermi informata e, se posso, aggiornare i miei fan sulle novità che il mondo libroso offre quotidianamente. Pensare di ricevere un premio, anche se piccolo e virtuale, per queste pagine, è qualcosa per cui mi sento profondamente grata!

Ci sono anche delle regole da rispettare:

A - Ringraziare i blog che ti hanno nominato e assegnato il premio
B - Scrivere qualche riga (max 300 parole) per promuovere un blog interessante che seguite
C - Rispondere alle 11 domande poste dal blog o dai blogger che ti hanno nominato
D - Scrivere a piacere 11 cose di te
E - Premiare a tua volta 11 blog
F - Formulare 11 domande per i blogger che si nomineranno
G - Informare i blogger del premio assegnato

Vado con ordine.

A - Ringrazio The hate queen (le opinioni letterarie di una tipa che odia un sacco di cose) e Passione per le righe, che mi hanno assegnato il premio. Grazie di cuore! :3

B - Ci tengo a fare pubblicità a un blog che adoro, Paper Moon: Diletta è una ragazza ironica, intelligente, piena di inventiva e non manca mai di farmi scoprire nuovi romanzi. Molti dei titoli della mia wishlist provengono dal suo blog e, anche se non so se avrò mai sufficiente denaro per comprarli tutti, voglio dirle grazie. Per la ragazza simpatica e piena di talento che è e per aver creato un angolo sereno del web in cui, a ogni post, posso "mettere in pantofole la mente" e sentirmi a casa.

C - E qui si va sul difficile, perché avendo ricevuto due nomination dovrò rispondere a 22 domande... santa pazienza. Via, ci provo.

Domanda 1: C'è una cosa che vorresti tanto farti piacere ma che proprio non riesci a sopportare?

I romanzi storici.

Domanda 2: Che lavoro volevi fare da piccolo/a? È lo stesso che vorresti fare ora? 

Eeeh... non ricordo con esattezza. So che per un certo periodo avrei voluto fare il veterinario e per un altro l'insegnante, ma per il resto credo di aver sempre sognato, sotto sotto, di fare la scrittrice. E qui bisogna capire una cosa: è scrittore chi scrive, e magari ottiene riconoscimenti ma non ancora pubblicazioni, oppure lo è solo chi ha già pubblicato un libro? Nel primo caso, allora sì, sono una scrittrice. Nel secondo, sono soltanto una tipa ignota che lavora in un call center e che si sente sì grata per il proprio lavoro, ma non realizzata come individuo. Per ora.

Domanda 3: Qual è il tuo ricordo più brutto? E il più bello?

Non posso. Mi dispiace. Il male è qualcosa che custodisco molto gelosamente, perché può genernarne altro.
Parlando invece del mio ricordo più bello. è sicuramente quando, a giugno dell'anno scorso, mi hanno telefonato dalla Neri Pozza per dirmi che ero una delle 12 finaliste del Premio e una delle sole 2 per la sezione Under 35. No, non ho vinto, se ve lo state chiedendo, ma probabilmente non era il momento giusto :) dovevo ancora maturare e penso che la strada sia ancora lunga, ma ho fatto un bello sprint dall'anno scorso e ora mi sento una persona molto più solida. Spero proprio che il futuro mi riservi nuove soddisfazioni!

Domanda 4 - Qual è la tua postazione di lettura preferita?

A dire il vero, non ne ho una. In genere leggo a letto, ma posso farlo ovunque.

Domanda 5 - Hai una dipendenza, a parte quella dalla lettura? Se sì, quale?

La scrittura. La mia dolce, orribile droga.

Domanda 6 - Che genere di libri e film preferisci?

Sicuramente fantascienza e, in particolare, filoni come distopie, ucronie e fantascienza postapocalittica. Leggo e guardo però anche horror, qualche thriller, libri per bambini, ma anche letteratura contemporanea.

Domanda 7 - Qual è il tuo posto preferito?

Hogwarts. Non deve essere per forza reale, no?

Domanda 8 - Se potessi scegliere un superpotere, quale sceglieresti?

Quello di rallentare il processo di invecchiamento di chiunque a mio piacimento.

Domanda 9 - Se ti ritrovassi in un universo fantasy, che ruolo avresti?

Sicuramente la maga oscura, oppure il cavaliere nero.

Domanda 10 - Qual è la cosa che ha più probabilità di spaventarti in un film/libro horror? 

Gli alieni (solo se sono i Grigi), i feti e i fenomeni inquietanti. Tipo, una persona stringe una spazzola in mano ma, guardandosi allo specchio, vede che nel riflesso non è una spazzola, ma un pettine. Irregolarità, incongruenze... cose così.

Domanda 11 - Qual è la cosa che ha più probabilità di commuoverti in un film/libro drammatico?

Leggere/vedere tutte le motivazioni per cui un celebre cattivo è diventato tale e, alla fine, leggere/vedere il fato concedergli una seconda chance, magari il riconoscimento che tanto sognava. Peccato non accada mai. La grazia è concessa solo ai buoni.

Domanda 12 - Come ti è venuto in mente il nome del tuo blog?

A dire il vero, non ne ho idea XD

Domanda 13 - Quanto tempo dedichi alle letture?

In genere leggo la sera prima di addormentarmi. Però, se sto leggendo un libro che mi entusiasma, cerco di dedicargli del tempo anche durante il giorno... per non parlare del libro che ho sempre in borsa, non si può uscire di casa senza libri u.u

Domanda 14 - Dove preferisci leggere: al mare sotto l'ombrellone o su un prato sotto un albero?

O magari tra le morbide lenzuola? Anyway, facciamo prato, amo il mare quanto potrei amare una passata di grattugia sulla guancia.

Domanda 15 - Che genere di musica preferisci?

In realtà ascolto quasi ogni genere, ma la mia predilezione va al nu metal.

Domanda 16 - Il tuo ricordo più bello?

Già risposto sopra u.u/

Domanda 17 - Mare o piscina?

Montagna. Con dieci gradi sotto zero, possibilmente.

Domanda 18: Preferisci fotografare o farti fotografare?

Preferisco fotografare... il mio gatto! :P O, al limite, qualche bel panorama!

Domanda 19 - Il tuo autore preferito?

Stephen King. Sempre.

Domanda 20 - Copertina rigida o morbida?

Rigida per casa, morbida per la borsa.

Domanda 21 - Casa editrice preferita?

Non credo di averne una preferita, ma mi piacciono molto la Adelphi (soprattutto la Piccola Biblioteca), la Del Vecchio, la NNE, la Neri Pozza, le Edizioni del Baldo... ah, adoro la collana Urania (Mondadori) e la Edizioni Nord, così come Stella Nord, Zona 42, Dunwich... aaargh sono troppe T_T

Domanda 22 - Cioccolata calda con panna o the con biscotti al burro?

Mah, ti dirò che preferirei un bel piatto di fette di salamino, fave e pecorino, ma se devo scegliere punto sul tè!

D - Mamma mia, questa parte è ancora più difficile! Undici cose su di me? Altre undici? Ggrgnrgrnnnn.

1. Mangio sempre prima i tortellini con la forchetta e poi bevo il brodo col cucchiaio.
2. Se c'è un libro sulla Route 66, lo compro. SUBITO.
3. Ho almeno 4 o 5 bronchiti all'anno, ma non ho mai preso la polmonite. Tiè!
4. I miei film preferiti sono Inception e V per Vendetta.
5. Sogno da sempre di incontrare qualcuno che ami la fantascienza quanto me, ma solo l'anno scorso mi è capitato davvero!
6. Gioco ancora alla Play Station, lo adoro! E rifaccio quasi sempre i vecchi titoli di Final Fantasy Kingdom Hearts, dato che ho ancora la PS2.
7. Ho una mira discreta a freccette e tiro con l'arco, ma con le armi da fuoco in Resident Evil 4 sono una frana. Del tipo che lo zombie continua tranquillamente a mangiarmi il collo mentre io sparo al cielo.
8. Ho una collezione (modesta) di statuette Disney di Jim Shore.
9. Amo profondamente la Disney e non mi perdo mai una nuova uscita al cinema. Spesso compro anche i gadget del film, non m'importa quanto sono da bambini; se per me hanno un significato, li compro!
10. Non vedo l'ora che arrivi il punto 11 prima di dover rivelare altre scabrosità sul mio conto.
11. Se avessi il fisico adatto, indosserei sempre abiti punk, con abbondanza di tessuti scozzesi. 

E - U-Undici blog? Ehm. Non credo nemmeno di conoscerli. Spero che nessuno si offenderà, ma preferirei pubblicizzare solo quelli che conosco realmente e che apprezzo. Ammiro molto le persone che stanno dietro a queste pagine e non mi va di andare alla ricerca di blog che non conosco solo per completare una lista. Se deciderò di inserirne uno nuovo in questa lista, sarà perché davvero mi avrà convinta. Spero capirete.


Spero di non averne dimenticato nessuno, se così fosse fatemelo presente e vi aggiungerò.

F - Ora mi diverto io! *_*

1. Preferiresti invecchiare al doppio della velocità, ma con la certezza che diventerai famosa, o invecchiare normalmente ma con la certezza di una vita senza grandi successi?
2. Parigi, New York, Tokyo, Oslo o Bombay?
3. Quale evento storico cambieresti, se potessi tornare indietro nel tempo?
4. Se avessi la certezza che ti verrebbe detta tutta la verità, ti faresti leggere il futuro nelle carte?
5. Passato, presente o futuro?
6. Qual è la tua serie TV preferita?
7. Quale sarebbe, per te, la maggiore minaccia?
8. In quale Casa di Hogwarts saresti smistato?
9. Se vedessi un cane abbandonato a bordo della strada ma fossi in un ritardo pazzesco per andare al lavoro, cosa faresti?
10. Qual è la tua letteratura preferita? Inglese, francese, russa, italiana...? E quale libro la rappresenta maggiormente?
11. Dimmi cinque cose che odi.

G - Sarà fatto :D

Puff, pant! Finalmente sono arrivata alla fine di questo post chilometrico! Devo dire che scriverlo è stato un parto, ma mi sono divertita e, soprattutto, ci tengo a ringraziare ancora chi mi ha nominata per questo piccolo premio. Forse altre blogger ci saranno abituate, ma nonostante io scriva qui da anni non mi era ancora capitato, perciò adesso mi sento una gnocca da paura. u.u

sabato 21 maggio 2016

La mia vita torinese: giorno 2, in cui rischio un infarto prima di colazione


Giorno 2
In cui rischio un infarto prima di colazione


COSE BELLE: lo specchio in camera, l'ospite francese esagitata per i croissant, i biscotti burrosi, il Salone del Libro, un incontro speciale, la Van Gogh Alive Experience.

COSE INQUIETANTI: lo specchio in camera, la fluorescenza (che fa molto "la luccicanza" di Shining), la fila di Murphy, il passaggio repentino da 33° al diluvio con grandine e lamadonnadelfreddomortale.


Sono le 4.32 del mattino e penso che il cuore mi esploderà.
E dire che, fino a pochi minuti fa, mi crogiolavo nel tepore delle coperte cercando di soffocare l'impulso della mia vescica a voler fare pipì. Il dialogo era qualcosa del tipo:

"Pipì."
"Ma ho sonno..."
"Pipì!"
"Ma qui c'è un bel teporino, e poi è ancora presto, e poi potrei non addormentarmi più, e poi non mi scappa davvero, e poi..."
"PIPI'!!!"

Alla fine, ho dovuto cedere. Mi sono voltata, ho cercato la luce, non l'ho trovata, mi sono alzata comunque a sedere... ed è stato allora che li ho visti.
Mike, Henry e Georgia.



Per chi non sapesse di chi sto parlando, vi invito a leggere il mio precedente post sul mio primo giorno a Torino. Ma sono certa che molti di voi già sapete di Mike, Henry e Georgia, i miei tre inquietanti compagni di stanza umanoidi.
Qui li vedete alla luce del sole:


Mi ero quasi abituata a loro, ma non sapevo fossero anche fluorescenti. Mentre cerco di uscire dall'iperventilazione, trovo il tempo per ringraziare sentitamente la mia vescica per aver mantenuto gli ureteri saldi e mi fiondo in bagno.
Al mio ritorno, Mike, Henry e Georgia sono quasi invisibili, ma non oso accendere la luce per non rischiare di ricaricare la luminescenza della speciale vernice con cui qualcuno di molto, molto sadico, li ha dipinti sulla parete.

Supero più o meno indenne la notte e, al mio secondo risveglio, per fortuna la luce del giorno inonda già la stanza. Mi piacerebbe restarmene un po' qui a dormicchiare, ma poi ricordo che questo è Il Grande Giorno e nel giro di pochi minuti sono già vestita e truccata. Un piccolo inciso: mentre passo davanti allo specchio, mi rendo conto che non solo qui ci sono appendiabiti a forma di mano e alieni sulle pareti: anche lo specchio è magico, perché mi fa molto più magra di quanto io non sia. Cosa bella o inquietante? Non sono riuscita a categorizzarla.

Ah, una nota sulla colazione: qui i biscotti al burro sono buoni da paura. Anche i croissant, suppongo, perché a un certo punto un'altra ospite dell'hotel, di nazionalità francese, piomba nella sala della colazione e si mette a cinguettare in una sorta di parossismo estatico: "Les croissant! Les croissant!". Stavo per mettermi a canticchiare "Les poissons" da La Sirenetta, ma mi sono fermata in tempo.


Tè caldo, spazzolino, profumo, i sedili troppo duri della metropolitana. Riesco a pensare solo al Salone e al pianto sommesso del mio portafoglio nella borsa. Nel giro di pochi minuti arrivo alla stazione LINGOTTO e cerco di non annegare nella fiumana di gente che fuoriesce dalle porte della metro. Abbiamo tutti lo sguardo fiero e luminoso, un biglietto in mano e un sogno nel cuore.
Poche decine di metri più avanti, scorgo la meta: ACCREDITO STAMPA. E' il primo anno che mi dirigo lì per comprare il biglietto (grazie a voi lettori e a questo blog libroso), e devo ammettere che per me, anche se è una piccola cosa, è una grande emozione.


Emozione che scema subito, appena mi rendo conto che ci sono solo due operatori e che le due file sembrano non finire mai. Non faccio che saltellare da una colonna all'altra, sperimentando la celebre legge di Murphy secondo la quale la lunghezza di una fila è direttamente proporzionale al fatto che tu ti ci sia appena accodato.
Alla fine, dopo aver scoperto che avevo pure sbagliato sportello (quello giusto era ACCREDITO PROFESSIONISTI, che detto così fa molto figo), riesco finalmente a entrare e questo è ciò che vedo:




Bellissimo.
Un infinito di libri. L'eterno ritorno della cultura e della creatività, non solo come risorsa inesauribile e connaturata alla natura umana, ma anche come energia, flusso di idee e progetti. Un percorso trasversale che connette i grandi autori del passato a quelli contemporanei e, soprattutto, agli scrittori di domani.
Dopo essermi persa giusto 7-8 volte nel primo padiglione (non ero confusa per l'emozione, è che io mi perderei anche in un pozzo), riesco finalmente a sottrarre l'ultima mappa del Salone a una bambina troppo lenta che mi guarda con odio e mi dirigo verso l'area book.

Arrivarci è sorprendentemente facile: mi basta camminare diritta per meno di cinque minuti e, d'un tratto, davanti a me si apre la zona del Salone in cui centinaia di Editori espongono i loro gioielli: dappertutto s'innalzano piramidi di libri, laghi di borse di stoffa, scrigni ricolmi di segnalibri gratis. Anche le borse di stoffa sono in regalo e nel giro di pochi minuti ne colleziono una sciccosissima di Kent Haruf allo stand della NNE, una delle mie Case Editrici preferite. Qualcuno me ne aggancia un'altra alla spalla, ma non vedo chi. Mi sento come una turista appena arrivata alle Hawaii alla quale infilino una collana di fiori al collo.

Passo una mattinata magnifica in compagnia di Erica (La Leggivendola) e, per brevi ma intensi attimi, anche di Nereia (LibrAngolo Acuto), entrambe blogger eccezionali. In realtà ci sono anche altre amiche con noi, ed è magnifico gironzolare con loro mentre tento di non cedere a tutte le tentazioni del Salone... tranne una.
Lo vedo, laggiù, in perfetto abito scuro e sorriso cordiale: Giuseppe Russo, il direttore editoriale di Neri Pozza, che sono davvero felice di poter incontrare di nuovo. Colgo l'occasione per sfogliare anche "Dentro soffia il vento" di Francesca Diotallevi, che ha vinto la sezione Under 35 del Premio Letterario Nazionale Neri Pozza 2015, in cui io sono arrivata seconda. La copertina è fantastica e Francesca è davvero piena di talento: sono contenta che abbia potuto realizzare il suo sogno di pubblicare con Neri Pozza e le auguro, sinceramente, ogni bene.


Beh, ci voleva una mia foto del tutto inutile e superflua, no?
No. Ma io l'ho messa comunque.
Dopo un pranzo veloce a base di riso al curry cucinato dall'amorevole Erica, decido di scombinare definitivamente tutti i miei piani: invece di andare alla mostra "Society, you're a crazy breed" di Botto&Bruno, andrò al Museo di Antropologia Criminale di C. Lombroso. Purtroppo non è concesso fare foto, nemmeno senza flash, ma posso dirvi che, anche se le teorie di Lombroso sono superate, questo è un piccolo museo che ha almeno due aspetti positivi: costa solo 3 € con la riduzione e, secondariamente, contiene un rispettabilissimo numero di teschi umani. E' stato un po' triste leggere che di molti di quei teschi non si conosce nemmeno la provenienza, ma immagino che non ci si possa fare molto. Non posso fare a meno, però, di contemplare tutte quelle orbite vuote, cercando disperatamente, ma senza successo, di cogliere cosa mi stanno supplicando di fare. Aiutarli? Ricordarmi di loro? Oh, lo farò.
Lo farò.

All'uscita, mi dirigo verso il Parco del Valentino, dove la Promotrice delle Belle Arti ospita la mostra "Van Gogh Alive Experience", che è praticamente il motivo principale del fatto che sono qui, Salone a parte. Ci tengo un sacco a vederla e per questo mi metto in marcia piena di aspettativa.
Qualcosa inizia ad andare storto verso Viale Medaglie d'Oro, ma lì per lì non capisco bene cosa sia. So solo che sto camminando, che ho caldo e che la strada s'inerpica per una spiacevole salita sotto un sole cocente. Ecco cos'era! La temperatura! Sì, perché nell'ultima mezz'ora sembra aumentata di parecchi gradi. Guardo in su: un cielo blu con al centro una palla di fuoco che, spietata, mi tira su con l'amo ogni singola stilla di sudore dalla pelle. Fa troppo caldo anche per gli scoiattoli, che rifiutano sistematicamente prima i pinoli, poi le mandorle e infine, a tradimento, perfino i pistacchi che gli offro.
Finalmente, dopo i miei 40 giorni (in realtà saranno stati venti minuti, ma son dettagli) nel deserto arrivo alla Promotrice delle Belle Arti, per cui mi fiondo dentro e acquisto un biglietto per quella che, per ora, non so ancora essere una delle esperienze più belle che farò in tutta la mia vita.











Ho preferito lasciar parlare le immagini.
Tutto il museo è un enorme schermo che cambia continuamente "canale" tra le centinaia di quadri di Van Gogh, quadri che quel povero diavolo non vendette mai. Se non ricordo male, riuscì a venderne giusto un paio, ma Vincent morì nella disperazione e nell'indigenza: nessuno gli riconobbe mai il suo genio, tranne forse, a modo suo, il fratello Theo, con il quale intrattenne una fitta corrispondenza postale. Il monologo che appariva sulle pareti era tratto proprio da quelle lettere.
Vincent non si creò una carriera, una famiglia, una realtà professionale, né un gruppo di amici; pian piano, crollò in una depressione gravissima che lo portò all'internamento nel manicomio di Saint Rémy, all'automutilazione, all'alcolismo e perfino all'ingestione delle tempere con le quali dipingeva... fino all'atto estremo del suicidio, che compì sparandosi al petto in un campo di grano reso celebre dal quadro che aveva dipinto poche ore prima. Tornò poi nella sua stanza, dove venne trovato dopo diverse ore, sofferente e in un lago di sangue.
Al dottor Gachet, che tentò di salvarlo, egli disse che, anche se fosse sopravvissuto, avrebbe tentato di nuovo il suicidio. A Theo, accorso la mattina dopo, disse che la sua "tristezza non avrà mai fine". Ho imparato da Wikipedia che le sue ultime parole sembra siano state: "ora vorrei ritornare".
Poco dopo, morì. In tasca gli trovarono una lettera per il fratello che non aveva fatto in tempo a spedire, in cui c'era scritto: "Vorrei scriverti molte cose ma ne sento l'inutilità [...] per il mio lavoro io rischio la vita e ho compromesso a metà la mia ragione".







Ho fotografato tutti i suoi sguardi, i suoi occhi tristi, tragici, disperati. Io stessa ho pianto dall'inizio alla fine della mostra. Pensate che, quando ormai stavano per parlare della sua morte, è apparso sugli schermi il suo celebre "Campo di grano con volo di corvi":



Dopo qualche secondo, si è udito uno sparo e i corvi si sono animati e sono volati via. Ho pianto come una vite tagliata, sul serio.
Più avanti, c'era anche la ricostruzione di  uno dei suoi dipinti più famosi, la sua stanza a Auvers:



E' stata una vera emozione... anche se non quanto la COSA INQUIETANTE che mi attendeva all'esterno. Non i 33° per cui già ero in ansia, né il sole a picco che mi aveva bruciato la nuca mentre salivo faticosamente fino al museo.
Diluviava.
Naturalmente, non avevo un ombrello.

Diciamo che non serve che io vi dica in quale deprimente e fradicia condizione sono arrivata nuovamente in hotel. Mike, Henry e Georgia cercano subito di tirarmi su il morale, ma nulla riesce ad aiutarmi quanto un bel bagno bollente, seguito dalla foto riepilogativa di questa folle giornata di acquisti librosi:


Quando, tre ore più tardi, spengo la luce, mi volto verso i miei tre nuovi amici alieni e sorrido. Ho passato una giornata strana ma magnifica, tra stand di NNE, Corbaccio, il Libraccio, Marcos Y Marcos e tanti altri; anche se ieri mi sentivo un po' in ansia per il fatto di essere da sola in una città lontana, oggi Torino mi ha mostrato il suo lato migliore, quello degli scoiattoli e della cultura e della mano calda e asciutta del signor Russo, che spero, un giorno, di rincontrare.
Per adesso non posso che chiudere gli occhi e pensare a ciò che mi attende domani. Sicuramente Mike, Henry e Georgia veglieranno sul mio sonno.
Almeno fino al risveglio... un risveglio che, anche se per ora non ne ho idea, sarà ancora più traumatico di quello di oggi.

Fine seconda parte