sabato 26 dicembre 2015

Gocce d'inchiostro #3: un saggio noioso, un puledro di razza e il breve dilemma di una gift card incompresa

Bonsoir a tutti!
Sono stati giorni densi di festeggiamenti, parenti e amici, regali, vecchi e nuovi ricordi, ma soprattutto di libri finiti e altri iniziati.

1. Ho terminato la lettura di "Preparare un fuoco" di Jack London, ad esempio, e sebbene io sia una pessima lettrice in questo senso, ossia in quello di leggere anche prefazione, postfazione, premessa e blablablero, questa volta mi sono impegnata a fare la brava bambina e ho letto tutto. Tutto tutto, davvero. Anche il noiosissimo e assurdo saggio che fa da corollario alle due versioni del racconto, ma ve ne parlerò nel mio prossimo post.

2. Contestualmente ho iniziato "Black Beauty" di Anna Sewell, se non erro unico libro dell'autrice, ma in lizza fra i titoli più venduti in tutto il mondo dall'alba dei tempi: trattasi della storia di un puledro di razza che passa di padrone in padrone arricchendo sempre più la sua visione del mondo e soprattutto della razza umana, della crudeltà con cui i bipedi trattano gli animali, talvolta senza nemmeno rendersene conto. La scrittura è molto semplice e lineare, ma in qualche modo trascinante e, soprattutto, molto edificante: la classica storia che ti va di leggere a Natale, quando sei nel tuo lettino e ti senti di nuovo bimbo, al calduccio, con una bella tazza fumante di tè o latte caldo sul comodino. Cioè, questa è l'immagine poetica, poi voglio vedervi a trangugiare mezzo litro di latte prima di spegnere la luce, vedervi e soprattutto sentire il vostro stomaco mentre si rigira disperatamente, indeciso se svuotarsi dal lato A superiore o da quello B inferiore.
In genere va per il lato B.
In genere.
Anyway, presto scriverò un post più dettagliato su tutto ciò... latte a parte XD

3. E a voi com'è andata? Anche voi oggi avete dovuto lavorare? Io dalle 6 del mattino per un numero imprecisato di ore T_T sonno. E domattina orario simile. Sonnissimo. Ma mi rallegro pensando ai bei regali librosi che ho ricevuto e, soprattutto, al mio prossimo acquisto celato dalla gift card Feltrinelli che mi hanno regalato *_*
Ho una mezza idea di usarla per "I cento racconti" di Ray Bradbury, che ogni volta lascio lì per non andare a spendere ventordici milioni di euro (leggi: 29.90), ma stavolta potrei farci un pensierino! In alternativa potrei usare la card per acquistare "La via oscura" di Jian Ma, che dalle prime pagine mi aveva molto incuriosita. Qualcuno l'ha letto? Sarei curiosa di sapere che ne pensate.

4. Voglio scrivere un post dettagliato sull'evento "terzo incontro al Club del libro" del mio paese, ma ho poco tempo adesso >.< motivo per cui vi dico solo che, grazie al fantastico mondo della biblioteca e degli invii di libri fra biblioteche (pura fattucchieria, per me, fino a quando non ho scoperto che si poteva davvero fare), sono finalmente entrata in possesso di due libri che agognavo da molto tempo: "Blocchi" di Ferdinand Bordewijk e "Adorata creatura" di Vita Sackville-West e Virginia Woolf, entrambi fuori catalogo praticamente quandola Woolf stava ancora scrivendo le lettere per Vita da inserire nel suddetto romanzo epistolare. Tipo che la Tartaruga edizioni non ricorda di averlo fatto uscire. Il mondo lo nega.
Eppure il libro è qui, fra le mie mani, e ora devo spendere solo 83958495849583 euro per farlo fotocopiare (prevengo la vostra domanda: sì, si può far fotocopiare un libro per intero, se accompagnate la richiesta con una carta scritta e firmata da voi in cui dichiarate che l'opera è fuori catalogo e introvabile in qualunque altro modo), e devo spenderli entro lunedì/martedì, ma chissene. Siamo a Natale e siamo tutti più ricchi. Cioè, più poveri. Cioè, più buoni. Insomma, devo spenderli. Quando mi ricapita?

"Blocchi", essendo piccolino, di un centinaio di pagine e di formato mignon, me lo ha già fotocopiato la mitica Annalisa della biblioteca e ora ne posseggo una frusciante copia cartacea che non vedo l'ora di leggere. Trattasi di un romanzo di fantascienza distopica (strano, nevvero?), la mia preferita, in cui si narra "la vita nello Stato Totalizzante del futuro, un mondo perfettamente squadrato che si sviluppa in una città fatta di grandi cubi, senza passato, senza critica, senza pensiero. L'arte, nella città dei cubi, è confinata nel luogo del "cattivo esempio", l'uomo esiste solo come condizione limite, piegato e schiavizzato dal sistema. E quando un tentativo non di ribellione ma di discussione mette in crisi l'equilibrio dello Stato perfetto, la forza dei blocchi piega senza sforzo qualsiasi forma di pensiero libero."
Mio Dio. Adoro. Adorissimo.

venerdì 25 dicembre 2015

Natale in casa Capricci d'inchiostro!

Buongiornatale a tutti voi! *_*
Come state? Siete felici? Siete satolli? State cercando di riemergere dall'oceano di carta da regalo, coccarde e confezioni di panettone?
Io sono fiera di poter dire di sì. Dopo un'intera notte di nuoto acrobatico in questo strano mare luccicante di lustrini e neve finta, sono riemersa. Sono qui. E ho i miei regali con me. Regali librosi, s'intende: ne ho anche ricevuti altri, ma la maggior parte erano di carta e inchiostro, i miei due materiali preferiti. A parte il cibo. Il cibo batte anche la carta e l'inchiostro.
CIBO.

Ehm. Tornando a noi, in realtà avevo molti altri post da scrivere: quello sulla letteratura femminile nei generi fantascienza e horror, quello sulla varietà di formati dei libri nelle case editrici indipendenti e non, quello sul mio terzo incontro con il Club dei lettori... ma, alla fine, ho optato per questo. Il motivo è la meravigliosa valanga cartacea che potete ammirare nella foto sottostante:



Per taluni servono i video porno. Per me è sufficiente questa foto.
Comunque!

Andiamo a chiacchierare un po' più nel dettaglio di ciascuno di questi bimbi, in primis di "Sopravvissuto - The martian" di Andy Weir, di cui vi riporto la trama: "Mark Watney è stato uno dei primi astronauti a mettere piede su Marte. Ma il suo momento di gloria è durato troppo poco. Un'improvvisa tempesta lo ha quasi ucciso e i suoi compagni di spedizione, credendolo morto, sono fuggiti e hanno fatto ritorno sulla Terra. Ora Mark si ritrova completamente solo su un pianeta inospitale e non ha nessuna possibilità di mandare un segnale alla base. E in ogni caso i viveri non basterebbero fino all'arrivo dei soccorsi. Nonostante tutto, con grande ostinazione Mark decide di tentare il possibile per sopravvivere. Ricorrendo alle sue conoscenze ingegneristiche e a una gran dose di ottimismo e caparbietà, affronterà un problema dopo l'altro e non si perderà d'animo. Fino a quando gli ostacoli si faranno insormontabili..."
Figata assurda, no? Avrei tanto voluto andare a vedere il film, ma non ci sono riuscita per impedimenti vari. So che non è stato recensito come un capolavoro, (parlo del film), ma mi incuriosisce ugualmente. Del libro non so ancora nulla, tranne che se ne sente parlare molto bene, ma vi confesso che ho provato a leggere le prime due pagine e lo stile di scrittura mi piace: ritmato, incalzante, tipicamente maschile. L'unico appunto è questo: sembra che il protagonista sia, perlomeno nella minuscola parte che ho letto, per nulla spaventato dalla situazione gravissima in cui si trova, quasi scevro da emozioni umane. Capisco che si tratta di un astronauta addestrato ad affrontare ogni imprevisto, anche il più catastrofico, ma mi sembra strano. Mi ricorda un po' Tom, il protagonista del racconto "Come preparare un fuoco" di Jack London, che ho finito questa mattina: nella prima versione del racconto, Tom era "un uomo" e quindi "un dominatore di tutte le cose", muscoloso, strafottente e fiducioso nelle sue piene capacità di creatura superiore a tutto il creato e agli elementi, che sa di poter sopravvivere nelle peggiori condizioni possibili e non si fa nessun tipo di problema quand'anche le cose si mettono male. Vi parlerò meglio di London in un prossimo post (ebbene sì, devo scrivere anche questo T_T), ma intanto mi riservo di esprimere un giudizio più oculato sul libro di Weir non appena ne avrò letta almeno una metà. 

Altro libro, altra corsa: "Il giorno dei trifidi" di John Wyndham, uscito a puntate nel 1951 sulla rivista americana Colier's, è uno dei più celebri romanzi di fantascienza successivi a quelli di H. G. Wells, come "La guerra dei mondi", pubblicati parecchi anni prima. La trama è la seguente: "Il primo segnale è una straordinaria pioggia di meteoriti verdi che scende su Londra illuminandone il cielo notturno e toglie la vista a chiunque vi assista. Poi, l'invasione: quei corpi celesti contenevano infatti i semi di piante mostruose che crescono a una velocità mai vista, si spostano e inghiottono qualunque essere vivente, umani compresi. Solo una piccola colonia sull'isola di Wight è ancora immune, ma la civiltà, impazzita di terrore, per sopravvivere si è riassestata su spietate basi feudali..."
Lo so, ho già detto figata assurda per il libro precedente, ma devo ripeterlo anche per questo. Perché è una figata assurda, punto, O almeno, la è basandomi sulla trama. A dire il vero anche qui ho leggiucchiato qualche pagina e mi sembra molto ben scritto, con uno stile contemporaneo che non mi sognerei mai di abbinare agli anni '50. Magari '80, via, ma non '50. E la cosa mi piace. Vi dirò di più quando sarò a buon punto.

Su "Chi perde paga" di Stephen King non ho molto da dire. Lo desideravo, ma non per il libro in sé, bensì perché è di King. Lo so, è brutto ammetterlo, ma ultimamente i libri del Re non mi hanno entusiasmata, eccezion fatta per "22/11/'63", che a parte qualche dettaglio è stato notevole. Il motivo è semplice: perché il Re non è più il Re. O perlomeno non del tutto. Non lo so. Sarà che ero affezionata a Tullio Dobner come traduttore, mentre Wu Ming 1, per quanto apprezzabile, offre una traduzione più fredda e impersonale (alcuni potrebbero obiettare che Dobner metteva molto del suo nella traduzione, ma personalmente la preferivo); sarà perché non amo i polizieschi/thriller, ma questo "Chi perde paga" non mi ispira poi tanto. Trattasi del secondo volume della trilogia iniziata con "Mr. Mercedes", che possiedo ma non ho ancora letto.
Ma come fai a dire che non ti piace se non l'hai letto?
Eh, lo so. Avete ragione. Ma i libri del Re si riconoscono in poche pagine e questi... non lo so, non me li sono sembrati. Non hanno nulla a che vedere con "Carrie", "Pet Sematary", "Misery", "Shining", "Rose Madder", la saga de "La torre nera", "Cuori in Atlantide" e tanti, tanti altri magnifici libri di King. In verità sarei curiosa di avere un'opinione da chi ha letto anche le sue ultime opere, oltre alle prime, in modo da - chissà? - potermi ricredere.
Comunque, ecco la trama: "Il genio è John Rothstein, scrittore osannato dalla critica e amato dal pubblico - reso immortale dal suo personaggio feticcio Jimmy Gold - che però non pubblica più da vent'anni. L'uomo che lo apostrofa è Morris Bellamy, il suo fan più accanito, piombato a casa sua nel cuore della notte, furibondo non solo perché Rothstein ha smesso di scrivere, ma perché ha fatto finire malissimo il suo adorato Jimmy. Bellamy è venuto a rapinarlo, ma soprattutto a vendicarsi. E così, una volta estorta la combinazione della cassaforte al vecchio autore, si libera di lui facendogli saltare l'illustre cervello. Non sa ancora che oltre ai soldi (tantissimi soldi), John Rothstein nasconde un tesoro ben più prezioso: decine di taccuini con gli appunti per un nuovo romanzo. E non sa che passeranno trent'anni prima che possa recuperarli. A quel punto, però, dovrà fare i conti con Bill Hodges, il detective in pensione eroe melanconico di "Mr. Mercedes", e i suoi inseparabili aiutanti Holly Gibney e Jerome Robinson. Come in "Misery non deve morire", King mette in scena l'ossessione di un lettore per il suo scrittore, un'ossessione spinta fino al limite della follia e raccontata con ritmo serratissimo. "Chi perde paga" è il secondo romanzo della trilogia iniziata con "Mr. Mercedes", nel quale l'autore tocca un tema a lui caro, quello del potere della letteratura sulla vita di ogni giorno, nel bene e nel male."
Devo ammettere che sembra interessante. Anzi, ho visto su Amazon che questo libro ha davvero delle ottime recensioni. Che stia sbagliando a valutarlo male aprioristicamente e ad aspettarmi così poco da lui? Forse sì. Spero di sì.

Di "Cronache zombie: il bene e il male 2" di Jonathan Maberry non posso dirvi molto, tranne il fatto che parla di zombie, è scritto bene e procede in maniera innovativa, almeno a leggere la quarta di copertina. Il primo volume l'ho acquistato tempo fa nella mia fumetteria di fiducia e, anche se non l'ho ancora letto per intero, la freschezza e la novità con cui vengono trattati argomenti zombeschi mi aveva incuriosita. Vi riporto la trama del primo volume (anche qui credo si tratti di una quadrilogia o forse qualcosa di più) e vi prometto che vi racconterò qualcosa di più appena lo leggerò.
Piccolo inciso: noto con dispiacere che compro molti libri e, per quanto ne legga tanti, non sono mai sufficienti per giustificare i miei acquisti librosi compulsivi. Ne deduco che dovrò darmi una regolata e magari mettermi da parte qualche soldo di più. Decisamente.
Comunque, la trama:  "In un’America post-apocalittica infestata dagli zombie, Benny Imura, come ogni adolescente, deve trovarsi un lavoro al compimento del quindicesimo anno di età, altrimenti vedrà dimezzarsi per sempre la propria razione di cibo quotidiana. 
A Benny non interessa portare avanti il business di famiglia, ma non ha scelta visti i precedenti fallimenti. Accetta quindi di diventare un cacciatore di zombie come il suo fratellastro Tom. 
Il giovane si addentra con riluttanza nella desolata Rot & Ruin, il territorio in cui sono confinati gli zombie, convinto di svolgere un lavoro noioso e pressoché inutile… prima di imbattersi in una terra senza dio, che gli aprirà gli occhi su un mondo totalmente diverso dalla vita a cui era abituato. Conoscerà il suo passato, i lati nascosti della personalità di Tom e il motivo per cui viene considerato da tutti come un eroe: perché là fuori, lontano dalle recinzioni del fortilizio, le distese aride di Rot & Ruin pullulano di rinnegati assassini a caccia di adolescenti, di segreti mortali, di zombie e di bellezze cresciute nelle oscurità del tempo. Rot & Ruin è molto più che un deserto senza vita… 
Contiene due racconti mai pubblicati in Italia: RICORDI DALLA PRIMA NOTTE e NELLA TERRA DEI MORTI."

"Carrie" di Stephen King che vedete in alto a destra nella foto è in realtà un fasullo: non nel senso che non è un libro, bensì una scatola con dentro sei chili di Lindor (eh... ti dirò! *-*), ma nel senso che "Carrie" è uno dei miei libri preferiti e scritti meglio in assoluto, per i miei gusti, e l'ho letto in ventordici lingue. Tranne il tedesco, ed è qui che vi volevo: perché, sapevatelo, io seguo da un anno e mezzo un corso privato di tedesco, una lingua che adoro e che molto spesso viene sottovalutata, ritenendola dura; per non parlare dei tedeschi, ancor più spesso vittime di valutazioni del tutto inadeguate. Magari sarò stata fortunata io, ma in Germania e Austria ho trovato solo persone squisite e disponibili, che cercavano addirittura di parlare in italiano per venirmi incontro. Sì che posso dire di poter contare su un ottimo inglese, però deh, io mi son trovata veramente bene. E anche i miei genitori, con tutto che loro - specialmente mamma - non parlavano tedesco e lei nemmeno inglese. Insomma, chi pensa che i tedeschi non siano ospitali, che vada in Germania (senza pretendere che comprendano l'italiano maccheronico "de noartri", possibilmente) e dopo magari potrà anche riparlarne. Opinione mia.
A parte ciò, dato che la trama ormai la conoscono tutti, vi lascio una foto di una delle prime pagine in tedesco.

Ci sono regali che ti colgono del tutto impreparato. A me è successo ieri sera, quando ho scartato uno degli ultimi pacchetti e ho trovato "Odore d'America" di Goffredo Parise. Non me lo aspettavo assolutamente perché, dopo averlo visto disponibile su Amazon mesi fa (nota bene: quando c'è scritto "ultima copia disponibile" non è una trovata commerciale, è veramente l'ultima copia disponibile prima della voragine cosmica del fuori catalogo) e aver aspettato per mancanza di liquidi, questo era scomparso da qualsiasi sito. Qualsiasi. Non so ancora oggi quale organo abbia dovuto vendere mio padre per trovarlo, ma sono felice che lo abbia fatto.
Trattasi di un saggio sotto forma di romanzo epistolare che ho conosciuto attraverso la "Guida alla Route 66" di Roberto Baggiani, di cui vi ho parlato qui e qui, anche questo uscito dal catalogo da qualcosa come 15 anni. Naturalmente parla di America e naturalmente lo volevo da morire. Ho letto qualche pagina e dire che lo trovo magnifico è dire poco: una scrittura densa, evocativa, ricca di immagini e dettagli che solo chi ha vissuto veramente lì può riportare sulla carta.
Meraviglioso.

"Il vagabondo dello spazio" di Fredric Brown e "Il risveglio dell'abisso" del già citato John Wyndham provengono da una libreria di Reggio Emilia, "Miskatonic", nella quale vorrei tanto venire portata e poi abbandonata come un'orfanella. Mi hanno raccontato molto di questo luogo magico: scaffali e scaffali di libri di fantascienza, horror e generi affini, Urania che risalgono ogni primavera le correnti di cascate di libri fuori catalogo sbattendo le loro code bianche e rosse... altro che Paese delle Meraviglie!
La mia adorata amica La Leggivendola si è premurata di adottare due bambini di carta da questo luogo dove tutti i sogni si avverano e li ha portati da me, dove staranno al calduccio e al sicuro *_* ammetto di avere un lieve dubbio sul primo, perché forse - ma solo forse - da qualche parte lo avevo (o forse volevo comprarlo? Who knows?), ma del secondo non avevo mai sentito parlare e amando Wyndham (così come Brown) non posso far altro che giubilare di giuoia! *_*

La trama de "Il vagabondo dello spazio": "Abbandonato su un asteroide, condannato a morire, salvato dalla più "vagabonda" entità della galassia: è Crag il ribelle, primo e più famoso dei duri della fantascienza. Ma fino a oggi la sua odissea tra la Terra, Marte e la fascia degli asteroidi si era potuta leggere soltanto in un'edizione cui mancavano: a) i pungenti riferimenti satirici alla società del terzo millennio; b) una celebre, censuratissima "pubblicità necrofila"; c) una delle più ammiccanti scene di voyeurismo del turismo interplanetario (al Luxor di Marte), per non parlare di altri particolari ritenuti, ai tempi, troppo "forti" per il lettore italiano. Il tutto è stato ovviato in questa nuova traduzione, la prima integrale dal 1958."
E quella de "Il risveglio dell'abisso": "La maggior parte del globo è ricoperta dalle acque di oceani e mari, pullulante di forme di vita innumerevoli. In ogni oceano, il fondo, tra montagne altissime che tuttavia non sempre riescono a raggiungere la superficie, spesso sprofonda in abissi tenebrosi, che scendono a volte fino a dieci, undici chilometri dalla superficie dell'acqua: le cosiddette "fosse abissali". Nel mistero di questi abissi si celano forme di vita inimmaginabili, assurde, intelligenti. Alla pressione inconcepibile di tonnellate e tonnellate per centimetro quadrato, queste forme tramano, e si accingono a compiere, la conquista delle terre emerse. Quali sono queste forme atroci, intelligenti, spietate? E' un mistero. Donde provengono? Il professore Bocker non esclude che la sostanza originaria della loro vita tragga origine, attraverso gli spazi interplanetari, da qualche pianeta ove la norma della esistenza esige pressioni paragonabili a quelle presenti sul fondo delle nostre fosse abissali. E a poco a poco la conquista del mondo civile si svolge con lenta, spietata precisione. L'orrore si diffonde tra gli uomini, ogni giorno più preda dell'Abisso. L'Abisso si ridesta. Distrugge ogni giorno decine di migliaia di esseri umani fra strazi indicibili, e non ha volto, non ha nome, perché gli strumenti della sua distruzione sono inesplicabili e misteriosi quanto la mente che li dirige. Poi, lentamente, tutti i ghiacci delle regioni polari si sciolgono, il livello di tutti i mari sale di quaranta metri e l'agonia degli uomini ha inizio. Ma gli uomini hanno inventato frattanto una bomba.. ultrasonica! E forse il mondo si salverà. Col "Risveglio dell'Abisso", John Windham, l'indimenticabile autore dell'«Orrenda invasione», ha trovato nuovi modi e nuove emozioni per quella forma narrativa ultra-avvicente che è la fantascienza. Il "Risveglio dell'Abisso" è un libro che si
ricorda per tutta la vita."
Va bene, tanto lo sapete cosa sto per dire: FIGATA ASSURDA!!!

Ultimo ma non ultimo (se si esclude la fantastica idea regalo della mia amica Francesca, una gift card Feltrinelli *__________*): un libro che, quando l'ho aperto, mi ha fatta sganasciare dalle risate solo per la copertina. MAI 'NA GIOIA! Il detto profetico della mia vita! XD E dire che ve ne avevo parlato qui non più tardi di un paio di giorni fa!
In pratica, si tratta di un librottino in cui sono stati raggruppati molti quadri celebri ai quali è stata abbinata una frase buffa che avrebbe potuto dire o pensare il protagonista del quadro. Va bene, sembra arzigogolato, ma vi sarà più chiaro guardando queste foto esempio:



Non sarà alta letteratura - ma, Dio, ho riso per ore.
A voce alta.

E a voi com'è andato lo spacchettamento dei regali di Natale? Avete trovato tanti libri? Ma soprattutto: quale dovrei iniziare per primo? Si accettano consigli :D 

martedì 22 dicembre 2015

Altro giveaway, altro vincitore, ovvero: storia della fortuna e di come questa s'insinuò in casa mia

Esiste un detto a casa mia: mai 'na gioia.
Non che veramente non si verifichi mai un evento positivo di cui godere ed essere felici, ma diciamo che questi eventi sono più leggende - ma che dico, miti! - di cui si vocifera negli angoli bui fra il ripostiglio e il garage, con le lampadine nude impiccate al soffitto che dondolano proiettando i loro piccoli cadaveri allungati sul pavimento.
Oh deh, questa mi è uscita bene. *segna*
A causa di ciò, un evento fortunato viene festeggiato da me e i miei amici più o meno come la venuta delle piogge nel deserto di Atacama. Di cui vi allego una diapositiva:


Bene.
Una volta chiarito questo concetto, vi parrà quanto mai curioso il messaggio che ho ricevuto l'altro giorno da Diletta, proprietaria del blog Paper Moon, dove si chiacchiera di acquisti e consigli librosi in un tono autoironico davvero intrigante. E dove, spesso, si chiacchiera di libri che non conosco, cosa ancora più intrigante.
Ecco il testo del messaggio:

"Ciao Alice complimenti, hai vinto il giveaway! :3
Che libro ti piacerebbe ricevere tra quelli proposti?
Miao, 
Diletta"

Io? Ma chi? Ma dove? Ma soprattutto perché?
Non ci credevo, anche perché non partecipo quasi mai ai giveaway; questo era il primo al quale avevo deciso di partecipare dopo ventordici anni di vacche magre e ben poco giveawayose. Passata l'incredulità iniziale, è scoppiata la gioia: non solo perché avevo vinto, ma soprattutto per cosa avevo vinto: un libro (strano, nevvero?) a mia scelta fra i seguenti titoli:

"Annientamento" - Jeff Vandermeer
"Autorità" - Jeff Vandermeer
"Accettazione" - Jeff Vandermeer (trattasi della "Trilogia dell'area X")
"Ogni cosa è illuminata" - Jonathan Safran Foer
"Da altrove e altri racconti" - Erik Kriek
"Sex Criminals" - Matt Fraction & Chip Zdarsky

Dopo aver sbirciato qualche recensione e aver letto le trame dei libri proposti, ho senz'altro optato per il primo: "Annientamento" di Vandermeer. Diletta ne aveva già parlato molto bene qui, facendomene incuriosire, ma è stata la trama a calamitarmi verso di lui: "Per trent'anni l'Area X - un territorio dove un fenomeno in costante espansione e dall'origine sconosciuta altera le leggi fisiche, trasforma gli animali, le piante, sembra manipolare lo stesso scorrere del tempo - è rimasta tagliata fuori dal resto del mondo. La Southern Reach, l'agenzia governativa incaricata di indagarne gli enigmi e nasconderla all'opinione pubblica, ha inviato numerose missioni esplorative. Nessuna però è mai tornata davvero dall'Area X: chi, inspiegabilmente, ricompariva al di qua del confine era condannato a un destino peggiore della morte. Questa volta, però, sarà diverso: la dodicesima missione è composta unicamente da donne. Quattro donne che non conoscono nulla l'una dell'altra, nemmeno il nome - sono indicate con la funzione che svolgono: l'antropologa, la topografa, la psicologa e la biologa - accettano di partecipare a un viaggio che assomiglia molto a un suicidio. Cosa le ha spinte a imbarcarsi in una missione tanto pericolosa? La biologa spera di ritrovare il marito, uno dei membri dispersi della spedizione precedente. Ma forse cerca anche di fuggire dai suoi fantasmi. E le altre? Cosa nasconde la psicologa, ambigua leader del gruppo? Quando le quattro esploratrici incappano in una strana costruzione mai segnalata da nessuna mappa, capiranno che fino a quel momento i disturbanti misteri dell'Area X erano stati appena sfiorati. Jeff VanderMeer ha costruito un mondo in cui l'avventura, il fantastico, l'ignoto sono le coordinate per indagare il più alieno dei pianeti: la psiche umana."

E ciao, proprio. Questo è esattamente il genere di libro che adoro: fantascienza, mistero, thriller... mi fa dire: WOW!
E lo ha fatto dire anche a Stephen King, il mio mentore, il quale ha definito questo libro "inquietante ed affascinante". Dio. Devo leggerlo. So già che vorrò al più presto anche i seguiti, ma intanto parto col primo e vediamo dove vado a finire. Fra l'altro, anche la copertina mi fa impazzire.

L'unica perplessità che nutro è che il libro ricordi troppo "Sfera" di Michael Crichton, uno dei miei libri preferiti. Insomma, c'è sempre una spedizione, un gruppo di professionisti che non sanno molto bene a cosa stanno andando incontro e un mistero che sembra alieno ma che forse è solo frutto della psiche umana e delle sue inquietanti profondità. Ma magari è alieno, s'intenda. E non vorrei che "Annientamento" possa assomigliare troppo a tutto questo, ma del resto è impossibile scrivere qualcosa che non richiami più o meno esplicitamente qualcos'altro. Ho letto da qualche parte che esistono solo quattro o cinque storie veramente buone che vengono usate dall'alba dei tempi in più salse: lei che vuole lui (o viceversa) ma qualcosa glielo impedisce, lui o lei che scappa da una situazione ma deve fare i conti con se stesso, lui o lei che parte per un viaggio inaspettato, un gruppo di persone deve sopravvivere in un ambiente inospitale eccetera. Se ci pensate bene, tutti i libri del mondo sono riconducibili a queste tre tracce e a un paio di altre, per quanto ci si possa ricamare sopra.
Prendete due storie che parrebbero molto lontane, ad esempio: "Dieci piccoli indiani" della Christie e questo "Annientamento" di Vandermeer. Certo, i contesti sono estremamente diversi, ma se eliminate i fronzoli e il contesto, così come l'ambientazione, il succo è che ci sono alcune persone costrette a permanere in un ambiente ostile che devono fare i conti con se stesse, i loro compagni e una minaccia. Così come "Battle Royale" di Takami, "Il signore delle mosche" di Golding, "Sfera" del già citato Crichton e perfino "La strada" di McCarthy e "Furore" di Steinbeck, per citarne solo alcuni.
Ed è così con tutte le storie, se le scarnificate all'osso, credetemi.

Cionondimeno esistono cose come il contesto, l'ambientazione, lo stile di scrittura, la caratterizzazione dei personaggi, la presenza del narratore e della sua personalità, oltre che del contesto storico-socio-culturale in cui vive: tutto ciò contribuisce a speziare la trama e a renderla appetitosa per pubblici molto diversi.
Perciò, ben venga "Annientamento" e ben vengano le vincite ai giveaway, se portano a interessanti disquisizioni. Interessanti per me, almeno. Spero, presto, di potervi dire di più su questo libro e su cosa ne penso. Per ora ho solo letto l'estratto gratuito su Amazon e mi è piaciuto assai.

Ora vado, ché il mio manoscritto mi chiama: nell'ultima settimana non sono riuscita a dedicargli neanche un minuto di tempo. Più tardi andrò in biblioteca per il terzo incontro del Club del libro, dove parleremo tutte insieme de "Il ritorno del soldato" di Rebecca West, di cui abbiamo chiacchierato sul blog qui e qui. Inutile dire che non vedo l'ora, vi farò sapere come andrà e quale libro sceglieremo per la prossima volta!


domenica 20 dicembre 2015

Vincitore del giveaway e sugosi aggiornamenti librosi


Buonday!
Glorioso giorno!
Cioè, glorioso solo per il vincitore del mio primo giveaway, ma sempre glorioso. O gioiglorioso, per citare il film "Alice in Wonderland". A proposito, avete letto anche voi che nel 2016 uscirà il seguito? Siete felici? Vorreste cavarvi gli occhi con un attizzatoio arroventato? Io sono a metà fra i due estremi, credo. Perché il primo film mi è piaciuto per alcuni versi, ma l'ho anche detestato per altri. Un avvitamento su se stessi degli ultimi ruoli, talvolta marginali come in "Into the wood", interpretati dal grande Johnny Depp. La deliranza. Il finale vuoto e un po' imbarazzantello. Il lessico, qua e là, troppo "ciciacioso". La deliranza. La deliranza.
Ma forse il nuovo capitolo ci riserverà delle sorprese, chi lo sa?, anche "Alice attraverso lo specchio e quel che vi trovò" lo preferisco, come libro, ad "Alice nel Paese delle Meraviglie", perciò forse sarà un successo. E forse vi state chiedendo perché io vi stia propinando questo pippone infinito su Alice nel Paese delle Meraviglie invece di comunicarvi il vincitore del giveaway e basta, ma oggi mi sento dispettosa, perciò dovrete aspettare ancora un po'.
Sì?
No?
E va bene.
Ve lo dico.


COMPLIMENTI AD ALESSANDRO COCCO! :D
Ho già verificato: ha seguito tutte le regole in maniera corretta, inoltre l'ho già contattato anche privatamente per comunicargli la vincita, oltre ad averlo celebrato con tutti gli onori sulla mia pagina Facebook. Sono contenta per lui! ^.^
Per tutti gli altri: tranquilli, a breve indirò un nuovo giveaway, la fortuna girerà anche per voi! Nel frattempo, godetevi i miei prossimi aggiornamenti librosi, che inizierò a proporvi fra... sì, direi un paio di righe.

Al momento ho sospeso la lettura di "Sulla strada" di Jack Kerouac, di cui avevo iniziato a parlarvi qui e qui. Non che sia brutto, anzi: come ho scritto nei post che vi ho linkato, si tratta di una scrittura fluida, senza un inizio e senza una fine, un flusso di paesaggio come una sorta di diario di viaggio mentale.
E allora potreste chiedermi: perché l'hai interrotto? Da come ne parlo, parrebbe una follia fermarsi dopo poche decine di pagine. Il motivo è uno: c'è un momento per leggere ogni libro, nella vita, e questo per me non è il momento di leggere "Sulla strada". Non riesce a prendermi, non riesco a goderne. Per l'impaginazione, forse, che è pesante e con pochi capoversi a capo? Per la tematica, che all'inizio parlava di paesaggio e spirito di avventura e ora vira sempre più verso le droghe e l'uso del corpo femminile come divertimento legittimo per qualunque ragazzo che voglia trastullarsi un po' la sera? Forse sì, forse no. Il fatto è che Kerouac, come ho appreso leggendo un po' su di lui e guardando uno speciale sulla sua vita e sulla Beat generation che ho apprezzato parecchio, ha scritto questo libro in tre settimane. Tre settimane che ha passato chiuso nel suo appartamento, bevendo e assumendo benzedrina (anche se lui, nel suo diario, scrisse di aver assunto solo caffè; non sono nessuno per dubitarne, ma in molti hanno ritenuto che non avesse detto la verità), dormendo e mangiando poco... e questo si percepisce. Traspira dalle pagine come sudore dalla pelle di un avvinazzato.

Non voglio parlare male di Kerouac, anzi: io stessa, che sono molto più lenta di lui nella scrittura, l'ho ammirato e invidiato più volte per la sua velocità. Ma nello speciale svelavano anche un dettaglio che mi è rimasto impresso: il motivo per cui scriveva così velocemente e in quello stato le sue opere non era la sconsideratezza, o una mancanza di cura del proprio corpo, e nemmeno la voglia di trasgredire. Kerouac era terrorizzato dai lunghi mesi, talvolta anni, che accompagnano il processo creativo di un'opera. I dubbi, le angosce, la paura di non essere all'altezza. L'ansia. I non sono capace, non ce la farò mai. I non posso crederci di avercela fatta a finire di scrivere il mio precedente romanzo, ora come farò a ingannarli anche con questo?. Il tetro vuoto nero della sfiducia nel proprio talento.
Così, si buttava a capofitto nella scrittura e ne usciva, pallido, tremante e talvolta ubriaco, qualche settimana dopo. Il suo talento è indiscusso: non sono l'alcol o le benzedrine a fare uno scrittore, altrimenti tutti i ragazzini che vomitano il sabato sera sarebbero tanti Montale e Neruda. Kerouac aveva un sincero e infuocato talento per la scrittura, ma ancora oggi posso dire che mi dispiace per lui, per quell'uomo terrorizzato che ha deciso di bruciare a una velocità doppia rispetto al normale, pur di non patire le lunghe attese, la fredda voce che ti sussurra che non ce la farai mai a mettere insieme quelle dannate quattrocento pagine, mai. Riesco quasi a vederlo mentre riemerge dalla sua stanza, fermo sullo stipite. Credendo, forse, di aver vinto la paura, ma preda del terrore più grande: la paura di avere paura.
E "Sulla strada" è troppo, per me. Ogni pagina è satura, sudata, fluida come sangue misto a lacrime e gocce di vino: un piccolo romanzo a sé stante, in un certo senso. Non sono ancora pronta per leggere cinquecento pagine così. E' una mia mancanza, non un difetto di Kerouac. Per ora, io e Jack dobbiamo salutarci da buoni amici e darci appuntamento a data da destinarsi.

Per riprendermi da questa lettura ho iniziato e già quasi finito il breve "Come preparare un fuoco" di Jack London. In questa versione, edita da Mattioli 1885, di cui vi avevo accennato qui, coesistono le due versioni del racconto: quella che London ha scritto nel 1902 e pubblicata in Youth's Companion e anche quella, riveduta, pubblicata nel 1910 nella raccolta Lost face.
Non ho ancora finito di leggere la seconda versione, ma la differenza fra le due non è solo in termini di contenuto ed eventuale finale, come leggiucchiavo nel saggio introduttivo: le due forme di scrittura sono ben diverse, così come lo stile narrativo e anche, nel secondo racconto, una preferenza per la paratassi, ossia per l'accostamento di frasi dello stesso livello separate da virgole o punti, ma con poche subordinate. Frasi secche, veloci, ritmate.
Nella prima versione il protagonista, un giovane uomo pieno di fiducia nelle proprie possibilità contro l'infuriare degli elementi, è allegro, forzuto, pieno di risorse e inventiva. Ha piena certezza nella propria superiorità su tutto il creato, mentre l'uomo protagonista del secondo racconto, almeno per ora, è molto diverso. Anzi, più che diverso, è lo stesso uomo, solo che è invecchiato. Non di otto anni, ma di trenta o quaranta, e ha sopra le spalle l'esperienza di una vita che gli ha dimostrato quanto lui non abbia alcun potere di piegare il fato o gli elementi naturali. Una vita che lo ha preso per la collottola e riportato nella cucciolata a suon di morsi e ringhi. Più volte. Mordendo sempre più a fondo.
Non conosco la biografia di London, perciò non so se questo possa in qualche modo riflettere un suo cambiamento interiore, ma sarebbe interessante scoprirlo. Leggerò qualcosa sull'argomento quanto prima. Rimane il fatto che vi consiglio questa breve lettura, una piccola chicca che divorerete in un paio d'ore di freddo, neve e dello scoppiettio di rami che prendono fuoco.

lunedì 14 dicembre 2015

GIVEAWAY NATALIZIO: un regalo libroso per tutti voi!

GIVEAWAY NATALIZIO!
Udite udite, è giunto il giorno!




Da oggi fino al 18 Dicembre (venerdì) avete tempo per partecipare e vincere gratuitamente questi libri, che vi spedirò a mie spese. Il vincitore avrà anche diritto, se gli farà piacere, a una mia dedica personalizzata :3

Cosa fare per vincere questi libri?

1. Mettere "Mi piace" alla mia pagina FB: 

2. Condividere il giveaway oppure la pagina PUBBLICAMENTE su FB (controllo ;) )

3. Scrivere qui sotto un commento 

4. Per chi ha GFC, diventare sostenitori del blog scrivendo nel commento alla foto su FB anche il vostro nickname.

NB: per chi partecipa solo qui sul blog, è sufficiente diventare sostenitori, lasciarmi un commento su uno dei post a vostra scelta e poi scrivere qui per ottenere il numero :)

E stop *_* nient'altro!

Io vi assegnerò progressivamente un numero (due se diventerete anche sostenitori del blog) e, allo scadere della mezzanotte di venerdì, estrarrò tramite random.org il vincitore, che comunicherò qui e contatterò privatamente ^_^

Spero di avervi fatti felici con questi tre libri e che possano arrivare sotto il vostro albero entro Natale! :)
Spargete la voce! :)

domenica 13 dicembre 2015

Gocce d'inchiostro #2: Giveaway, Amazon e il diavolo tentatore

Buonasera! *_*
Vi racconto le novità:

1. GIVEAWAY! Ebbene sì, voglio farlo. Nei prossimi giorni deciderò un paio di titoli di libri da regalare al vincitore di un concorso a sorteggio che indirò sulla mia pagina Facebook, il tutto a mie spese. Anche le spedizioni, udite udite!
Mi sembra una bella idea, sotto Natale, perciò... beh, spero vi piaccia!

2. Sto proseguendo con la lettura di "Sulla strada" di Kerouac, sempre molto bello. Adoro questo stile di scrittura, così fluido e continuativo, quasi il viaggio non fosse solo quello su ruote: la strada è soprattutto quella delle pagine, bianche e porose, sulle quali le piccole impronte delle parole portano il lettore a passare da una riga a un'altra, e poi a quella sotto, e ancora sotto, in una lettura a pioggia che scorre, ora lenta, ora frenetica, fino a valle.

3. Sto rileggendo "La strada" di Cormac McCarthy (ce l'ho con 'ste strade, ultimamente, nevvero?), uno dei libri più belli che abbia letto quest'anno. A proposito, sapete che l'ho inserito nella mia lista di libri da salvare in caso d'incendio? Qui potete leggerla, sarei curiosa di sapere quali libri vorreste salvare voi :D

4. Continuo a vedere libri belli su Amazon T_T grazie al consiglio di La Leggivendola ho messo nel carrello i primi due titoli (il terzo uscirà in primavera) della trilogia della pianura di Kent Haruf (ansia: il primo, "Benedizione", non è più disponibile da stamattina; mi sto già ricoprendo di bolle rosse), senza contare "La strada. Diari di un vagabondo" di London. A dire il vero sono anche alla ricerca di "Ayla, figlia della terra" di Auel, ma non lo trovo da nessuna parte. Probabilmente dovrei cercare su ebay o comprovendolibri, ma non ho ancora provato. Oh, dei, fate che "Benedizione" torni disponibile presto. Dopo il 15, ad esempio, appena mi verseranno lo stipendio.
E poi vorrei anche... aaargh. Troppe cose. Troppi libri. Troppi.

5. Vi prego, datemi un'idea alternativa per soprannominare questa rubrica. Elenco puntato nun se po' proprio vedè, ma vi giuro che non mi viene in mente altro. Elenco puntato. Che fantasia. E sono una scrittrice. Mio Dio.

P.S.: E ora voglio anche "Il vagabondo delle stelle" di London. Grazie, Amazon, per i tuoi libri consigliati in base al mio carrello. Grazie MILLE.
Diavolo.

venerdì 11 dicembre 2015

Gocce d'inchiostro #1: Kerouac, la febbre e Madama Paura

Buongiorno!
Oggi è uno di quei giorni. Ebbene sì. Un giorno da elenco puntato, con poco tempo, poche frasi su pochi argomenti, ma con una gran voglia di scriverle lo stesso, quelle dannate frasi.
Mi piace pensare che possa essere l'inizio di una nuova rubrica, che temporaneamente chiamerò "Rubrica elenco puntato". Nome orrendo. Ehm. Se ve ne viene in mente uno migliore (non penso sarà difficile), vi prego di scriverlo nei commenti, fate la carità *.*
Iniziamo:

1. Sì, ho ancora la bronchite. Diamine.

2. Ho iniziato a leggere "Sulla strada" di Kerouac.
Prima di farlo ero molto combattuta: da un lato ne avevo una gran voglia, dall'altro temevo che non mi sarebbe piaciuto. Per niente. Non solo per lo stile di scrittura molto fluido e a tratti sconclusionato, che so aver infastidito diversi lettori "puristi", bensì per gli elementi di richiamo al mondo della droga, delle benzedrine, dell'alcol e del sesso, argomenti di cui non leggo troppo volentieri.
Voci. Recensioni lette qua e là.
Ora che l'ho iniziato, posso dire una cosa?
Benedico chi le ha scritte, quelle recensioni.
Il motivo è semplice: è sempre una buona cosa iniziare un libro con aspettative molto basse, perché è più facile ricredersi. A me è successo, e solo dopo poche pagine.
Sulla strada non è - almeno per ora - l'inno alla droga che temevo. Non è nemmeno sconclusionato. E' ubriaco, sì; non solo Kerouac mentre lo scriveva, ma anche lo stile di scrittura, ubriaco di furore, della bruciante febbre che arroventa ogni scrittore mentre allatta d'inchiostro la sua creatura. Mi piace, davvero. E' crudo, è disincantato eppure romantico, ed è vivido, perdio, vivido come sangue su una pernice.

3. Sto continuando la stesura rivista del mio secondo romanzo. Devo dire che mi piace sempre, anche se il timore di bloccarmi è costantemente dietro l'angolo... ma dovrò farci i conti, suppongo. Per ora continuo il mio viaggio, godendo di ogni passo. Ci sarà sempre oscurità, anche sotto il sole; un'oscurità che potrò affrontare solo con il coraggio. E forse il coraggio, parafrasando Falcone, è tale non perché non conosce la paura, bensì perché a Madama Paura, gelida e sudata, sa portare rispetto.

giovedì 10 dicembre 2015

Gioiagaudio! Grandi novità per il mio manoscritto!

Buongiorno! GRANDI NOVITA'!
Se non si fosse già capito, oggi sprizzo felicità da tutti i pori *__* perché... mi ha appena telefonato Laura Lepri.
Ebbene sì.
Lei.
Una delle più importanti agenti letterarie italiane.
Non solo ha fatto parte della giuria del Premio Letterario Nazionale Neri Pozza (per sapere com'è andata la mia avventura, cliccate qui) e quindi conosce già il mio manoscritto, ma siamo rimaste anche d'accordo che ci incontreremo dopo Natale per parlare del romanzo e decidere il da farsi. SBAM!
GIOIAGAUDIO!
LA MAGIA DEL NATALE PERMEA IL MIO CUORE! *____________*
Comunque vada a finire, sono troppo contenta e penso che questo sarà un bel passo avanti per la realizzazione del mio sogno!
Inoltre, da stamani ho finalmente iniziato a buttare giù una versione rivista del manoscritto del mio nuovo romanzo, alla quale pensavo da un po', senza mai trovare il coraggio di sedermi e provare a scriverla. Buffo, no? Eppure è normale, se ci pensate: quando vi è rimasta una sola strada da percorrere, dopo aver provato tutte le altre, la scelta più istintiva è quella di sedersi a gambe incrociate e non muoversi. Perché, finché quella strada c'è, siete salvi. Ma se la percorrete, e scoprite che è un altro vicolo cieco, allora quel muro diventerà anche il loculo dove scaverete la vostra tomba, affondando le dita nella terra nera.
I due livelli di emozioni - il desiderio da una parte, la paura dall'altra - fluttuano fino a quando, finalmente, il primo supera il secondo. A quel punto, nulla può più tenervi a freno. A me è successo stamattina, quando mi sono seduta alla scrivania e, fra un colpo di tosse e una nebulizzata di Froben (dannata bronchite), le mie dita hanno iniziato a danzare sulla tastiera. La nuova stesura ha uno stile di scrittura molto diverso da quello che ho usato finora, più narrativo e meno dimostrativo. L'ho fatto perché era la cosa giusta da fare, ma anche perché ho voluto seguire i consigli che proprio la signora Lepri mi ha dato un paio di mesi fa.
E la cosa strana, almeno per ora, è che mi piace come sta venendo. Magari domani sarò di nuovo bloccata e mi rimetterò a sbattere la testa contro il muro, ma per ora non mi sento più un'inetta che, in fondo in fondo, non sa scrivere poi tanto bene; ora sono un'inetta che, in fondo in fondo, qualche riga di fila la sa mettere.
Non che la stesura precedente del nuovo romanzo fosse finita; non ho nemmeno il titolo, per adesso. Quello che ho sono circa 180 pagine che, per quanto sparse e frammentate, mi piace pensare siano valide. Se saprò lavorare sodo e smettere di farmi guidare dalla paura e dal cervello, le migliorerò ulteriormente, ne aggiungerò altre e, alla fine, forse avrò un buon libro per le mani. Non vedo l'ora che accada... ma, diversamente da ieri, oggi voglio godermi il viaggio. Il ticchettio dei tasti. Il ronzio del PC che si surriscalda. Non rendermi conto del tempo che passa. Scivolare sulla tastiera come un musicista sul suo pianoforte e, per qualche ora, lasciarmi trasportare dalla musica.
Non chiedo altro.
Non chiederò mai altro.

mercoledì 9 dicembre 2015

Per il ciclo recensioni librose: "Teo" di Lorenza Gentile e "La Strada di Winnie Puh" di A. Milne

Buonasera! Da qualche giorno sono costretta a casa con una brutta tracheobronchite e, se è proprio vero che tutto porta sia conseguenze negative che positive, questa situazione mi ha permesso di rallentare un po' i ritmi di vita. Quanto riuscivo a leggere, nelle ultime settimane? Due, tre pagine al giorno? Dopo tante ore di lavoro e mille altri impegni, col teporino del letto che iniziava a farmi assopire, non riuscivo a fare di più. Da lunedì, invece, fra un colpo di tosse e una caramella al miele, mi sono concessa un po' più di tempo per gustarmi ciò che leggevo.
Due sono stati i pasticcini di carta che ho assaporato: "Teo" di Lorenza Gentile, a cui ho già accennato qui e qui, e "La strada di Winnie Puh" di A. Milne, di cui avevo iniziato a raccontarvi qui.
Parto dal primo, che ha come protagonista un bambino - Teo, appunto - che vive in una famiglia problematica, dove i genitori, sempre più lontani l'uno dall'altra, litigano continuamente. L'unica persona con la quale può scambiare qualche parola è la tata, Susi, ma parlare con lei spesso lo confonde: appartiene a un'altra cultura e il poco italiano che conosce lo usa per esprimere concetti strani, come quello di reincarnazione, difficili da capire per un bambino. Ciò che più desidera Teo al mondo è vedere la sua famiglia unita: rimetterne insieme i pezzi diventa la sua personale battaglia, e a chi chiedere consiglio se non a Napoleone? Uno che, secondo la copertina del suo libro di storia, di battaglia non ne ha mai persa nemmeno una? Ben presto, Teo scopre che parlare con Napoleone non è però così facile: purtroppo il suo eroe è morto e, perciò, quello che Teo si convince di dover fare è proprio morire, così da poterlo incontrare e salvare la sua famiglia. Deve solo decidere come, quando e cosa portare con sé per il suo ultimo viaggio.
Questo, in sintesi, il punto di partenza del libro, che ho finito in un paio di giorni. Perché in così poco? Beh, il prologo è accattivante e il libro si fa leggere, non c'è che dire. E' interessante sottolineare come la Gentile sia riuscita a calarsi profondamente nel punto di vista di un bambino, sia per quanto riguarda lo stile di scrittura, scorrevole e semplice, sia per l'assenza pressoché totale di melodrammi e autocommiserazioni: Teo ha solo otto anni ed è naturale che i problemi che deve affrontare, piccoli o grandi che siano, vengano raccontati da lui con leggerezza e candore, laddove un adulto (o anche un adolescente) si perderebbe in drammi interiori, introspezioni e mille tentennamenti. Un adulto ha un passato e quel passato ne appesantisce il cuore: un bambino ha solo il presente e sa sempre chi è e cosa vuole ottenere.
E ve lo consiglio, davvero. Non è un libro che rimarrà indelebile nella storia della letteratura, probabilmente, ma nella sua semplicità trova il modo per fare breccia nel cuore di chi legge, parlando direttamente al bambino che siamo stati e che, se solo smettessimo di soffocarlo, potremmo ancora essere.
L'unico elemento che ho trovato un po' tirato via è il finale, per quanto reso discretamente: duecento pagine di sottile ma sempre presente suspense, e poi... non so. Bellino, ci mancherebbe, ma una mezza pagina in più io ce l'avrei vista bene. Vero è che Teo è solo un bambino e in quanto tale portato a prendere con serena subitaneità le sue decisioni, però io la vedo così.

E poi è arrivato "La strada di Winnie Puh" di A. Milne, che avevo già iniziato a leggere qualche settimana fa e che, essendo sostanzialmente una raccolta di racconti, intercalavo qua e là ad altre letture più pesanti. Bello. Triste. Bello. Difficile uscire fuori da quest'alternanza di valutazioni, ma tant'è: "La strada di Winnie Puh", pubblicato nel 1928, è il secondo e ultimo volume della saga dedicata al celebre orsetto (ne esiste anche un terzo capitolo, non molto ben recensito, purtroppo, scritto da David Benedictus e pubblicato nel 2009), iniziata con "Winnie Puh" nel 1926. Tutti noi conosciamo l'orsetto Puh, Porcelletto, Isaia, Uffa, Coniglio, Kan, Guro, Tigro e il loro padroncino e compagno di giochi, Christopher Robin. Milne, autore del romanzo ma anche padre del bambino, immagina le avventure degli orsacchiotti di suo figlio e le narra una dopo l'altra, con una dolcezza, una semplicità e una delicatezza commoventi. Sì, perché se all'inizio Christopher è ancora un bimbo, piano piano inizia a crescere, ad andare a scuola, a scrivere sempre meglio i messaggi che lascia agli abitanti del Bosco dei Cento Acri e, lentamente, a giocare sempre meno con loro; questo elemento non traspare dai vari racconti, se non verso la fine, più o meno nelle ultime pagine, quando vi ritroverete a piangere come viti tagliate e a gridare dondolando con le mani premute sulle orecchie, sentendovi morire dentro.
D'accordo, forse non tutti reagiranno così; non quelli a cui piace "il brodino di sapore acqueo", per dirla alla Giuseppe Pontremoli, ma se c'è una cosa che vorrei far capire agli scettici è che questi libri non hanno nulla a che vedere con il marketing legato a Winnie The Pooh, come lo ha ribattezzato la Disney. Perché... diavolo, è difficile spiegarlo. Ma se vi è piaciuto Toy Story, e se avete pianto, allora non vedo perché non dovreste dare una chance anche a Winnie. E' un "Orso di Pochissimo Cervello", questo è vero, ma come viene spesso dimostrato nella saga, saprà insegnarvi molto più di quanto voi possiate immaginare. Perché chi ha troppo cervello, come Coniglio (diventato poi Tappo nell'edizione Disney), finisce per "non capire mai niente". Perché, come ha scritto Stephen King, la mente, se lasciata a se stessa, finisce per divorarsi.
E se in "Teo" c'è l'esempio lampante di quanto è più semplice e chiara la vita, per quanto dolorosa, vista con l'innocente ingenuità di un bambino, nella saga di Milne scopriamo che c'è qualcosa di ancora più puro di un bambino: lo sguardo di bottone di un orsacchiotto di pezza, due occhi che non invecchieranno mai e mai smetteranno di stupirsi per le piccole meraviglie della vita. Perché ogni bambino diventerà un adulto, prima o poi, e lascerà indietro le cose dell'infanzia; probabilmente costruirà piramidi di ambizioni davanti a sé e mai nella vita perdonerà quel bambino che, di tanto in tanto, sente ancora agitarsi dentro di sé. Ma un orsacchiotto, specialmente se di Pochissimo Cervello, queste cose le sa e le accetta. Il suo adulto potrà buttarlo, rinchiuderlo in uno scatolone, perfino darlo in beneficenza, ma nulla di tutto questo potrà mai cancellare il ricordo dei pomeriggi trascorsi insieme a ridere, bevendo latte e miele sotto l'ombra fresca e pungente degli aceri.

Dopo queste due botte di vita, penso che inizierò un libro indispensabile per la documentazione per il mio nuovo romanzo: "Sulla strada" di J. Kerouac, al quale mi approccio con grandi aspettative. Da un lato, so già che probabilmente non apprezzerò le parti relative alla droga (per non parlare di come verranno trattati gli argomenti "donne" e "sesso"), ma dall'altro so che la strada è lì, che mi aspetta, così come quella macchina con la portiera aperta e il motore rombante. Stasera salirò a bordo e, per un po', starò in viaggio. Kerouac non è mai stato sulla Route 66 (ha scritto "Sulla strada" in tre settimane, strafatto di droga e ubriaco per quasi tutto il tempo), ma spero che sentirò lo stesso l'odore crudo della terra, quello bruciato degli hamburger sulla piastra e, alla fine, il tap-ta-tap leggero delle mie lacrime.

lunedì 7 dicembre 2015

Viaggio a Bergamo, ovvero: storia di come mi feci il nido nella più bella libreria del mondo


Nella vita accadono cose che non possiamo immaginarci. Tipo una vittoria alla schedina, due tuorli nello stesso uovo... o un pacchetto Emozioni3 (tipo Smartbox, per intenderci) in regalo che ti capita tra le mani quando meno te l'aspettavi.
Premettendovi che non gioco al totocalcio e che non ricordo di aver mangiato un uovo, vi lascio immaginare quale delle tre situazioni si sia verificata.

E così, fra un agriturismo qui e un hotel là, mi sono ritrovata a leggiucchiare di questa struttura in provincia di Bergamo. Interessante, mi sono detta, per almeno due motivi: primo, perché avevo un bisogno viscerale di respirare un'aria diversa rispetto a quella deprimente che permea la mia città; secondo, perché di Bergamo avevo sempre avuto un'idea sinistra, del tipo manipolo-di-casupole-semiabbandonate-nella-nebbia, e volevo ricredermi. E più leggevo delle belle cose che si trovano specialmente nella città alta (musei, mura medievali, chiese...), più volevo ricredermi.
Così, da un giorno all'altro mi sono ritrovata su questo treno lanciato nella Pianura Padana, in compagnia di un borsone e un naso dolorante a forza di tenerlo schiacciato contro il finestrino. Non che si vedesse un granché: ce lo tenevo proprio perché la nebbia era talmente fitta da nascondere anche i rami degli alberi lungo i binari. Già temevo che la profezia di finire in una cittadina fantasma nella brughiera stesse per avverarsi, ma poi, passate le prime quattro ore di viaggio, la campagna ha iniziato a rischiararsi e le luci di Bergamo a illuminare la notte.

Bellina, questa Bergamo, devo dire. Oddio, la zona della stazione dei treni e degli autobus è un tantino inquietante, ma a parte questo devo dire che Piazza della Libertà e Piazza Dante mi hanno colpita, specialmente quest'ultima, che era illuminata dai mercatini natalizi. Nota positiva: un banco sovrastato da montagne fragranti di bretzel. Nota negativa: freddo. Molto freddo. Il quale mi ha permesso questa mattina di svegliarmi con una fantastica tracheobronchite, ma pazienza. Ho visto i mercatini! Gioiagaudio! *_*

A parte ciò, città alta: bellissima, ricca di storia e cultura, oltre che di bancarelle dell'artigianato. Tanti artisti, musei interessanti. Simpatico quello di scienze naturali, mi ha fatto piacere vedere il sorriso della ragazza alla biglietteria: si vedeva che ama quel lavoro e io devo ammettere di averla invidiata un po'. Mi piacerebbe un sacco stare in un museo, una libreria, una biblioteca... un lavoro a contatto con la cultura, insomma, con persone che vengono lì per scelta, perché davvero innamorate del sapere. Inserisco qui un sospiro carico di emozione. Anyway, passeggiando per Via Collaudo (fermatevi da Mimì per un pranzetto ottimo e a buon prezzo fondato sui cardini di pensiero kilometro 0 - riciclo - prodotti di stagione lavorati freschi e a mano) mi sono imbattuta in un'insegna che non poteva che farmi provare un sussulto: LIBRERIA PUNTO A CAPO.
Beh, più che un punto e a capo, quell'insegna per me erano due puntini che mi invitavano ad entrare... e l'ho fatto, che il cielo e il mio portafogli mi perdonino. L'ho fatto.

Ne è scaturito un amore subitaneo e bruciante. Questa libreria, proprio sulla via principale della città alta di Bergamo, propone la crema delle case editrici indipendenti: Iperborea come piovesse, grandinate di L'Orma, precipitazioni copiose di Mattioli 1885, per non parlare della vetrina impressionante di titoli, anche in lingua originale, di magnifici libri illustrati sulla lirica, la pittura e d'autore, molti dei quali della Taschen. Ho adorato tutto di questo posto, compresa la proprietaria, efficiente, simpatica e ironica.

Mai in vita mia ho sentito i libri chiamarmi con una voce più potente!
Avete presente quella voce? Quella voce di carta e di polvere, dall'odore buono e dolce d'inchiostro? La conoscete, non è vero? E lì il suo richiamo era forte, irresistibile. Ho comprato quattro volumi e, se l'amica con cui ho diviso il viaggio non mi avesse trascinata fuori (ma ci trascinavano un po' a vicenda, perché o io o lei rimanevano costantemente impigliate ora in questo, ora in quel libro dalla copertina così invitante), probabilmente sarei ancora lì, ormai senza più denaro e spogliata di ogni avere, a supplicare per un'altra costicina di libro, solo una, come un mendicante chiede una crosta di pane.
Ma, bando alle ciance; ecco cosa ho comprato:


Non è fantastica questa varietà di formati e consistenze, una varietà che si può trovare espressa nella sua forma più radiosa solo nelle librerie indipendenti? Io adoro la differenziazione di copertine, impaginazione, formato delle varie edizioni... e non avete visto quelle della Iperborea, i cui libri sono alti e lunghi come tanti piccoli meravigliosi alieni di carta!, ma ne parlerò in un mio prossimo post.

Tornando ai miei acquisti, il primo volume è "Storie assassine" di Bernard Quiriny, della casa editrice indipendente L'Orma. Nata da poco, si sta facendo strada ed è ormai diventata un punto di riferimento nell'editoria, proponendo varie collane, fra cui una dedicata a libri che si possono affrancare e spedire come una cartolina, ed altre con una particolare attenzione per la letteratura francese e tedesca. Il libro è una collana di racconti brevi e meno brevi, spiazzanti per il loro taglio e la loro spregiudicatezza: ho dato un'occhiata ai primi due (in uno, di punto in bianco le persone che hanno appena avuto un rapporto sessuale diventano blu, così da portare l'intimità di chiunque sotto gli occhi di tutti; nel secondo, un critico letterario annoiato decide di uccidere uno scrittore al giorno per un mese) e li ho trovati davvero interessanti, freschi e ironici. Non vedo l'ora di proseguire e di attingere alla fantasia di queste storie per poi riversarla a secchiate nei miei romanzi.
Ho comprato anche "Preparare un fuoco" di Jack London, autore fra i miei preferiti e del quale ho già letto diverse storie. La mia preferita è sicuramente "La peste scarlatta", ma da tempo vorrei tanto anche "La strada: viaggi di un vagabondo", solo che ogni volta mi ritrovo a comprare qualcos'altro. Capita anche a voi, no? Volete un libro, ogni volta ci ronzate attorno in libreria... eppure, non lo comprate. Mistero. Prima o poi, rimedierò. Tornando a quello che ho adottato ieri, è edito da Mattioli 1885, casa editrice che opera da più di 120 anni e che, in questa collana, offre una raccolta di racconti e romanzi brevi di autori universalmente apprezzati come London, Woolf e molti altri. Personalmente adoro questi libricini piccoli, ruvidi al tatto, così interessanti proprio per la loro dimensione e la pluralità delle voci con cui ti chiamano dagli scaffali. In questo volumetto sono comprese entrambe le versioni dell'autore, che ha modificato radicalmente il racconto dalla prima alla seconda: per ora so soltanto che la storia riguarda un uomo, la sopravvivenza e "un freddo dannato". Ne saprò di più leggiucchiando.

Altro volumetto interessante, questa volta della Logos edizioni, "Amore finale", facente parte di una sorta di "esalogia" concettuale. Purtroppo, per i molti liquidi già erogati dal mio portafogli, non ho potuto comprare anche gli altri cinque capitoli, ma tutti e sei sono slegati l'uno dall'altro, nel senso che ciascuno tratta l'amore attraverso dipinti e disegni che ritraggono un'emozione, "una corrispondenza di amorosi sensi", per citare Foscolo. L'autore del capitolo da me acquistato è Ana Juan. Inutile dire che ho amato non solo il formato, così piccolo e invitante, rosa come un pasticcino, ma anche la porosità della copertina e il disegno sul fronte, semplice, intrigante e stilizzato. Per non parlare dell'idea di abbinare fotografie e dipinti a una didascalia breve e intensa che faccia scoccare un'emozione atavica in chi legge, un connubio che amo e di cui vi ho parlato anche nella recensione di "Foto dal finestrino" di Ettore Sottsass, che potete leggere qui. Vi faccio capire meglio di cosa si tratta con una foto esplicativa: 


Ultimo, ma non ultimo, nella mia busta della spesa è finito anche "Racconti di Natale", uno dei libri con la copertina più gaia e carina di sempre, della casa editrice Elliot, che - è brutto ammetterlo, ma è così - non conoscevo. Trattasi di una raccolta di racconti di Frank Baum, Mark Twain, O. Henry, Arthur Conan Doyle, Fratelli Grimm, Hans. C. Andersen, Oscal Wilde, Willa Cather, Lucy Wheelock e Louisa May Alcott aventi come tema proprio la lieta festività.
Devo dire che non pensavo di essere la persona più adatta a questo genere di raccolta - per dire, fin da piccola guardando i Disney in VHS mandavo avanti i pezzi allegroni con le canzoncine per godermi quelli tragici e drammatici, pensate qual gaudio potesse essere per i miei amichetti - ma, che diavolo, siamo a Natale, no? E allora godiamocelo, questo Natale, questa festività rivestita di carta da regalo croccante e fruscianti fili di lucine per l'albero. E devo dire che, nonostante io non abbia mai apprezzato il buon vecchio Frank Baum per la sua eccessiva, frizzante gaiezza nel descrivere qualunque cosa, iniziando a leggere il primo racconto mi sono ricreduta. Il suo è un modo perfetto per approcciare a questo periodo dell'anno. Pertanto, non posso far altro che dirmi soddisfatta anche da questo acquisto e non vedo l'ora di potervi dire di più su ciascuno dei volumi!

Bene, ora passo e chiudo, ché è ora dell'antibiotico col tè caldo (curiosa e triste merenda). Non vedo l'ora di sapere se qualcuno di voi conosce questi titoli :-) 




mercoledì 2 dicembre 2015

Per il ciclo recensioni librose: "Il ritorno del soldato" di Rebecca West

Buongiorno! :-)
Oggi mal di gola e torcicollo, ma la sete di libri è sempre viva.

Ho finito di leggere "Il ritorno del soldato" di Rebecca West, edito da Neri Pozza (la copia che avevo io era quella della biblioteca ed era molto datata, la casa editrice era differente) di cui avevo già parlato qui.
Bello. Qualche descrizione che si dilunga troppo, in perfetto stile anni 20, ma mi è piaciuto un sacco. Non solo per lo stile di scrittura scorrevole e per la semplicità della storia, che in poco meno di 130 pagine conduce per mano il lettore attraverso emozioni fresche e intense, ma anche per la profonda acutezza introspettiva che la West dimostra con i suoi personaggi.
Jenny, la protagonista e cugina della moglie del soldato, è l'occhio attraverso il quale vediamo gli eventi narrati: Chris, ragazzo trentenne che da tanto tempo lei adora con qualcosa di più di un semplice amore fraterno, parte per il fronte lasciando la moglie, Kitty, da sola nella grande dimora che condivide con la cugina e il marito. Dopo diverso tempo senza notizie, le due ricevono la visita di Margaret, una donna che disprezzano per il suo aspetto trasandato e di scarsa eleganza, che afferma di aver ricevuto un biglietto da parte di Chris e dei medici del fronte. Chris è malato e ha perso la memoria degli ultimi 15 anni di vita, perciò ora non ricorda nulla della moglie e pensa ancora di essere innamorato di Margaret, che conosceva tanti anni prima.
Da qui, la trama prosegue con... non ve lo dico. Eh già, eh già.

Rebecca West

Perché io vi consiglio davvero di leggere questo libro, di perdervi nei labirinti della regale dimora dei Baldry, labirinti che contengono segreti ma, soprattutto, che rappresentano perfettamente la personalità dei suoi abitanti: persone vuote, superficiali, che sul manierismo, sull'autocontrollo e su ciò che è ritenuto dagli altri "socialmente decoroso" hanno costruito tutta la loro vita. Kitty, sempre in abito bianco, come una perfetta sposa, perennemente delicata, melodrammatica e "in posa" di fronte alla macchina fotografica della vita, è l'emblema di tale famiglia; sua cugina, Jenny, pur animata da una interiorità più vivace della sua e da un desiderio confuso di stracciarsi la maschera di dosso per veder trionfare la genuinità rappresentata invece da Margaret, non è molto diversa da lei. L'aspetto esteriore di Kitty e Jenny non riflette affatto il loro sterile mondo interiore, e così è anche per Margaret, dove si verifica il fenomeno opposto: mani screpolate e arrossate dal lavoro, occhi sbiaditi, un brutto cappello che, come penserà Jenny verso la fine del libro, è l'emblema della sua condizione; tutto questo cela un cuore vivo, ancora in grado di donare amore e riceverlo, un animo puro, dolce, che nutre amore per tutto ciò che vede e che gode della semplicità delle piccole cose, da un tramonto alla sontuosa bellezza di un intarsio di legno. E' lei il vero angelo della casa, quello che Kitty è convinta di essere ma che può solo imitare nei gesti - sempre posati, sempre calcolati - e negli abiti candidi.

Chris è l'unico il cui mondo interiore viene sempre riflettuto con esattezza dal suo aspetto esteriore e dal suo atteggiamento: curioso fenomeno, questo, soprattutto alla luce delle convinzioni femministe della West. Non che queste debbano impedire di ammirare anche una figura maschile, ma trovo intrigante il fatto che tutte le donne della storia nascondano un segreto dentro di sé, un bocciolo di genere completamente diverso dai petali che mostrano al mondo, mentre gli uomini (sia Chris che lo psichiatra che appare a tre quarti della storia, dall'aspetto quantomai bizzarro) sono così come appaiono. La West voleva farci riflettere su questo? Intendeva che gli uomini sono creature semplici, obbligati dalla propria incapacità di ingannare il prossimo a mostrare sempre il loro vero io? E questo era per lei un elemento positivo oppure negativo?

Immagino che chiacchiereremo di tutto ciò al prossimo incontro del Club del libro della mia città. Non vedo l'ora. Per adesso ripongo "Il ritorno del soldato" e inizio a leggiucchiare "Teo" della Gentile, che promette grandi cose. Ma grandi davvero.